Le mascotte olimpiche trascinano Trudi: ormai quasi sold out
L’azienda di Tarcento leader nella produzione di peluche ha chiuso il 2025 a 11 milioni di ricavi. Sempre più rilevanti sono le collaborazioni con i grandi eventi sportivi e le maison della moda

Sono salite sul podio con gli atleti medagliati, ritratte con le glorie degli sport invernali, una per tutte Deborah Compagnoni, andate a ruba negli store dove ormai sono sempre più difficili da trovare.
Tra i successi delle Olimpiadi di Milano Cortina ci sono anche loro: Tina e Milo, le due mascotte-ermellino firmate Trudi, l’azienda di Tarcento leader in Italia nella produzione di peluche. Un tempo giochi per bambini, oggi sempre più oggetti desiderati dagli adulti, associati a grandi eventi piuttosto che a marchi della moda.
Una virata che ha assecondato, anzi spinto con determinazione l’amministratore delegato di Trudi, Dario Bertè, arrivato ai vertici dell’azienda friulana al seguito di Giochi Preziosi, nome di riferimento nel mondo del giocattolo che l’ha rilevata nel 2019 da Paladin Capital Partners del gruppo Carisma (subentrato alla 21 Invest di Alessandro Benetton) restituendo al marchio una proprietà industriale.
Un passo alla volta, Bertè ha ripensato il modello commerciale dell’azienda, prima basato sul retail, oggi sempre più sulle collaborazioni con eventi sportivi e grandi marchi. Come nel caso, appunto, delle Olimpiadi di Milano Cortina. «Per noi è stato un privilegio essere scelti dal Comitato olimpico come licenziatario delle mascotte – ha commentato il manager –. Ci ha fatto grande piacere».
E di certo anche un discreto ritorno economico, sul quale però Berté glissa. Quante mascotte sono state vendute fin qui? Di certo tante. Il numero esatto per ora resta riservato, questione di contratti. Basti sapere che in molti degli Olimpic store – una quarantina in tutto – sono ormai in via di esaurimento, indice da un lato del gradimento del pubblico – soprattutto dei tanti stranieri presenti –, ma forse anche del fatto che non c’è stata, se non ad Olimpiade avviata, la percezione di quanto il business legato alle mascotte avrebbe potuto fruttare.
Torna al nuovo posizionamento del peluche friulano, accanto ai classici retailer del giocattolo (sempre più rari) si stanno facendo largo altri canali distributivi: dagli aeroporti alle autostrade passando per i garden e le erboristerie solo per citarne alcuni. Senza dimenticare l’ecommerce.
«Oggi – fa sapere ancora Berté – il retail vale circa il 25-30% dei ricavi, il resto sono tutti business speciali». Rilevantissimi, ma per loro natura non necessariamente ricorrenti.
L’azienda di Tarcento, che nel 2024 ha compiuto 70 anni, ha chiuso l’ultimo esercizio a circa 11 milioni, in linea con l’anno precedente, dopo aver toccato il suo record nel 2023 a 15 milioni, grazie a un maxi contratto per un brand della moda. Grandi nomi del lusso si sono rivolti all’azienda di Tarcento in questi anni per realizzare i loro peluche, come del resto i grandi eventi sportivi, dalla Coppa del mondo di sci al Giro d’Italia, passando per grandi aziende come Coca Cola e Barilla, che oggi – tutti insieme – sono ragione di circa il 70-75% del turnover.
L’estero vale circa il 15% dei ricavi, ma ha un grande potenziale di crescita. «Abbiamo un nuovo sales manager in Germania, Austria e Svizzera dove abbiamo l’ambizione di crescere, come pure in Francia e Spagna» conclude Bertè ricordando che un’altra fetta rilevante di fatturato, circa il 10%, viene dai giocattoli in legno del brand Sevi.
Obiettivi? «Anche quest’anno chiuderemo in utile e quindi direi che anzitutto punteremo a mantenere l’azienda profittevole, con un Ebitda positivo, capace di generare cassa e mantenersi in sicurezza, in un mondo – conclude il manager – che resta molto turbolento».
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