La guerra sospesa di Teheran, ma ora il vero fronte è l’energia elettrica

Lo scrittore Tolouei: se saranno attaccate le centrali in Iran si penserà a un atto di ostilità verso il popolo. «Tutte le basi missilistiche sotterranee funzionano al di fuori della rete»

Farian Sabahi
Farian Sabahi
Farian Sabahi

«Se fossero colpite le centrali elettriche, le nostre vite sarebbero sconvolte: l’Iran diventerebbe come Gaza e come il Libano. Un simile attacco sarebbe percepito come un atto di ostilità verso il popolo, perché tutte le basi missilistiche sotterranee funzionano al di fuori della rete elettrica». Lo scrittore iraniano Mohammad Tolouei si trova attualmente a Teheran, sotto le bombe israeliane e statunitensi. Autore del romanzo Enciclopedia dei sogni (trad. Giacomo Longhi, Bompiani, 2025), osserva che in queste settimane di guerra non pare vi siano blackout a Teheran, forse perché una parte della popolazione ha lasciato la capitale.

Domenica il presidente statunitense Donald Trump minacciava di prendere di mira le centrali elettriche, nel caso in cui la leadership di Teheran non avesse riaperto il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz nel giro di ventiquattro ore. L’Iran ha riaperto lo Stretto, ma soltanto ad alcune navi, facendo pagare un pedaggio che in qualche caso raggiunge i due milioni di dollari. Lunedì, Trump annunciava cinque giorni di pausa e «colloqui produttivi».

Teheran smentiva e accusava il tycoon di aver fatto «marcia indietro». I mercati respirano, la guerra sembra sospesa, ma i bombardamenti israeliani e statunitensi sull’Iran continuano. Gli obiettivi di Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu sembrano divergere: se il primo vorrebbe dichiarare vittoria, gli obiettivi del leader dello Stato ebraico sono il collasso dell’Iran e la distruzione delle sue infrastrutture.

Secondo la Mezzaluna Rossa, in questa guerra sono stati distrutti 81 mila edifici civili, inclusi ospedali e scuole, come la scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell’Iran, dove sono morte 175 persone di cui 165 bambine. Israele e Usa hanno preso di mira le infrastrutture del gas, del petrolio e nucleari.

Ora, il conflitto potrebbe estendersi alle centrali elettriche. L’Iran ne ha oltre 90, alcune sulle coste del Golfo persico. La più grande è a nord, vicino al monte Damavand, alla periferia della provincia di Teheran, produce quasi 2.900 megawatt e rifornisce parzialmente Teheran. La seconda si chiama Shahid Salimi, è a Neka, nella provincia settentrionale di Mazandaran, e ha una capacità produttiva di 2.214 megawatt. La terza, Shahid Rajai, si trova nella provincia settentrionale di Qazvin, con una capacità produttiva di 2.042 megawatt.

Nonostante le ingenti riserve di petrolio e gas, in Iran l’elettricità è razionata. Il Paese soffre di carenze energetiche a causa delle infrastrutture obsolete e delle sanzioni internazionali. In Iran, circa il 38% dell’elettricità è generata da centrali a ciclo combinato (che utilizzano turbine a gas e a vapore), mentre il 26 percento dell’elettricità è generata dalle centrali a gas. Le fonti di energia rinnovabile rappresentano il 13% della produzione di elettricità. L’energia nucleare rappresenta solo l’1% del fabbisogno energetico, con un’unica centrale nucleare operativa a Bushehrcon una capacità produttiva di 1.000 megawatt.

Nel settembre scorso, Teheran e Mosca hanno firmato un contratto da 25 miliardi di dollari per la costruzione di altre quattro centrali nucleari nell’Iran meridionale, ciascuna con una capacità di circa 1. 255 mw.

Nel dopoguerra, in Iran ci saranno da ricostruire edifici militari e civili, ma difficilmente la leadership di Teheran accetterà di collaborare con Paesi ritenuti ostili, ovvero con quelli che durante il conflitto si sono schierati con Washington e Tel Aviv.

Nel caso in cui fossero colpite le centrali elettriche, i tempi di costruzione variano notevolmente in base alla tecnologia utilizzata, passando dai circa due anni per impianti a gas a oltre 10 anni per progetti nucleari complessi. Per le centrali a ciclo combinato (a gas) i tempi sono relativamente rapidi. Progetti di conversione o costruzione di nuove centrali a turbina a gas ad alta efficienza richiedono circa 22-24 mesi.

Oltre alla ricostruzione di edifici residenziali, scuole, ospedali, fabbriche e – forse – centrali, sarà indispensabile procedere allo sminamento del Golfo persico. In questo ambito, le capacità della marina giapponese sono considerate tra le più avanzate al mondo, ma il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha precisato che un eventuale impiego di unità per operazioni di sminamento potrebbe essere preso in considerazione «solo in caso di cessate il fuoco completo nel conflitto».

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Farian Sabahi è giornalista, ricercatrice in Storia contemporanea Università dell'Insubria e delegata Affari istituzionalie diplomatici Di suit). Sarà al festival sabato alle 10, al Bailo, in un panel con Dino Borri, docente Urban planning Politecnico di Bari,Giulio De Carli,fondatore e managing partner One Works, e Pier Francesco Zazo, già ambasciatore d’Italia in Ucraina.Condurrà Fabio Poloni (laTribuna-Nem). Il titolo del dibattito:Gaza, Iran Ucraina, la sfida della ricostruzione.

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