Intesa: trimestre record con 2,8 miliardi di utili
Il ceo Messina: noi fuori dal risiko, Generali non rientra negli obiettivi del nostro istituto di credito
«Abbiamo una quota di mercato in Italia che non ci permette di intraprendere transazioni»

Intesa Sanpaolo si tira fuori dalla nuova stagione del risiko finanziario che si sta aprendo in Italia per ragioni di antitrust.
Un discorso che vale non solo per possibili mire su altre banche, ma anche in direzione di Generali.
È quanto ha assicurato il ceo Carlo Messina partecipando alla conference call di presentazione dei conti trimestrali.
«Abbiamo chiuso il miglior trimestre di sempre grazie al contributo positivo di tutte le componenti della voce ricavi e la riduzione dei costi» ha rivendicato. Il gruppo ha archiviato il periodo gennaio-marzo con un utile netto di 2,76 miliardi di euro, superiore ai 2,62 miliardi attesi dagli analisti e in crescita del 5,6% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.
«Si tratta di un risultato eccezionale» ha proseguito Messina.
«Continuiamo a ridurre i costi e a generare capitale. Confermiamo l’obiettivo di 10 miliardi di utile».
Quindi ha comunicato di voler lasciare la parola al cfo Luca Bocca, avendo subito un grave lutto familiare (nella giornata di giovedì è morta sua mamma), ma non prima di sgombrare il campo in merito alle voci su possibili acquisizioni: «Non posso fare altro che sottolineare che l’Antitrust è un aspetto cruciale per noi che non ci permette di considerare nessun tipo di acquisizione».
Quanto a Generali, ha ribadito: «Abbiamo un modello di impresa che è basato sulla wealth management e protection, ma abbiamo anche una quota di mercato in Italia che non ci permette di intraprendere transazioni nel sistema bancario e nel sistema assicurativo, perché incorreremmo in problematiche di tipo Antitrust».
Nella compagnia del Leone, ha aggiunto, «è presente oggi – come negli ultimi due anni – una platea di azionisti che è sempre la stessa con qualche cambiamento nelle percentuali: Delfin, UniCredit e Caltagirone hanno avuto lo stesso approccio votando contro l’attuale management. È una questione», che «deve essere affrontata da controparti diverse da Intesa Sanpaolo» ha aggiunto rimarcando la questione delle normative sulla libera concorrenza.
Tornando ai numeri, nel trimestre i proventi operativi netti si sono attestati a 7,154 miliardi da 6,796 miliardi del primo trimestre 2025 (+5,3%), sopra le attese degli analisti, a quota 6,91 miliardi.
Il margine di interesse è stato pari a 3,64 miliardi, mentre le commissioni nette hanno raggiunto quota 2,52 miliardi. «Il solido andamento economico e patrimoniale del trimestre si è tradotto in una significativa creazione di valore per tutti gli stakeholder da parte del gruppo, che si posiziona ai vertici mondiali per impatto sociale» si legge in una nota della banca. Il Cet1 ratio, che è il principale indicatore della solidità patrimoniale in ambito bancario, si è attestato al 13%, deducendo dal capitale 2,6 miliardi di distribuzione maturata nel primo trimestre e 2,6 miliardi di buyback da avviare a luglio prossimo, su un livello di assoluta tranquillità.
Prosegue, intanto, la riduzione dell’esposizione verso la Russia, scesa di oltre il 94% (nell’ordine di 3,4 miliardi di euro) rispetto a fine giugno 2022.
L’esposizione residua rappresenta ora lo 0,05% del totale dei crediti verso clientela del gruppo.
«Siamo in una posizione comoda per aumentare il margine di interesse quest’anno rispetto al 2025» ha detto Bocca rispondendo a un analista. Per poi aggiungere che la guidance potrà essere alzata una volta che saranno disponibili i numeri di metà anno.
A conclusione il top manager ha sottolineato che le previsioni della banca sono fatte sulla base di un Euribor stabile.
Una precisazione resa necessaria dalla consapevolezza che il quadro dei tassi resta incerto, con un rialzo probabile nei mesi a venire – se non vi sarà una frenata dell’inflazione – che favorirebbe i conti bancari grazie alla possibilità di ottenere margini più elevati dalla differenza tra il costo della raccolta e quello dei finanziamenti offerti alla clientela.
Infine ha fatto sapere che Intesa non si nasconde le difficoltà del quadro macroeconomico, ma non riscontra «minacce significative alla qualità degli attivi del gruppo», complice il calo dei crediti non performanti operato nel corso degli ultimi anni.—
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