Lettera aperta di artisti e docenti alla Biennale: «Il dissenso non è un cocktail»
Il documento firmato da una quarantina di nomi. Intanto l’allestimento procede. E Buttafuoco sui social: «Uomo libero»

«La Biennale, che insiste nel dichiarare il proprio impegno per il dialogo, non può permettersi di sostituirlo con una sua imitazione. (. . .) Un dissenso ammesso per lista, selezionato in anticipo e reso innocuo, discusso a porte chiuse in formato cocktail per ospiti vip — mentre le voci di coloro per cui il dissenso è una questione di vita e libertà vengono semplicemente ignorate».
È l’estratto di una nuova lettera aperta indirizzata al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, questa volta sui tre incontri intitolati “Il dissenso e la pace” ideati come risposta alla riapertura del padiglione russo e alla presenza di Paesi come Israele. Una quarantina i firmatari, in prima linea la Pussy Riot Nadya Tolokonnikova, seguita tra gli altri dal regista Pavel Talankin, l’artista e attivista Katia Margolis da vent’anni a Venezia, alcuni docenti di atenei da Padova a Milano.
Nella lettera aperta, si punta il dito alle modalità in cui il dissenso sarà parte integrante della Biennale: le tre serate sono in programma a Ca’Giustinian mercoledì 6 con il regista russo Alexander Sokurov, giovedì 7 con la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry e venerdì 8 con i direttori artistici dei settori della Biennale. Per partecipare agli incontri, bisogna essere in possesso del titolo di accesso alla pre-apertura della Biennale Arte 2026.
La lettera aperta stigmatizza le modalità con cui si articolano le serate, definendo il ritorno del dissenso «sotto forma di spettacolo controllato, con voci comode, discussioni corrette e cocktail a Ca’Giustinian». Non solo: viene chiesto che l’iniziativa sia aperta «a coloro che subiscono reali persecuzioni per il loro dissenso».
E viene allegato un elenco di artisti russi detenuti per la loro posizione contro la guerra, e di alcuni che sono morti in detenzione. Ci sono musicisti, designer, documentaristi, poeti russi, tutti privati della libertà. La Biennale Arte di quest’anno “In Minor Keys”, pur dopo le dimissioni della giuria internazionale di giovedì a seguito dell’ispezione del Mic e l’introduzione dei Leoni dei visitatori (sarà il pubblico a votare da qui a novembre), prosegue la sua macchina organizzativa.
A rimarcare la sua posizione contro ogni censura e limitazione, il presidente Buttafuoco ha rilanciato sul suo profilo Instagram una lunga intervista pubblicata sul magazine statunitense New Voyager nel giorno delle dimissioni della giuria, il 30 aprile, firmata dalla scrittrice Lila Azam Zanganeh. Il titolo è emblematico: “A free man”, “Un uomo libero”. Un colloquio avvenuto prima dello scoppio del caso Biennale, ma aggiornato fino agli ultimi risvolti.
«La questione della partecipazione (o non partecipazione) della Russia alla Biennale ha raggiunto il culmine a marzo, dopo il mio incontro con Buttafuoco a Palazzo Grazioli. Ho parlato con lui al telefono e la situazione lo preoccupava», si legge, «Doveva scendere a compromessi politici o scegliere la libertà estetica? Buttafuoco si erge, per così dire, su un’altra sponda. È un uomo quasi estraneo al conformismo di questo momento culturale». E aggiunge, citando Buttafuoco: «“Sono solo, assolutamente solo”, ha detto, quando gli ho chiesto se fosse solo nelle sue convinzioni. “Certo che lo sono... ne sono consapevole”».
La battaglia continua, nonostante gli ispettori del Mic, con lo stesso ministero che ha sottolineato che «Non è, e non è mai stato nelle intenzioni commissariare il presidente della Biennale di Venezia». E l’allestimento pure, compreso quello del padiglione russo. Ora, si va verso la vernice fino all’apertura al pubblico del 9 maggio, senza però alcuna cerimonia. Un primo atto, però, è previsto domani a Forte Marghera, dove verrà presentato il consueto spin off di Biennale Arte.
Poi, il primo viaggio nella Mostra tra Arsenale e Giardini, con Israele che ha trovato una nuova casa all’Arsenale e l’Ucraina che porterà il suo cervo-origami all’ingresso dei Giardini. Sull’Iran, invece, da Ca’ Giustinian non ci sono conferme ufficiali: circola però, sul web, un sito che annuncia una partecipazione iraniana nei giorni della kermesse. Sulla questione della risposta da fornire alla Ue (che ha minacciato di tagliare due milioni di euro di fondi), da Ca’ Giustinian si ribadisce verrà preso fino all’ultimo giorno (il 10 maggio) per rispondere.
Riproduzione riservata © il Nord Est








