Forum Energia, dal fotovoltaico alla fusione: ecco come cambierà il mondo
Al Forum Energia organizzato dal gruppo Nord Est Multimedia al Consorzio RFX di Padova, esperti, università e imprese hanno ragionato sulle energie del futuro. «Sui nuovi reattori a fusione i progressi scientifici sono stati importanti»

«Muss es sein? Es muss sein!». Deve essere? Così è! Citare il titolo di un quartetto d’archi di Beethoven per parlare di fisica nucleare può sembrare un azzardo. Ma è anche il modo più diretto per descrivere lo spirito con cui scienziati e imprese guardano oggi alla ricerca sull’energia del futuro.
Questo perché i progressi tecnologici sono stati enormi negli ultimi decenni, ma il traguardo – un sistema energetico davvero decarbonizzato e stabile – resta lontano. Ma una cosa è certa: l’obiettivo è ineludibile. Dovrà diventare realtà; dovrà essere.
È attorno a questo equilibrio tra entusiasmo scientifico e realismo industriale che si è sviluppato ieri pomeriggio, al Consorzio Rfx di Padova, il Forum dell’energia organizzato dal gruppo Nord Est Multimedia (che edita questo giornale), con un confronto tra università, imprese e operatori del settore.
Rinnovabili, il ponte ecosostenibile
Il primo tema affrontato è stato quello delle rinnovabili. Per Arturo Lorenzoni, docente dell’Università di Padova e membro del comitato tecnico scientifico di Italia Solare, il fotovoltaico rimane il motore principale della transizione.
«Basti pensare che all’anno, nel mondo, vengono installati circa 600 gigawatt di nuovi impianti fotovoltaici (dati secondo IEA PVPS nel rapporto del 2024, ndr), l’equivalente di cento centrali nucleari», ha spiegato.
Da consumatori a produttori
Un’espansione favorita dalla riduzione dei costi e da un cambiamento strutturale del mercato: sempre più consumatori producono energia autonomamente con impianti domestici e batterie.
Secondo Lorenzoni la tecnologia ha ormai «scardinato il mercato energetico», trasformando «gli utenti in produttori».
Tra le innovazioni emergenti ci sono i pannelli galleggianti su bacini idrici e nuove celle solari basate su materiali come la perovskite, mentre resta più controverso il tema dell’agrifotovoltaico, cioè l’integrazione tra pannelli e coltivazioni.
Accanto al solare cresce anche l’eolico offshore. Ksenia Balanda, direttrice generale per l’eolico offshore in Italia del gruppo Nadara, ha ricordato come molti Paesi europei stiano investendo nelle turbine galleggianti installate al largo, dove i venti sono più forti e costanti.
«L’industria si muove rapidamente, con turbine sempre più grandi e una competizione internazionale che vede la Cina molto aggressiva sul piano tecnologico e industriale», la riflessione.
Se mancano le infrastrutture
Il problema non è però solo produrre energia, ma gestire le reti. «La rete elettrica è il punto critico della transizione», ha spiegato Paolo Manià, responsabile conduzione e manutenzione delle reti elettriche di AcegasApsAmga. In alcune città le richieste di allacciamento degli impianti fotovoltaici superano già il picco massimo di consumo registrato in passato.
Per questo diventa decisiva la flessibilità del sistema: gestione intelligente dei carichi ma anche dialogo tra rete e utenti. In questa direzione va anche la normativa che prevede, dal primo luglio 2026, colonnine di ricarica predisposte a interagire con i distributori di energia.
Se il nucleare è la soluzione
Nel dibattito è entrato poi il tema del nucleare, indicato da alcuni relatori come complemento alle rinnovabili nella fase di transizione. Francesco De Bettin, cofondatore della società di ingegneria Dba Group, ha sostenuto la necessità di un sistema energetico integrato. Sole e vento sono fonti variabili, l’idroelettrico dipende dalle condizioni climatiche e il geotermico è legato alle caratteristiche del territorio. «La transizione deve considerare tutte le fonti disponibili», ha spiegato, indicando nel nucleare di nuova generazione una tecnologia di supporto alla decarbonizzazione.
La seconda parte del confronto si è concentrata proprio sulle prospettive del nucleare e, soprattutto, della fusione. Piergiorgio Sonato, presidente del Consorzio Rfx, ha ricordato come negli ultimi anni sia cresciuto l’interesse degli investitori privati per questa tecnologia: oggi nel mondo si contano circa 170 esperimenti di fusione, contro la decina di appena dieci anni fa.
«I progressi scientifici sono stati importanti», ha spiegato ancora Sonato, «ma i tempi restano lunghi». Chi promette centrali a fusione entro pochi decenni rischia infatti di essere troppo ottimista.
L’Obiettivo tra decenni
La ricerca, però, produce già effetti industriali. Il Consorzio Rfx, che collabora ai grandi progetti internazionali sulla fusione nucleare, ha attirato negli anni centinaia di milioni di euro di investimenti e coinvolge decine di imprese nella produzione di componenti ad alta precisione. Un ecosistema tecnologico che, oltre alla ricerca, genera ricadute industriali per tutto il territorio (Nord Est incluso).
Sul nucleare di nuova generazione è intervenuto anche Matteo Liberali, presidente del gruppo LuVe, ricordando come i grandi progetti energetici siano spesso segnati da costi e tempi di realizzazione molto elevati, legati soprattutto ai sistemi di sicurezza e alle infrastrutture ingegneristiche.
E alla fine, la domanda resta la stessa del quartetto di Beethoven: «Dev’essere?». Per chi studia l’energia del futuro la risposta è già scritta: «Così è!». Perché non c’è alternativa. —
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