La nuova mappa del mondo: Francesco Costa apre Treviso Città Impresa

L’evento promosso da Nem giovedì 25 alle 21 a San Teonisto. Per quattro giorni incontri, interviste pubbliche e presentazioni di libri tra sviluppo e mutazioni sociali

Fabrizio BrancoliFabrizio Brancoli

Il prequel del festival dei territori industriali, giovedì 25 marzo,  è affidato a un nome di grande impatto, tant’è vero che i posti sono esauriti da giorni. Alle nove di sera nell’ex chiesa di San Teonisto (via San Nicolò, 31) prenderà la parola Francesco Costa, direttore del Post, uno dei più lucidi sguardi sul nostro presente. Il titolo della serata è, diciamo così, impegnativo: La nuova mappa del mondo. È l’ormai onnipresente tematica geopolitica, della quale oggettivamente non si può fare a meno se si vuole tentare una lettura di ciò che ci circonda, dal cortile al satellite, dalle inevitabili paure alle poche speranze.

Ridefinire l’Occidente

Un’occasione per ridefinire l’occidente e le sue dinamiche instabili, poco diplomatiche, spesso aggressive, verso il resto del pianeta Terra. Con la partecipazione sempre meno straordinaria di concetti che si stanno facendo largo: mappe variabili e medie potenze, stretti delicati e corridoi commerciali. Lucio Dalla cantava “i russi, i russi, gli americani”, ma la musica è cambiata, dal Venezuela all’Iran, dall’incidenza cinese alle elezioni francesi passando per lo spazio, Gaza, Kiev e il cosiddetto nuovo ordine mondiale.

Il festival - promosso da Nem, Il Nordest e la tribuna di Treviso - durerà fino a domenica e proverà a mettere a fuoco il rapporto tra sviluppo economico, territorio e mutazioni sociali. È anche la sede adatta per accendere un faro su questa definizione – “città impresa” – e vagliarla: capirne il senso, smontarla, ricomporla.

Che cosa significa davvero essere una città-impresa in Italia? È una coincidenza geografica tra luogo urbano e sistema produttivo, oppure una forma più profonda di identità condivisa? È una questione di distretto, di monocultura industriale (con casi quasi “totemici”, di facile individuazione, tipo Maranello), oppure esistono città di imprese plurime e articolate, che incarnano questa dimensione in modo più diffuso, quasi culturale, come sembra suggerire il caso di Treviso?

Questo evento di quattro giorni può restituirci un’immagine – non tanto geografica quanto concettuale – delle forme che questa relazione può assumere oggi. E talvolta città e impresa smettono di essere due dimensioni e diventano una cosa sola. —

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