«Dai bevi quest’acqua, non è amara». L’accusa alla badante killer: così avvelenava gli anziani
Alla assistente sanitaria veneta Paola Pettinà è contestato di aver ucciso e intossicato gli assistiti. I carabinieri depongono al processo in Corte d’Assise a Vicenza: seguiva uno schema, il suo un mondo di bugie. Tra le parti civili, i figli di una coppia assistita dalla badante: i due anziani sono morti in pochi giorni

C’era uno schema nel modo con cui la badante vicentina Paola Pettinà si insinuava nelle famiglie, ne conquistava la fiducia e poi uccideva gli anziani assistiti usando come arma i farmaci, benzodiazepine in particolare. Un modus operandi che, sostengono gli investigatori, si ripeteva di volta in volta, di caso in caso.
A raccontarlo, martedì in Corte d’Assise a Vicenza, nel processo a carico della quarantasettenne ritenuta dal pm Maria Elena Pinna un’assassina seriale, sono stati i carabinieri che per mesi l’hanno seguita e intercettata, che ne hanno scoperto il castello di bugie e che infine nel dicembre del 2024 l’hanno arrestata. La donna, rinchiusa in carcere a Montorio, è accusata di due omicidi, di tre tentati, e di quattro avvelenamenti.
Il metodo Pettinà
«Per chi ha avuto a che fare con lei c’è un prima, in cui stava bene, e un dopo in cui stava male», ha riassunto in aula il luogotenente Emanuele Contessa, del Nucleo investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Vicenza. Paola Pettinà si presentava come operatrice socio sanitaria e sui social rispondeva ai messaggi di chi cercava assistenza per i genitori.
Non a tutti: sceglieva lavori non troppo complicati, scaricando quelli con maggior grado di difficoltà. Una volta agganciate le famiglie, cominciava a tessere la sua tela. Paoletta, come si faceva chiamare, oppure “la signorina”, conquistava subito la fiducia degli anziani: sempre sorridente e gentile, sempre presente anche fuori orario di lavoro, sapeva farsi voler bene.
«Cercava interlocutori tra i parenti degli assistiti», ha spiegato l’investigatore in aula, riferendo come a quel punto iniziasse l’operazione di screditamento. Dei medici soprattutto, ma anche di altri familiari, in particolare di quelli che più la controllavano limitandone il campo di azione. Paola Pettinà, hanno sottolineato i carabinieri, agiva in fretta, i suoi incarichi non duravano mai troppo a lungo. Come nel caso di Amalia Gastelli, 89 anni di Sandrigo che finì in ospedale appena tre giorni dopo l’arrivo della badante e che, secondo la Procura, venne uccisa con i farmaci .
L’acqua avvelenata
L’“arma” di Paola Pettinà erano le benzodiazepine di cui lei stessa era dipendente, pur in assenza di qualsiasi patologia certificata che ne richiedesse l’uso. In tre anni, dal 2021 al 2024, ha comprato 421 confezioni e, ritengono gli investigatori, molte altre le avrebbe ottenute sottobanco grazie a farmacisti compiacenti o comunque poco accorti (uno ha patteggiato, un’altra è stata rinviata a giudizio per spaccio in concorso).
La donna agiva quando i familiari degli anziani si allontanavano, magari solo per qualche ora. È il 31 maggio 2024 quando la badante resta sola in casa con Amalia Gastelli; la figlia deve uscire per fare la spesa. I carabinieri hanno avviato le intercettazioni dopo le segnalazioni di altri parenti, insospettiti per le morti repentine dei loro familiari. Nella stanza di Sandrigo ci sono l’anziana, che fino a quel momento aveva parlato normalmente, e la badante.
Si sentono rumori di cassetti tirati, di blister aperti. E poi, verso le 9.44, Pettinà che si rivolge all’assistita: «Adesso facciamo la punturetta». Subito dopo: «Dai, fatti una bella bevuta». La voce dell’anziana non è più udibile, ma si intuisce che l’acqua che le viene data non la convince. La badante la incalza: «Non ti piace l’acqua? È un po’ amara.... ma è quella che ti ha preso tua figlia». Mezz’ora più tardi: «Dai, spostati».
L’anziana, sospettano gli investigatori, era stata stordita. Tanto che quando la parente rientra dalle commissioni, Pettinà si mostra allarmata: «È tutto il giorno che dorme». I carabinieri nel frattempo hanno messo in moto, tramite il medico di famiglia, il 118. La signora viene ricoverata, ma muore dopo poco.
La pizza sospetta
Altro omicidio contestato alla badante è quello della vicentina Alessandra Balestra, mamma di Giovanni Domenico Moletta, con il quale Pettinà era andata a convivere a San Pietro in Gu (nonostante la relazione sentimentale con un altro uomo). È il 26 febbraio del 2023 quando la famiglia di Moletta si riunisce per una pizza, fatta arrivare a domicilio.
Ed è lì che l’anziana si sente improvvisamente male, con sintomi che fanno pensare a un ictus. È che è la stessa Pettinà a chiamare il 118, rispondendo dettagliatamente alle domande dell’operatore, come emerge da un audio fatto sentire in aula. La donna si riprenderà, ma morirà qualche mese dopo, il 31 agosto. Un omicidio con farmaci neurodepressori, secondo le conclusioni della Procura che lo attribuisce alla badante.
Le bugie
«Paola Pettinà viveva in un mondo di bugie». Lo hanno detto i carabinieri in aula: «Rappresentava gli altri una realtà che non esisteva», ha riferito Contessa.
Ammettendo come, in alcuni casi gli stessi investigatori siano stati in difficoltà a destreggiarsi tra realtà e finzione. La donna doveva essere ieri al processo, ma all’ultimo ha preferito non presentarsi.
La testimonianza: «Mamma e papà morti in pochi giorni»
Hanno perso mamma e papà nel giro di pochi giorni l’uno dall’altro. La madre, a parte un dolore alla spalla, non aveva mai manifestato in precedenza gravi problemi di salute. Il padre soffriva di diabete, ma nulla faceva temere un declino rapido e improvviso. Graziella Pulliero e Romano Rossi, marito e moglie di Bolzano Vicentino, sono morti nell’inverno del 2023. Entrambi erano assistiti da Paola Pettinà, che nei loro confronti è accusata di lesioni, di averli intossicati con i farmaci.
In aula c’erano lunedì due dei figli della coppia, Angelica ed Ermes Rossi. I familiari si sono costituiti parte civile con l’avvocato Sara Gastaldello. Il dolore per quella doppia, improvvisa, perdita è profondo e insuperabile. Anche per i tanti interrogativi che restano ancora aperti sull’accaduto. E sui quali il processo potrà aiutare a fare chiarezza.
«Mamma, 83 anni, aveva male a una spalla, papà era in dialisi. Abbiamo pensato di dare loro un aiuto, si trattava di una soluzione provvisoria finché nostra madre non si fosse ripresa», hanno ricostruito i figli a margine dell’udienza, «Per loro volevamo solo il meglio. E cosa c’era di meglio di una badante del paese (Pettinà è originaria di Bolzano Vicentino, ndr), un’operatrice socio sanitaria come voleva essere chiamata, peraltro segnalataci da un’altra persona?».
E invece. «Era febbraio, io dovevo uscire per andare al lavoro. Mamma stava benissimo», ricorda Angelica. Pettinà le fece una domanda che, alla luce delle accuse di oggi, suona sospetta: «Se avessi bisogno di qualcosa, che devo fare?». Angelica le indicò un foglio con tutte le indicazioni e andò al lavoro. «Appena arrivata mi avvertirono che c’era una chiamata per me. Era Paola, mi disse che mamma non stava bene. Mi precipitai a casa, la trovai priva di conoscenza, non rispondeva più. Pettinà suggerì trattarsi di un’ischemia. Venne ricoverata, aveva allucinazioni. I medici erano incerti sulla diagnosi, ma esclusero l’ischemia. A metà febbraio mamma tornò finalmente a casa, si nutriva con le sacche del cibo. Era un weekend, Pettinà non c’era. E mamma, con noi, cominciò a riprendersi. Fu un momento di straordinaria felicità».
Di breve durata, fino al lunedì successivo quando rientrò la badante e subito dopo colazione, il padre ebbe improvvisamente un malore. «Andai con lui in ospedale. Diedi un bacio a mamma, fu l’ultimo. Lei rimase con Pettinà che mi chiamò poco dopo: vieni urgentemente, mi disse. Rientrai, mamma era morta». Una decina di giorni più tardi si spegnerà anche il padre. «Ora vogliamo giustizia», è l’invocazione dei figli.
In aula gli investigatori hanno ricostruito la mattina in cui Graziella Pulliero ebbe il malore fatale. Quel giorno Paola Pettinà telefonò a sua madre chiedendole di portarle dello Xanax: «Mi sento stressata», le disse.
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