Mercosur, gli agricoltori non si fidano: «Le regole nero su bianco»
Dissenso su reciprocità e salute. Tutelati 57 prodotti Dop, anche il Prosecco

L’aria che tira, nelle campagne del Nord Est, è gelida. Le principali associazioni degli agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri, restano scettiche nei confronti dell’accordo Ue-Mercosur. C’è chi è in attesa di chiarimenti, chi auspica ulteriori aperture come quelle ottenute dal governo italiano in fase di trattativa, chi si trincera nelle barricate dei contrari.
Unico elemento che un po’ tutti considerano positivo è la tutela di 57 prodotti Dop o Igp (tra Veneto e Fvg ci sono formaggio Asiago, Prosecco, crudo di San Daniele) che così potranno avere maggiori opportunità di vendita in Sud America. Ma si tratta di una goccia nel mare dello scontento. Per adesso non sono previste azioni di piazza clamorose, come quelle dei contadini francesi o di quelli lombardi, anzi si privilegia la strada del dialogo con la politica, anche se la tensione è alta e i margini di intesa risicati.
«Della presidente Ursula von der Leyen e della sua ristrettissima cerchia di tecnocrati continuiamo a non fidarci - puntualizza il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan - . Adesso la palla è nel campo della Commissione da cui ci si aspetta un’iniziativa risolutiva in difesa degli standard europei. C’è un miglioramento sulle clausole di salvaguardia ottenuto dal governo italiano, con il passaggio dal 10% originariamente previsto al 5% della soglia per far scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. Insufficienti, invece, i requisiti di reciprocità. L’Italia ha richiesto il divieto di importazione di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, ma ora è von der Leyen che deve dare risposte».
Non ci sta il direttore di Coldiretti Friuli Venezia Giulia Cesare Magalini. «Su questa partita - osserva - siamo in mobilitazione permanente, se non ci saranno risposte adeguate, il 20 gennaio faremo sentire la nostra voce a Strasburgo. La reciprocità deve essere vera, non possiamo partire zoppi. Nel Mercosur, per le coltivazioni, usano prodotti che in Europa sono 20 anni che non utilizziamo più, dagli ormoni ai fertilizzanti. Difendiamo la salute dei consumatori, non solo i nostri legittimi interessi imprenditoriali. Il made in Italy è numero uno del mondo per la vocazione territoriale, ma anche per come trasformiamo i frutti della terra e per la filiera controllatissima».
Umori non dissimili in casa Confagricoltura. «Sono perplesso - rimarca il presidente Fvg Nicolò Panciera di Zoppola - . Per la cerealicoltura, in particolare, si profila un futuro fosco. Ma riceveranno una botta anche carni, latte e zucchero di produzione locale: con quei Paesi del Sudamerica così grandi non puoi competere, loro hanno estensioni enormi di ettari. Vogliamo tenere aperta la porta del dialogo con le istituzioni, ma l’importante è che le associazioni dimostrino unità».
«Il punto non è chiudersi al commercio, ma pretendere regole uguali per tutti – dice Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova –. La tutela del reddito agricolo e della qualità delle produzioni passa da qui e non da un impianto commerciale che, senza condizioni stringenti, rischia di introdurre doppi standard e di penalizzare chi rispetta regole sanitarie, ambientali e sociali europee, con effetti critici su filiere sensibili e sulla redditività delle aziende».
Rincara la dose Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona. «Non può esserci scambio tra fondi Pac e Mercosur - ammonisce - : gli accordi commerciali devono basarsi sulla reciprocità e salvaguardare l’agricoltura europea. Apprezziamo lo sforzo della presidente von der Leyen di concedere al comparto agricolo ulteriori 45 miliardi di euro. Ma se tutto questo è mirato a compensare eventuali perdite che possono derivare dall’accordo con il Mercosur, allora diciamo chiaro e tondo che non accetteremo compromessi».
«Va tenuto il punto sul rispetto della reciprocità e sui controlli nelle importazioni - sottolinea il presidente di Cia Veneto Gianmichele Passarini - . La sua difesa va oltre l’accordo con il Sud America. Ovvero, pone le basi per tutelare e sostenere la competitività delle aziende e delle nostre produzioni in tutti i futuri accordi commerciali. Dobbiamo avere coraggio nel guardare a nuovi sbocchi, ma anche nel dettare le regole del gioco su standard produttivi e di lavoro».
Scetticismo, infine, dal presidente di Copagri Fvg Ennio Benedetti. «Restano perplessità in merito alle ricadute negative sulle produzioni maggiormente esposte, ovvero le carni, il riso, il mais e lo zucchero. Sarà necessario mettere in campo ogni possibile sforzo per vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato derivanti dal patto con i Paesi dell’America Latina - spiega - . Altrettanta attenzione andrà poi posta per garantire, non solo a promesse, ma nei fatti, il pieno rispetto del principio di reciprocità e della sostenibilità delle produzioni non solo in chiave ambientale e sociale, ma anche economica e commerciale».
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