Biennale, la Lega contro la Ue: «Atto arrogante, è censura»
Il Carroccio insorge dopo il taglio dei due milioni per l’apertura alla Russia. Stefani: «Attacco senza precedenti all’autonomia dell’istituzione culturale». Zaia: «Inaccettabile, il governo intervenga per salvare un principio di libertà»

Muro della Lega contro la Commissione europea. «Atto arrogate», «Ricatto», «Gesto contro la libertà». E, a prendere posizione, anche il presidente del Veneto Alberto Stefani e il presidente del consiglio regionale Luca Zaia.
D’altra parte sembra quasi che l’Ue si sia messa d’impegno per inimicarsi buona parte del centrodestra, comprese le frange più moderate nei partiti meno moderati. Si torna così a parlare di Biennale dopo la decisione di Bruxelles di stoppare i 2 milioni di euro destinati dall’European Education and Culture Executive Agency alla Fondazione presieduta da Pierangelo Buttafuoco. La ragione? Il padiglione russo presente alla kermesse.
La motivazione dello stop al contributo? «La cultura finanziata col denaro dei contribuenti deve promuovere valori democratici» fa sapere dalla Commissione europea la vice presidente Henna Virkkunen. Affermazione che ha scatenato contestazioni più forti anche rispetto al merito. Ossia al mero congelamento delle risorse.
Le reazioni
E se alla Fondazione aspettano comunicazioni ufficiali, nel frattempo contro l’Ue si è aperto nel giro di poche ore un fuoco di fila con poche voci a difesa della Commissione.
«Trovo inaccettabile la censura imposta via social da Virkkunen, dopo una stagione di attacchi senza precedenti all’autonomia di una delle istituzioni culturali più apprezzata del mondo e del Paese che la ospita» le parole di Stefani, «Solidarietà a Buttafuoco. Non deve passare il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e, cosa ancora più pericolosa, che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini». L’Ue, appunto. Quindi «L’Unione europea è nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale con una missione: garantire la pace tra i popoli e favorire lo sviluppo economico e la prosperità. Non per imporre un pensiero unico, ma per difendere le libertà di tutti» continua Stefani.
Sulla stessa linea di Stefani è anche Zaia. «L’Europa non può entrare a gamba tesa in una realtà che ha fatto della libertà, dell’altissimo profilo culturale, dell’autonomia e della capacità di dialogo la propria bandiera». Quindi «al governo chiedo una controffensiva istituzionale e politica a tutela della Biennale. Si tratta di salvare un principio di libertà».
«Inaccettabile»
«Quanto sta accadendo con il caso Biennale è inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione Europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell'eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione» le parole del sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni (Lega).
Le critiche all’Ue sono firmate però anche dal M5s che, per voce del capogruppo al Senato Luca Pirondini osserva che «il ricatto di Bruxelles alla Biennale per piegarne l’autonomia è semplicemente vergognoso. Lo stop ai finanziamenti è un’intimidazione politica che l'Italia non può e non deve accettare».
Gli attacchi più duri all’Ue giungono però dal Carroccio, che verso la Russia ha sempre avuto un approccio contro il mainstream anche rispetto alla guerra con l’Ucraina. «Ancora una volta assistiamo alla pretesa di utilizzare i fondi come strumento di ricatto e pressione politica. È un atteggiamento becero e profondamente sbagliato nel metodo» dice Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, «la libertà delle scelte artistiche della Biennale vale molto più dei 2 milioni».
«Filo russi»
In difesa dell’Ue, o meglio contro il Carroccio e il centrodestra in generale, è intervenuto Carlo Calenda (Azione) che risponde direttamente a Zaia. «Luca» dice Calenda, «fammi capire, l'Ue deve contribuire a finanziare eventi che ospitano padiglioni di propaganda russa mentre aiuta l’Ucraina a difendersi dai russi?».
Più tranchant è Pina Picierno (Pd), vicepresidente del Parlamento europeo. «Una decisione giusta. E una figuraccia internazionale che il nostro Paese avrebbe potuto evitare e evitarci» afferma l’europarlamentare.
E ancora: Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera, dice che «l’ambiguità dimostrata sulla Russia presenta ora un conto molto concreto in termini economici e di isolamento internazionale in cui l’esecutivo ha trascinato il nostro Paese». «Adesso» aggiunge il senatore Pd Filippo Sensi «i filorussi di casa nostra, a destra e sinistra, si riscopriranno patrioti, e difensori della cultura, soprattutto quella di regime andata vergognosamente in scena alla Biennale».
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