Una banda fa razzia di bottiglie nelle grandi cantine italiane

Dal Barolo di Conterno Fantino ai grandi rossi di Antinori: colpi milionari e il sospetto di una rete capace di rivendere il bottino. L’allarme riguarda tutti i produttori che custodiscono bottiglie di valore internazionale

Luca Ferrua
Maxi-furto da 5 milioni alla Marchesi Antinori, rubate 30.000 bottiglie di vino
Maxi-furto da 5 milioni alla Marchesi Antinori, rubate 30.000 bottiglie di vino

Per rubare trentamila bottiglie servono uomini, camion, tempo e organizzazione. Per trasformarle in cinque milioni di euro serve qualcos’altro: qualcuno che le compri. È qui che il furto ai danni dei Marchesi Antinori smette di essere soltanto una vicenda di cronaca e diventa un allarme per il vino italiano.

Prima il Barolo nelle Langhe. Adesso Tignanello, Solaia e Guado al Tasso in Toscana. Due colpi a poche settimane di distanza, con modalità che fanno pensare a operazioni preparate e aprono una domanda: c’è una banda che prende di mira le grandi cantine e dispone già dei canali per rivendere le bottiglie?

A settembre, alla Conterno Fantino di Monforte d’Alba, quattro ladri hanno portato via circa tremila bottiglie di Barolo, anche in formato magnum e grandi formati, per un valore stimato tra 300 e 400 mila euro. Tra i vini sottratti il Sorì Ginestra, una delle etichette simbolo dell’azienda. Un’operazione durata quasi tre ore, con l’impiego di un muletto per movimentare il carico.

Il colpo ad Antinori cambia la scala. Nel deposito di Cortona, in provincia di Arezzo, sette uomini hanno disattivato l’allarme e caricato due camion con trentamila bottiglie, per un valore stimato di cinque milioni di euro. Nel bottino figurano diecimila bottiglie di Solaia dell’annata 2023. Il furto è stato scoperto lunedì mattina, all’arrivo dei dipendenti.

Non sono quantità che spariscono nella cantina privata di qualche appassionato. Sono carichi da trasportare, custodire e distribuire. La dimensione delle operazioni rende plausibile l’ipotesi di sbocchi commerciali organizzati, forse individuati prima ancora di entrare nei magazzini.

Il legame tra i furti resta da dimostrare. Ma le similitudini nelle modalità operative e la selezione mirata delle bottiglie sono elementi che suggeriscono un possibile collegamento. Colpisce la capacità di individuare vini di alto valore, movimentarli in grandi quantità e portarli via con una logistica preparata. Una convergenza che rafforza l’ipotesi di una regia comune o di reti di ricettazione condivise.

La domanda sulla destinazione delle bottiglie è già inevitabile. Chi può assorbire migliaia di etichette prestigiose? Chi dispone dei contatti per proporle ai compratori? E chi potrebbe fornire informazioni utili a scegliere gli obiettivi?

È su questo terreno che emerge il sospetto di possibili complicità nel settore. Un’ipotesi da verificare, seguendo il percorso del vino e del denaro: intermediari, passaggi di proprietà, documenti, offerte commerciali, garanzie di provenienza.

L’allarme riguarda tutte le grandi cantine italiane che custodiscono bottiglie di alto valore e riconosciute sul mercato internazionale. Territori diversi, denominazioni diverse, ma una caratteristica comune: vini che hanno compratori in tutto il mondo. È quella domanda a renderli appetibili anche per chi vuole rubarli.

La sicurezza, dunque, riguarda anche ciò che accade dopo il furto. Condividere gli inventari delle bottiglie sottratte, avvertire distributori e operatori, controllare offerte anomale e provenienze può aiutare a intercettare il bottino quando torna sul mercato.

Perché il colpo non finisce quando i camion lasciano la cantina. Finisce quando qualcuno paga. Ed è tra quei due momenti che bisogna cercare la rete.

Riproduzione riservata © il Nord Est