Ecco cosa prevede la nuova legge sul fine vita in Veneto
Commissione medica multidisciplinare, parere rafforzato del palliativista, commissione bioetica e obbligo di informare sulle cure palliative: tutte le novità della prima legge veneta sul suicidio medicalmente assistito

L’istituzione di una commissione medica multidisciplinare permanente. Il parere rafforzato del palliativista, che concede alle commissioni la facoltà di discostarsene, ma soltanto con una spiegazione ben motivata. L’istituzione di una commissione bioetica regionale, nominata dalla giunta.
La volontarietà, da parte del personale sanitario, di accompagnare il malato. E l’obbligo di informare il malato che chieda di morire della possibilità di usufruire delle cure palliative – con un iter, eventualmente, da attivare senza ritardo – ma anche di parlare con un’associazione o un comitato per la vita. Nessuna previsione di tempi massimi di risposta – è sempre la Consulta a impedirlo – ma comunque un richiamo alla celerità, chiesto (e ottenuto) dal centrosinistra.
La nuova legge sul fine vita
Eccola la nuova – la prima – legge regionale veneta sul suicidio medicalmente assistito. Svuotata rispetto al suo primo dettato, per essere inattaccabile agli occhi di una Corte Costituzionale, che non ha avuto pietà con i testi approvati in Toscana e in Sardegna.
Ma l’esito è pure quello degli accordi della politica. Costretta ad annacquare un testo, per farlo digerire a quella fetta di maggioranza – ma non solo – il cui voto favorevole ieri è risultato determinante.
Nessun tempo di risposta
Nel testo approvato ieri, in particolare, non viene fatta menzione dei tempi, prima vittima della Consulta. I famosi “tempi certi”, come simbolo di civiltà, più volte rivendicati dall’associazione Luca Coscioni.
Cancellati dalla nuova legge con un colpo di penna rossa – non possono essere le singole regioni a individuare la finestra temporale di risposta massima, ha detto la Corte Costituzionale – ma parzialmente (minimamente: nei limiti del possibile) salvati da una serie di emendamenti del centrosinistra, votati anche dal centrodestra. Con generici richiami alla celerità: «L’Usl territorialmente competente invia immediatamente al comitato etico per la pratica clinica la relazione sulle verifiche effettuate dalla commissione», e poi «il comitato etico, ricevuta la relazione, redige un parere e lo invia alla commissione. L’esito della procedura viene trasmesso senza ritardo dall’Usl alla persona malata che ne abbia fatto richiesta».
E, ancora: «L’intero procedimento, dalla verifica delle condizioni d’accesso fino all’attuazione del suicidio medicalmente assistito, deve avvenire senza ingiustificati ritardi e, in ogni caso, secondo una tempistica compatibile con le condizioni cliniche e le esigenze della persona malata che ne ha fatto richiesta».
Gli emendamenti
Questa, dunque, la principale vittoria del centrosinistra, comunque soddisfatta per i 18, tra emendamenti e subemendamenti, portati a traguardo, contro i sette bocciati. Quanto al centrodestra, dieci le proposte di modifica avanzate dall’esecutivo regionale, chiaramente tutte recepite, pur con dei distinguo.
Con il voto favorevole dei Fratelli d’Italia – loro l’aggiunta della menzione delle associazioni pro vita – alle introduzioni decisive: il parere rafforzato dei medici palliativisti, l’istituzione della commissione bioetica, la volontarietà della partecipazione da parte del personale sanitario, l’obbligo informativo sull’esistenza delle cure palliative.
Ma il “no” riservato a tutto il resto, a partire dall’emendamento – per questo votato da una parte del centrosinistra: dal capogruppo Giovanni Manildo, con i dem Trevisi e Galeano, e poi da Cendron (Le Civiche Venete), Baldan (M5S) e Rocco (Azione) – per fissare la strutture delle commissioni mediche multidisciplinari, che saranno composte da un palliativista (con parere rafforzato), un neurologo, un bioeticista, uno psichiatra, un medico legale, un internista, uno psicologo, un farmacista, un infermiere e, su richiesta del malato stesso, da un medico di fiducia o da uno specialista. Ma non – era la richiesta del centrosinistra, respinta – da un medico specializzato nella patologia della quale è affetto è il malato che chiede il fine vita.
Riguardo al resto, da segnalare l’astensione di Jacopo Maltauro – l’unico consigliere di Forza Italia a essersi espresso a favore della legge – alle proposte emendative legate ai tempi di risposta. Il “sì” riservato da Riccardo Szumski e Davide Lovat (Resistere Veneto) ad alcuni emendamenti proposti dalla giunta. E il “no” opposto a tutto, invece, dal futurista Stefano Valdegamberi, coerente nella sua contrarietà a questa proposta che adesso è diventata legge.
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