Dazi anti Cina nella ceramica. Carron: «Danni alla filiera regionale»

L’allarme della presidente di Confindustria Veneto Est: «Doveroso contrastare pratiche sleali che creano distorsioni anti-competitive, ma nel farlo è necessario adottare soluzioni equilibrate» 

La redazione

La decisione della Commissione Ue, entrata in vigore il 7 febbraio di aumentare i dazi anti-dumping sulle ceramiche e porcellane importate dalla Cina, finora compresi tra il 13,1% e il 36,1%, e di portarli al 79%, che aggiungendosi al dazio doganale ordinario (12%), porta a un dazio complessivo pari al 91%, rischia di avere un grave impatto negativo per centinaia di imprese e migliaia di lavoratori dell'industria italiana della stoviglieria di ceramica e porcellana (oggetti per la tavola e la cucina).

Una filiera di grande tradizione in Veneto, nella quale operano aziende produttrici, importatrici, trasformatrici e di distribuzione. E' l'allarme di Confindustria Veneto Est. «Contrastare pratiche sleali - rileva la presidente Paola Carron - che creano distorsioni anti-competitive e danneggiano la manifattura ceramica, e ristabilire condizioni di mercato eque, è doveroso. Ma nel farlo, è necessario adottare soluzioni equilibrate e di realismo economico, per non provocare effetti negativi o autolesionistici, com'è accaduto all'automotive, e tutelare l'intera filiera ceramica».

Per Carron «l'aumento dei dazi rischia di provocare gravi difficoltà alle imprese che operano anche nell'importazione, con potenziali ricadute occupazionali, oltre nell'immediato a un aggravio di costi del 40-50% sui contratti di fornitura preesistenti. Per questo, come Confindustria Veneto Est, pur accogliendo con favore il contrasto a pratiche di concorrenza sleale, chiediamo alla Commissione Ue di ripensare le misure decise, con un approccio proporzionale, che tenga conto anche dei nostri importatori e delle catene del valore che negli anni si sono organizzate e a cui partecipano migliaia di aziende, anche Pmi, europee. Prevedendo anche periodi transitori adeguati per l'entrata in vigore a regime, consentendo alle imprese importatrici – conclude la presidente Carron – di adottare soluzioni alternative per salvaguardare la continuità produttiva, il lavoro e gli stessi consumatori». 

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