«Cari americani, vi prendo per la gola col mio tiramisù»

Giada Valenti racconta negli Stati Uniti il gusto unico della sua regione d'origine e ora vuole trasformarlo in un programma televisivo

Carlo Bertone
Giada Valenti in uno show su Canale 8 a New York
Giada Valenti in uno show su Canale 8 a New York

 

Vicino a Venezia c'è un mondo che la cartolina non racconta, e Giada Valenti lo mette in valigia ogni volta che torna negli Stati Uniti. Cantante e musicista, di Portogruaro, con famiglia sparsa tra Friuli e Trentino, vive negli Stati Uniti da vent'anni, undici a New York, due a Los Angeles, oggi a Las Vegas: ha trasformato il suo Triveneto in Near Venice, il progetto con cui racconta cosa c'è oltre la cartolina di Venezia, partendo sempre da un dolce semplicissimo, il tiramisù.

Tutto nasce per caso. Durante un tour promozionale negli Stati Uniti, la tv non aveva più spazio per la musica ma cercava segmenti di cucina. «Ma Giada sa cucinare?», le chiedevano. Il problema, spesso, era che in studio non c'erano nemmeno i fornelli. Serviva qualcosa di veloce, amato da tutti, senza cottura: è nato così il suo tiramisù in tv, tra le paillettes del palco e il grembiule in cucina, persino dopo i due concerti alla Carnegie Hall di New York, preparato per un gruppo di fan.

Da lì sono arrivate collaborazioni con il Made in Italy, come Matilde Vicenzi, e apparizioni da Eataly negli Stati Uniti, memorabile quella per l'apertura di Dallas, un tiramisù gigante «perché in Texas, si sa, tutto è extra size».

La ricetta non cambia per il pubblico americano: pochi ingredienti, buoni, caffè, mascarpone, cacao, zucchero, uova, savoiardi, e nessun compromesso sull'identità. Le varianti restano un gioco: un tiramisù ai tre latti per il pubblico latino, uno al tè verde per amici giapponesi. L'originale resta il preferito, soprattutto quando a prepararlo con lei c'è un amico come Stefano Serafini, vincitore della Tiramisù World Cup 2021. Quando poi porta i suoi fan americani a Treviso, patria della ricetta, e fa loro assaggiare il tiramisù nel luogo che lo ha visto nascere, per loro smette di essere un dolce e diventa un'esperienza.

Il cibo, dice Giada, è memoria: supera le barriere della lingua e porta con sé il territorio intero, l'agricoltura, le famiglie, il modo in cui la gente si ritrova a tavola. Per questo il tiramisù è stato solo il punto di partenza, la chiave che le ha aperto la porta per raccontare tutto il resto: formaggi, salumi, vini, polenta, cicchetti, risi e bisi, e soprattutto le persone dietro ogni prodotto, piccoli produttori e famiglie che nessuna guida turistica segnala.

Non tutto conquista al primo assaggio: la polenta, il fegato alla veneziana, le sarde in saor chiedono più tempo per un palato Usa.

«Prima li prendo per la gola, con il tiramisù e le mie ricette, poi entro nel loro cuore con la mia voce e i miei concerti»: è la sintesi che Giada dà del suo doppio mestiere, tra fornelli e palcoscenico.

Se dovesse scegliere un solo piatto per rappresentare la sua terra su una tavola americana, sceglierebbe ancora lui, il tiramisù, ma mai da solo: sempre accompagnato da una storia, perché è quella a trasformare un dolce in un racconto di luogo e di famiglia.

E c'è un dettaglio che ancora sorprende molti dei suoi ospiti americani: pochi sanno che «tiramisù» significa letteralmente «pick me up», tirami su. Un nome che è già, da solo, un programma: e infatti Near Venice sta diventando proprio questo, un vero programma televisivo dedicato al gusto del Veneto.

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