A4, Cav e Autostrade dello Stato: «Pronti alla sfida»

Vito Cozzoli, presidente della società azionista al 50% della concessionaria veneta: «La holding autostradale esiste già e può allargare il suo perimetro»

Giorgio Barbieri
I vertici di Autostrade dello Stato e Cav sul Passante
I vertici di Autostrade dello Stato e Cav sul Passante

Autostrade dello Stato sceglie il Veneto per la sua prima uscita pubblica e da Venezia lancia un messaggio chiaro sulla partita delle concessioni, a partire dalla A4 Brescia-Padova.

Nel pieno del risiko autostradale del Nord Est, l’amministratore delegato Vito Cozzoli indica proprio nella collaborazione con Cav il punto di partenza per una nuova fase e, senza entrare nel merito delle decisioni del governo, usa parole chiare per aprire alla possibilità di un allargamento del perimetro della concessione: «Ci auguriamo che si scelga la strada dell’in-house e noi, insieme a Cav, siamo pronti a sostenere questa sfida». Una posizione condivisa anche da Maria Rosaria Anna Campitelli, amministratore delegato di Cav: «Noi siamo esecutori, per cui facciamo ciò che gli azionisti ci dicono fare. Tuttavia siamo certamente pronti a crescere»

Affermazioni che assumono un valore particolare dato che arrivano mentre si avvicina la scadenza della concessione della A4 Brescia-Padova, fissata al 31 dicembre 2026, e mentre si confrontano due modelli: da un lato la gara europea, come nel caso della A22 del Brennero, e dall’altro il possibile affidamento diretto a una società pubblica. In questo contesto, Autostrade dello Stato - azionista al 50% di Cav insieme alla Regione Veneto - si candida apertamente a essere protagonista di questa nuova fase.

Il Veneto è il punto di partenza. Non solo perché Cav rappresenta già oggi una realtà consolidata, ma anche perché, nelle parole di Cozzoli, è «una società efficiente e innovativa, pronta ad allargare il proprio perimetro». Un laboratorio, dunque, da cui costruire un modello più ampio di gestione, sostenuto da due soci forti come lo Stato e la Regione. Ed è qui che si innesta il tema della Brescia-Padova, uno degli asset più redditizi del sistema, con circa 80 milioni di utili annui oggi in capo al concessionario privato. L’ipotesi di un suo conferimento a Cav - già oggetto di interlocuzioni informali con il ministero delle Infrastrutture - rappresenterebbe un salto dimensionale decisivo, aprendo la strada a una vera holding autostradale del Nord Est.

Cozzoli, pur mantenendo un profilo istituzionale, non nasconde l’orientamento: «La holding esiste già, ed è Cav, e potrà solo crescere». Una frase che, letta nel contesto, suona come un via libera a un rafforzamento del polo pubblico, in linea con quanto previsto dalla legge sulla concorrenza, che accanto alle gare consente anche affidamenti in-house. Ed è proprio su questo punto che si gioca una delle partite più delicate. Da un lato, l’Europa spinge per procedure competitive; dall’altro, il legislatore nazionale ha mantenuto spazi per soluzioni interne alla pubblica amministrazione. Autostrade dello Stato, in quanto società in-house, e Cav, partecipata al 50%, rientrerebbero pienamente in questo perimetro, come rientra anche la friulana Autostrade Alto Adriatico.

La strategia della società guidata da Cozzoli si muove però anche su un altro piano: quello dell’innovazione. «Oggi c’è un cambio di paradigma», spiega l’Ad, indicando nell’intelligenza artificiale la chiave per una gestione più evoluta della sicurezza. L’obiettivo è utilizzare tecnologie come sensoristica avanzata, droni e robot per prevenire i rischi e migliorare l’efficienza della rete, trasformando le infrastrutture in sistemi intelligenti. Un approccio che, nelle intenzioni, dovrebbe accompagnare anche l’eventuale espansione del perimetro. Non solo gestione, dunque, ma capacità industriale e tecnologica, in un momento in cui il sistema autostradale italiano è attraversato da una fase di profondo riassetto.

Ma il quadro resta complesso. Le ambizioni della Regione Veneto, che punta a fare di Cav il perno di una holding territoriale capace, magari in futuro, di integrare anche la Superstrada Pedemontana Veneta, si confrontano con le ovvie ambizioni dei concessionari privati. A partire proprio dall’attuale concessionario, A4 Holding, controllata dalla spagnola Abertis, che vorrebbe che la tratta venisse messa a gara in ossequio alle regole europee. In questo scenario, il messaggio che arriva da Autostrade dello Stato è chiaro: la società è pronta a crescere e a giocare un ruolo centrale nella nuova geografia delle concessioni. A partire proprio dalla A4, snodo cruciale non solo per la mobilità del Nord Est, ma per l’equilibrio complessivo del sistema infrastrutturale italiano.

Una partita che si sta intrecciando a un altro fronte caldo, quello che riguarda la A22. L’AutoBrennero è infatti un’altra concessione strategica che vale oltre 30 miliardi in cinquant’anni e che ha già acceso lo scontro tra operatori, associazioni di categoria e istituzioni. «Ci prepariamo a tutti gli scenari possibili», ha detto proprio ieri Arno Kompatscher, presidente della Provincia autonoma di Bolzano.

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