Cani robot, cloud, droni e cobot: Fincantieri rivoluziona la fabbrica

Nel cantiere di Monfalcone il gruppo sta introducendo nuove tecnologie che cambieranno il lavoro in profondità. Claudio Cisilino: «Portiamo l’Ai nel dominio fisico»

Diego D'Amelio
Uno dei cani robot che opera all'interno del cantiere navale di Monfalcone
Uno dei cani robot che opera all'interno del cantiere navale di Monfalcone

Un cane robot muove pesanti passi metallici sul ponte della nave in costruzione, disegnando la mappa degli impianti realizzati e segnalando quelli ancora da installare.

In un altro punto del cantiere, un drone si alza in volo da solo e verifica l’esecuzione di tagli e saldature sulle lamiere.

Poco distante, bracci meccanici dotati di visione intelligente saldano accanto a operai che fanno (ancora per un po’) lo stesso mestiere.

E a fine anno arriverà il nuovo robot umanoide Gene.01, che comincerà una lunga fase di test prima del possibile inserimento al lavoro.

Monfalcone non è certo Shenzen, capitale cinese e globale della robotica, ma Fincantieri amplia giorno dopo giorno la sperimentazione sugli automi che – i tecnici lo danno per scontato – sono destinati a rivoluzionare la cantieristica navale.

L’arrivo degli umanoidi

Morgan Stanley stima che nel 2050 ci saranno un miliardo di robot e un mercato da 5.000 miliardi di dollari.

In Cina piovono investimenti su Unitree e altri produttori, mentre gli Usa si tengono a ruota con Boston Dynamics, Figure Ai e Tesla.

L’Europa è indietro, ma qualcosa si muove e in Italia si guarda alla cooperazione tra Fincantieri e Generative Bionics.

Fra pochi mesi la startup genovese testerà l’utilizzo industriale del suo Gene.01 prima nel cantiere di Sestri Ponente e poi a Monfalcone.

L’obiettivo è mettere in produzione entro due anni e mezzo un robot umanoide saldatore, dotato di intelligenza artificiale, con abilità di manipolazione, capace di muoversi in autonomia negli spazi scomodi delle navi ed eseguire senza supervisione lavori ad opera d’arte.

Una macchina con una “pelle” dotata di tatto e in grado di percepire persone e oggetti in avvicinamento, garantendo sicurezza nella convivenza con gli umani.

Il coordinamento dei progetti di introduzione dei robot nelle attività quotidiane di Fincantieri ricade sotto l’ombrello di Claudio Cisilino, Executive Evp Operations, Corporate Strategy and Innovation di Fincantieri, dal quale dipende un team di cento persone dedicato a robotica, Ai e cybersicurezza.

Il manager parte dalla dimensione epocale della questione: «Automazione e robotica, la cosiddetta physical Ai, sono uno sviluppo necessario e inevitabile per mantenere la manifattura in Occidente. In Europa, ma anche in parte del Far East, si vede mancanza di manodopera soprattutto nelle lavorazioni usuranti e si fa sempre più fatica a trovare personale».

Il ruolo di Generative Bionics

Cisilino spiega che «da qualche anno a Monfalcone abbiamo iniziato a valutare tecnologie diverse e le stiamo mettendo a terra. La Cina sta facendo questo percorso con grandi investimenti statali e una visione di medio periodo. L’innovazione e l’industrializzazione vanno guidate e dobbiamo essere protagonisti per restare leader».

Come recentemente ricordato dall’ad e direttore generale Pierroberto Folgiero, per Fincantieri «l’Ia è una leva fondamentale per la trasformazione della cantieristica e la competitività della nostra industria. È un percorso che aumenta la produttività, migliora l’efficienza e valorizza il know-how industriale, rafforzando la capacità della manifattura di affrontare le sfide».

Il gruppo punta su Generative Bionics in un’ottica di produzione italiana e sovranità tecnologica europea, ma a Monfalcone esegue intanto i primi esperimenti anche su un umanoide Unitree, banalmente perché si tratta del solo a essere già acquistabile a 40.000 euro con un mese di attesa per la consegna e dunque l’unico su cui sta lavorando la comunità scientifica mondiale.

Sul rapporto con Generative Bionics, Cisilino spiega che «il nostro gruppo aiuta chi ha un’idea a industrializzarla e mette a disposizione casi d’uso, ambiente di test e molti dati. Queste aziende hanno bisogno di un partner industriale più che di finanziamenti e il momento di seguire il trend è adesso».

Per il capo della robotica di Fincantieri, «l’Europa deve accelerare nella messa a terra dei progetti di Ai applicati alla manifattura, sviluppando capacità e competenze proprie, per non dipendere da altri.

Per questo Fincantieri sviluppa soluzioni che portino l’Ia nel dominio fisico, investendo svariati milioni per attività di test che non saranno inizialmente massive, ma cresceranno fino a diventare parte del lavoro quotidiano del cantiere. Gli umanoidi, che testiamo con un orizzonte di medio termine, non arriveranno a sostituire l’uomo, ma sapranno recepirne le istruzioni, raccogliere dati dal campo e usarli per imparare a migliorare qualità e performance.

Macchine che lavoreranno negli stessi ambienti delle persone: per questo c’è massima attenzione alla sicurezza». Sull’introduzione condivisa del lavoro robotico in fabbrica, Cisilino assicura «grande comunione di intenti anche con i sindacati, con un protocollo firmato recentemente a livello nazionale».

I cobot dal Friuli

E se per l’introduzione dell’umanoide servirà qualche anno di tempo, i cani robot sono prossimi a essere inseriti nel processo. Niente sorveglianza del perimetro del sito, come si potrebbe pensare, ma un lento incedere nei corridoi dei moduli della nave in fase di assemblaggio: sul dorso una telecamera puntata verso il soffitto per controllare il montaggio dell’impiantistica.

Il cane della cinese Unitree crea una mappa 3D di tubi e circuiti mandandola sul cloud, l’Ia sovrappone il risultato con il progetto e un operatore umano verifica e prende le decisioni su quel che resta da installare.

Già parte integrante del ciclo sono invece i bracci meccanici, come la decina di cobot (robot collaborativi) sviluppati dalla friulana Idea Prototipi, che saldano gestiti da un operatore via tablet.

Fra pochi mesi diventeranno venti, con acquisti già programmati per Ancona e Palermo.

In officina l’effetto è visibile: da una parte un tecnico seduto in maniche di camicia a monitorare il lavoro della macchina, dall’altra un saldatore in carne e ossa accucciato a terra e coperto da ingombranti protezioni anche nei giorni di caldo. Dimensione più grande e funzione simile per i robot della torinese Comau, impiegati per unire fra loro i moduli che si susseguono a formare i vari piani della nave.

A Monfalcone ce ne sono otto (23 in tutta Fincantieri) e anche qui la presenza umana è costante, ma il macchinario è già oggetto di studi sull’automazione di alcuni processi e dispone di un sistema di visione che identifica in modo autonomo i giunti da unire, operando a velocità tripla rispetto al processo manuale di saldatura dell’acciaio.

Già del tutto automatizzati sono invece altri due esperimenti che andranno gradualmente verso un’applicazione non solo sperimentale.

È il caso del drone che per quaranta minuti si solleva sopra le grandi lamiere dei singoli moduli appena tagliate, caricando sul cloud un report dettagliato di tutti i punti di saldatura e individuando le parti da controllare in caso di lavorazione sospetta.

A poca distanza, nel capannone si muovono nel frattempo due rover su cingoli che, senza alcun telecomando, vanno a ritirare il carrello con attrezzi e minuterie metalliche, lo riconoscono tramite una sorta di Qr code, lo agganciano e lo consegnano alle postazioni in base ai programmi di lavoro.

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