Congresso Lega, Zaia incalza Salvini: «L’autonomia sia un pilastro del governo». Fontana: «C’è malessere nel partito»

Al congresso straordinario di Milano gli ex e attuali governatori chiedono di rilanciare la questione settentrionale. Zaia: «A Roma l’autonomia provoca l’orticaria». Romeo propone una guida collegiale e attacca il calo dei consensi. Sfida tra Salvini e Garavaglia

La redazione
Luca Zaia al congresso della Lega
Luca Zaia al congresso della Lega

La richiesta di rimettere l'autonomia e la questione settentrionale al centro dell'agenda politica della Lega, il malessere per il calo dei consensi e la necessità di ricostruire un rapporto con gli elettori del Nord. Sono i temi che attraversano il congresso straordinario del Carroccio, aperto sabato 24 ottobre all'Allianz MiCo di Milano, dove Matteo Salvini si confronta con Massimo Garavaglia per la segreteria del partito.

A dare voce alle rivendicazioni dei territori sono soprattutto Luca Zaia, ex governatore del Veneto e attuale presidente del Consiglio regionale, e Attilio Fontana, presidente della Lombardia. Due interventi che riportano al centro del dibattito il rapporto con Roma e il ruolo della Lega all'interno della maggioranza di governo.

Zaia a Salvini: «L'autonomia sia un pilastro del governo»

Il messaggio più diretto arriva da Luca Zaia, che dal palco si rivolge esplicitamente al segretario federale. «Bene Matteo, tu dici spesso che sono tutti ministri del Nord, ma la questione settentrionale deve essere oggetto e pilastro del programma di governo».

Per l'ex presidente del Veneto non basta rivendicare la presenza di esponenti leghisti nell'esecutivo: occorre ottenere risultati concreti sul terreno dell'autonomia differenziata, da sempre una delle principali battaglie politiche del Carroccio.

«Bisogna pretendere che l'autonomia proceda perché a Roma, quando vai a parlare di autonomia, gli viene l'orticaria perché non hanno capito che se non la fai per scelta la devi fare per necessità», afferma Zaia.

Una sollecitazione rivolta direttamente a Salvini, ma che investe anche gli equilibri della maggioranza e la capacità della Lega di far valere le proprie priorità nell'azione di governo.

Zaia interviene anche sulla competizione interna, invitando il partito a ritrovare unità dopo il voto. «Noi qui abbiamo due candidati: Matteo Salvini e Massimo Garavaglia. Per me il congresso si chiude con un'assunzione di nuovi programmi e punti e poi spero che chi avrà perso dirà che "anche lui è il mio segretario"». «La questione del nord non è la secessione dei ricchi, fatela anche voi (riferendosi ai leghisti del sud, ndr) questa battaglia accanto a noi. Non si mette in dubbio la Lega nazionale ma le questioni fondamentali mettiamola a terra. Sulla solidarietà e sussidiarietà non si transige perché la questione del nord deve essere cruciale. Per noi è qualcosa di improrogabile».

Fontana: «C'è malessere, Roma non metta le mani sulle Regioni»

Sulla stessa linea, pur con accenti diversi, il governatore lombardo Attilio Fontana, che non nasconde le difficoltà attraversate dal movimento.

«Io che ho girato tanto le sezioni della mia regione e anche qualche sezione al di fuori, qualche malessere lo percepivo, e qualche malessere l'hanno percepito anche i sondaggi, anche se vorrei che non fosse vero».

Fontana richiama quindi lo slogan scelto per il congresso, «Lega di lotta e di governo», per chiedere una maggiore capacità di difendere le competenze regionali anche quando questo significa confrontarsi con le decisioni dell'esecutivo nazionale.

«Quando il Governo italiano non si oppone al fatto che i fondi di coesione vengano gestiti direttamente da Roma e non più dalle Regioni, la cosa mi preoccupa un po'», osserva.

E aggiunge: «Io voglio la Lega di lotta e di governo perché non mi va che Roma metta le mani sugli ospedali della Lombardia e quando vedo che Roma passa in maniera così semplice vorrei che anche l'autonomia passasse in maniera così semplice».

Romeo: «Perché non affiancare a Salvini i governatori?»

A rendere esplicita la richiesta di un cambiamento negli equilibri interni è Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario lombardo, tra le voci più critiche nei confronti dell'attuale gestione del partito.

«Il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più. Questo è il problema», afferma dal palco, respingendo l'accusa di alimentare divisioni per ragioni personali.

La sua proposta è affiancare Salvini con una squadra più ampia, valorizzando anche il peso politico dei presidenti di Regione.

«Allora accanto al segretario perché non può esserci un gruppo di governatori che hanno un appeal particolare essendo primi nelle graduatorie?», domanda Romeo.

Il capogruppo insiste sulla necessità di una guida collegiale e di un ritorno alle radici territoriali. «La gente mette in evidenza che la Lega ha perso identità ed è poco riconoscibile», sostiene, spiegando di non aver mai chiesto a Salvini di farsi da parte.

Tra le proposte avanzate c'è quella di una Lega nazionale confederata, articolata in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud, mantenendo però un unico movimento politico. «Il federalismo, ce l'ha sempre insegnato Bossi, unisce e non divide», ribadisce Romeo.

Il suo intervento arriva dopo le critiche del senatore friulano Marco Dreosto, segretario regionale del Carroccio in Friuli Venezia Giulia, che aveva denunciato i rischi del correntismo e delle «diatribe personali interne» trasformate in un dibattito nazionale.

La sfida Salvini-Garavaglia e le tensioni interne

Il congresso, convocato da Salvini e annunciato un mese fa a Pontida, si è aperto con un video dedicato alla storia del movimento, accompagnato dalla voce di Umberto Bossi e dalle immagini di Roberto Maroni e dello stesso Salvini.

Sono 705 i delegati previsti all'assemblea, che si svolge in una sala al secondo piano dell'Allianz MiCo non accessibile ai giornalisti, sistemati in uno spazio separato al piano inferiore.

Due i candidati alla segreteria: Salvini, formalmente dimissionario secondo quanto previsto dal regolamento congressuale, e il senatore Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze del Senato, che ha raccolto in extremis le 80 firme necessarie per presentarsi.

I due si sono salutati sorridendo e posando insieme per una fotografia prima dell'inizio dei lavori. In prima fila, accanto a Salvini, anche il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che ha scelto di non sottoscrivere alcuna mozione e di non esprimere pubblicamente una preferenza tra i candidati.

Il confronto resta però acceso. Romeo chiede che il congresso non diventi «un regolamento di conti», mentre il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari riferisce che Salvini ha già dato mandato di creare una segreteria politica per condividere responsabilità e decisioni.

Il nodo politico va dunque oltre la scelta del segretario: riguarda l'identità della Lega, il peso dei territori e dei governatori e la capacità del partito di recuperare i consensi perduti. È su questo terreno che Zaia e Fontana chiedono risposte concrete, a cominciare dall'autonomia.

I lavori proseguono con l'illustrazione delle undici mozioni presentate, gli emendamenti allo statuto e le votazioni, prima della conclusione del congresso prevista per domenica 25 ottobre.

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