Trevi, pubblicità di Webuild: Icop ricorre alla Consob

La società friulana contesta i contenuti pubblicitari diffusi sul valore dell’Ops. In particolare i 3,40 euro attribuiti dal costruttore romano all’offerta friulana. L’esposto arriva dopo la salita del gruppo guidato da Salini al 26,85%

Maura Delle Case
Icop è un importante gruppo friulano di costruzioni
Icop è un importante gruppo friulano di costruzioni

La sfida per Trevi rimbalza in Consob.

La friulana Icop, promotrice di un’Ops sulle azioni della società cesenate, ha infatti presentato a Consob un esposto contro Webuild, a sua volta in campo con un’Opa in contanti.

Nel mirino le comunicazioni diffuse dal colosso romano delle costruzioni il 2 e 3 ottobre e la campagna pubblicitaria comparsa sui principali quotidiani nazionali.

Secondo la società di Basiliano, le comunicazioni «presentano profili di criticità in termini di correttezza, completezza e trasparenza dell’informazione al mercato, attraverso una rappresentazione selettiva dell’Ops Icop e dei fondamentali della società».

In particolare, Icop punta il dito contro il valore di 3,40 euro attribuito da Webuild all’offerta della società friulana, contrapponendolo ai 4,50 euro in contanti della propria Opa.

Icop contesta la costruzione del presunto «valore reale» dell’offerta pari a 3,40 euro per azione Trevi, sostenendo che «tale valore non corrisponde in alcun modo al controvalore implicito dell’Ops, pari a 5,165 euro per azione Trevi» e precisando che il valore implicito della propria offerta, con il rapporto di concambio salito a 0,165 azioni Icop per ogni azione Trevi, è calcolato sul prezzo ufficiale «undisturbed» di Icop del 26 giugno. I 3,40 euro invece derivano, sempre secondo Icop, da un’elaborazione di Webuild che combina grandezze tratte dalle valutazioni degli advisor di Trevi effettuate per finalità differenti.

Da qui la contestazione: per la società friulana risulta «fuorviante contrapporre graficamente e comunicativamente i 4,50 euro cash dell’Opa Webuild, a un valore che rappresenta invece una stima teorica elaborata dallo stesso offerente concorrente, presentandoli come grandezze direttamente comparabili».

La questione si incrocia, peraltro, con l’ultimo rilancio di Webuild.

Il gruppo di Pietro Salini ha portato il corrispettivo dell’Opa a 5,165 euro per azione dopo aver raggiunto un accordo con Praude Asset Management, società guidata da Massimo Malvestio, per l’acquisto di 9,125 milioni di azioni Trevi, pari al 13,916% del capitale, proprio a 5,165 euro, per un controvalore di 47,1 milioni. Successivamente ha acquistato sul mercato altre 5,2 milioni di azioni, arrivando al 26,85% del capitale e dei diritti di voto.

Poiché il prezzo pagato a Praude è superiore al precedente corrispettivo dell’Opa, il prezzo dell’offerta viene adeguato a 5,165 euro per azione, per tutti gli azionisti che aderiranno, compresi quelli che hanno già aderito.

Dato di particolare rilievo nella contestazione di Icop: 5,165 euro è infatti esattamente il valore che la società attribuisce alla propria Ops.

Webuild ha portato proprio a quel livello il prezzo della propria offerta dopo aver sostenuto, nelle comunicazioni contestate da Icop, che l’offerta concorrente avesse un «valore reale» di soli 3,40 euro.

Nell’esposto Icop contesta anche la rappresentazione fornita da Webuild su liquidità del titolo, multipli di valutazione, indebitamento e piano industriale.

In particolare, sull’aumento dell’indebitamento al 30 giugno, la società di Basiliano evidenzia come non siano state adeguatamente considerate le acquisizioni di Atlantic GeoConstruction Holdings e Palingeo, gli investimenti nello sviluppo di RoboGO e la crescita dimensionale del gruppo, con ricavi ed ebitda più che raddoppiati nel periodo considerato.

Sempre oggi è stato iscritto al Registro delle imprese di Udine il verbale del cda Icop del 29 settembre che modifica la delibera di aumento di capitale a servizio dell’Ops, portando il numero massimo di azioni da emettere a 10,82 milioni.

Un passaggio sul quale Webuild aveva presentato a sua volta un esposto a Consob, contestando che il cda Icop avesse superato i limiti della delega ricevuta dall’assemblea.

Nel ricorso, Icop ribadisce di aver assunto ogni deliberazione «nel pieno e indiscutibile rispetto della normativa applicabile e della delega conferita dall’assemblea degli azionisti in data 28 luglio 2026».

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