«Fate pezzi di droni per l’Ucraina», il giallo delle minacce russe a Venezia

Mosca cita un’azienda campana che però non ha sedi in città e che ha negato ogni coinvolgimento nella vicenda. Sul caso si muovono anche gli investigatori della digos

Francesco Furlan
Un drone. A Venezia il giallo delle minacce russe a un'azienda che li realizza
Un drone. A Venezia il giallo delle minacce russe a un'azienda che li realizza

Mosca se la prende con Venezia, ma forse sbaglia mappa. Nei giorni in cui l’Ue si sta preparando a portare avanti il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, le minacce di Mosca verso Bruxelles coinvolgono anche Venezia. Dove, stando a un elenco diffuso dal ministero della Difesa di Mosca, ci sarebbe la sede di un’azienda che produce componenti per droni utilizzati dall’esercito ucraino per gli attacchi oltreconfine. Sulle minacce di Mosca sta lavorando la Digos.

La lista è stata pubblicata l’altro giorno e comprende da un lato undici filiali europee (l’Italia non c’è) di presunte «aziende ucraine che producono droni e componenti»; dall’altro dieci aziende che produrrebbero componenti per droni, identificati nell’elenco russo come Uav (Unmanned Aerial Vehicle). Tra queste ce ne sono quattro in Italia di cui una in città: la Cmd Avio, indicata all’indirizzo di via dell’Artigianato 12, accusata di rifornire Kiev con motori a pistoni della potenza di 60-170 hp. Un vero e proprio giallo. La Cmd Avio è la divisione del Gruppo Cmd (Costruzioni Motori Diesel) e si occupa della produzione di motori per velivoli ultraleggeri e per l’aviazione. Ma l’azienda ha le sedi principali a Caserta e Potenza e non risulta averne nel veneziano.

La società, contattata La Nuova Venezia, fa sapere che la notizia diffusa dalla Russia è errata per due motivi: «Il primo è che non esiste una Cmd Avio a Venezia, la nostra azienda opera solo in Basilicata e Campania. Inoltre, benché produciamo motori da sempre e siamo attualmente impegnati nello sviluppo di tecnologie anche per velivoli ultraleggeri e sistemi unmanned, a oggi non abbiamo venduto motori aeronautici alla Difesa Ucraina».

L’altro elemento del giallo è che a Venezia non esiste una via dell’Artigianato, nome invece scelto da quasi tutti i comuni della provincia (a Marcon come a Pianiga o a Concordia) per indicare una delle strade delle zone industriali-artigianali. Consultando rappresentanti del mondo del lavoro non risulta, inoltre, che nel territorio ci siano siti produttivi compatibili con le indicazioni rese pubbliche dai russi impegnati nella componentistica dei droni.

Sul suo canale Telegram ufficiale il ministero della Difesa russo spiega di aver voluto pubblicare l’elenco perché «l’impiego di droni presumibilmente “ucraini” ma prodotti in Europa porta a conseguenze imprevedibili. Invece di rafforzare la sicurezza degli Stati europei, le azioni dei governanti europei stanno trascinando questi Paesi sempre più velocemente in una guerra con la Russia».

Dichiarazioni che Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, falco tra i falchi dell’amministrazione di Putin, invita a «prendere alla lettera: l’elenco delle strutture europee che producono droni e altre attrezzature è un elenco di potenziali obiettivi per le forze armate russe». Nel suo intervento sul social X (ex Twitter), in cui rimanda all’elenco diffuso da Mosca, chiude così: «Quando gli attacchi diventeranno realtà, dipende da ciò che accadrà dopo. Dormite bene, partner europei!».

Minacce coerenti con la strategia russa di destabilizzare le democrazie europee, nei giorni in cui Volodymyr Zelensky sta incontrando vari leader europei, il 15 aprile la premier Giorgia Meloni la quale ha ribadito che «l’Italia sta con Kiev». Difficile, in questo contesto, interpretare le minacce che coinvolgono Venezia, vicenda che sta approfondendo anche la Digos. Al momento ci sarebbero molte cose che non tornano nella lista di Mosca. Ma il nome di Venezia è scritto nero su bianco. —

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