Mps, Benetton con Intesa: il Nordest sceglie Messina

Come Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, anche Edizione annuncia di aderire all’offerta: sarà azionista stabile di Ca’ de Sass

Giorgio Barbieri
La sede di Edizione Holding in piazza Duomo a Treviso
La sede di Edizione Holding in piazza Duomo a Treviso

Le grandi famiglie del Nordest scendono in campo e scelgono Intesa Sanpaolo nella partita per il Monte dei Paschi di Siena.

Dopo gli eredi Del Vecchio anche la famiglia Benetton, tramite Edizione, intende conferire all’offerta pubblica di acquisto e scambio l’1,45% della banca senese detenuto dalla holding, per diventare azionista stabile di Ca’ de Sass.

A dichiararlo è il presidente Alessandro Benetton, che lega l’adesione al valore dell’operazione e alla prospettiva di tutelare la stabilità dell’azionariato e l’indipendenza di Generali.

«Intesa è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee. L’Opas promossa su Mps può creare valore sia per la banca senese, sia per i suoi azionisti», afferma Benetton.

«Per questo è nostra intenzione partecipare all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps detenuto da Edizione, che diventerà così azionista stabile di Intesa». Il presidente della holding aggiunge di avere «molto apprezzato» il richiamo di Carlo Messina al «significativo valore» dell’operazione sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali. Una scelta che porterà nelle casse di Edizione circa 55 milioni di euro trasformandola in azionista di Ca’ de Sass con una quota dello 0,7%.

È il secondo orientamento favorevole di un grande socio del Monte dopo quello di Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,5% di Mps, aveva riunito il consiglio d’amministrazione dopo l’annuncio di Intesa: il board si sarebbe espresso a favore dell’Opas.

La posizione di Edizione arriva dunque mentre il mercato e gli azionisti sono chiamati a valutare il rilancio di Ca’ de Sass e le conseguenze del voto sul piano alternativo proposto da Luigi Lovaglio.

Sabato scorso Intesa, con un consiglio di amministrazione straordinario, ha annunciato un aumento di 25 centesimi della componente in contanti dell’offerta, subordinato alla bocciatura dell’intero piano difensivo di Siena. Una mossa che porta al centro della contesa l’assemblea del Monte del 29 ottobre. Non risultano ancora reazioni ufficiali di Mps al rilancio, mentre prendono forma le prime scelte dei soci.

L’appuntamento di fine mese dovrà pronunciarsi sulle operazioni proposte da Lovaglio: le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, il trasferimento al Monte della partecipazione in Generali custodita da Mediobanca e la fusione dell’istituto di Piazzetta Cuccia. Intesa vuole trasformare quel voto in un «vero e proprio referendum» tra due progetti. Se l’assemblea darà il via libera al piano di Siena, l’offerta della banca guidata da Messina diventerà «definitivamente inefficace». Il voto diventa così il passaggio decisivo per la prosecuzione dell’offerta di Intesa.

Il consiglio di Ca’ de Sass ha contrapposto la «solidità e l’attrattività dell’Opas, fondata su un razionale industriale chiaro» alle offerte annunciate dal Monte, giudicate di «struttura particolarmente complessa» e di difficile valutazione per gli azionisti delle società coinvolte. È la lettura di Intesa, che accompagna il rilancio economico con una presa di posizione sulle conseguenze delle operazioni promosse da Mps.

Tra i punti indicati dal board figura proprio il rischio per l’«indipendenza di Generali, garantita da Mediobanca da decenni». Il richiamo trova ora una nuova e importante sponda sponda nelle parole di Benetton: la scelta di Edizione non riguarda soltanto la convenienza dell’offerta per i soci del Monte, ma anche l’assetto della compagnia assicurativa. La holding dichiara inoltre l’intenzione di mantenere una presenza stabile nel capitale di Intesa una volta conferite le azioni Mps.

Restano da conoscere le posizioni degli altri grandi azionisti. Tra i soci italiani l’attenzione è rivolta al gruppo Caltagirone, titolare del 13,5%. Nell’azionariato senese figurano anche BlackRock, con il 5%, Vanguard con il 3,1%, Norges con il 3% e Amundi con l’1,1%. Per gli investitori istituzionali saranno rilevanti le raccomandazioni dei consulenti Iss e Glass Lewis in vista dell’assemblea.

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