Da reliquia a simbolo politico: ad Aquileia in mostra il codice del Vangelo che ha unito l'Europa

Dalla firma di Carlo IV al legame con la Serenissima: la Fondazione Aquileia presenta la rassegna sul Libro dei Viventi

Oscar D'Agostino

Cividale, Venezia, Praga. Tre città, tre destini diversi e un unico, inestimabile tesoro rimasto diviso per quasi settecento anni. Oggi, quel silenzio secolare si interrompe nel luogo esatto in cui tutto ebbe inizio. I tre frammenti superstiti del famoso codice del Vangelo di Marco tornano finalmente a ricongiungersi ad Aquileia, ridando vita a una delle storie più affascinanti dell’Europa cristiana.

Da sabato 12 settembre 2026 al 25 aprile 2027 Palazzo Meizlik ospita Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo, una mostra che narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’evangelista.

Attorno a ciò che resta dell’antico codice, si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel medioevo.

mostra vangelo aquileia

 

La presentazione a Roma

Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia, la rassegna è stata presentata giovedì 10 settembre al Pontificio Istituto di archeologia cristiana di Roma, alla presenza dei curatori, del presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo e del sindaco di Aquileia Emanuele Zorino.

A fare gli onori di casa il rettore Olof Brandt, rettore dell’istituto. Hanno portato il loro saluto Angela Borzacconi, direttrice del Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli e Vladimir Kelnar, cancelliere del Capitolo metropolitano della Cattedrale di San Vito di Praga.

Corciulo ha evidenziato che «Aquileia è stata, nei secoli, uno dei luoghi in cui si è costruita l’idea di un’Europa fatta di rapporti tra popoli e territori, prima ancora che di confini». Concetto sottolineato anche dal sindaco: «Non è solo una riunione di pagine, ma il ritorno di un messaggio: Aquileia torna ponte vivo dove il passato dialoga con il presente. Un’idea radicata ma latente nella nostra identità».

Le origini del testo

Il testo faceva originariamente parte del Codex Forojuliensis, un prezioso evangelario in lingua latina risalente al VI secolo. Il codice giunse in area aquileiese verso la metà del IX secolo, sotto il patriarcato di Teodemaro (851-872). Prima di essere diviso, il codice fu custodito con ogni probabilità nel monastero di San Canzian d’Isonzo. Qui assunse la funzione di Libro dei Viventi: sulle sue pagine vennero infatti firmati centinaia di nomi di pellegrini e fedeli provenienti da mezza Europa.

Il Vangelo di San Marco torna riunito nella mostra ad Aquileia
La redazione
Le Storie di Marco nella Cripta di Aquileia (foto Makovac) e la predica di San Marco (foto Comune di Milano)

A causa dell’immenso valore spirituale e politico della “reliquia”, il libro di Marco subì una progressiva dispersione. Il primo distacco tra il XII e il XIII secolo: il blocco del Vangelo di Marco venne fisicamente estratto dal resto dell’Evangeliario. Tra il 1354 e il 1355, durante la sua discesa in Italia, l’imperatore Carlo IV di Boemia ottenne alcune pagine del Vangelo dal fratellastro Nicolò di Lussemburgo (allora Patriarca di Aquileia) per custodirle nella Cattedrale di Praga.

Infine, all’indomani della conquista militare del Friuli da parte della Serenissima, la Repubblica di Venezia prelevò la parte superstite del testo e la trasferì nella Basilica di San Marco il 24 giugno 1420, sancendo simbolicamente la sottomissione di Aquileia a Venezia.

Il valore simbolico

Da quel momento, il testo è rimasto diviso per circa sette secoli tra tre diverse città e Stati. Ma i frammenti hanno continuato a raccontare una storia comune di scambi, fede e cultura. «Riunirli oggi ad Aquileia, dopo sette secoli, è un momento storico e per me motivo di grande orgoglio», ha evidenziato la curatrice Martina Dlabajová. Luca Villa, altro curatore della mostra, ha evidenziato l’unicità, la qualità artistica importante. Sono testi che raccontano storie importanti».

Documento storico e reliquia. Come ha sottolineato Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione e curatore, ad Aquileia «non esponiamo soltanto una reliquia celebre: raccontiamo come un libro abbia costruito identità e legittimato poteri, da Aquileia a Venezia a Praga».

Ma cosa si potrà ammirare ad Aquileia? Gli originali di Praga e di Cividale saranno esposti nelle prime sei settimane, per poi cedere il posto a riproduzioni digitali ad alta risoluzione; la teca-reliquiario veneziana resterà invece visibile per l’intera durata dell’esposizione.

Attorno ai due frammenti del Vangelo di Marco e all’Evangeliario di Cividale, il percorso di Palazzo Meizlik accosta opere di eccezionale rilievo tra cui otto formelle della Cattedra eburnea di San Marco di Grado, capolavoro del VII secolo in prestito dal Castello Sforzesco di Milano l’architrave della pergula realizzata dal patriarca Giovanni II (tra l’806 e il 810) per la Cappella di san Marco in Sant’Eufemia, la più antica iscrizione occidentale nota con il nome di san Marco, Roma esclusa; la capsella reliquiario dei martiri Canziani; i documenti originali praghesi del 1354 con i sigilli del patriarca Nicolò e la firma di Carlo IV; le pale d’altare di Giovanni Antonio Guardi e Augusto Tominz. Il progetto è accompagnato da un catalogo in quattro lingue pubblicato da Gaspari.

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