Reduce da Buchenwald: "La guerra divorava tutto ma salvai un bambino"
Salvare un bambino nel mezzo della ritirata tedesca, mentre i carri armati russi avanzavano e la guerra divorava tutto. E' questo il ricordo che Michelangelo Onigi, 105 anni da poco compiuti, una vita segnata dalla prigionia e dai campi di concentramento nazisti. "Sentii piangere mi avvicinai e vidi il bambino, i genitori erano morti, colpiti da una granata. Lo presi in braccio, stringendolo e baciandolo, smise subito di piangere" ha raccontato in vista della Giornata della Memoria del 27 gennaio. Quel bimbo lo consegno', poi, ai militari tedeschi che "mi definirono un eroe". "Chissa' - ha aggiunto - quel bambino potrebbe essere ancora vivo". Onigi, originario di Ceccano (Frosinone), e' da molti anni residente in Umbria. Durante la Seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dai tedeschi: prima il trasferimento al Pireo, vicino ad Atene, poi la deportazione a Buchenwald - dove rimase sette mesi - e in altri campi.
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