Top 100 Fvg, Pozzo: «Rilanciamo l’industria, le delocalizzazioni ci avevano fatto assopire»
Le sfide dell’innovazione e del capitale umano all’evento Nem organizzato all’Its Academy di Udine. Lo slancio può arrivare anche dal ricambio generazionale, che dà nuova spinta alle imprese

I venti di guerra che continuano a soffiare, dall’Iran all’Ucraina, la geopolitica impazzita, con l’atlantismo in bilico e gli Stati Uniti sempre meno alleati, la tempesta sui prezzi di petrolio e gas. Ce n’è abbastanza per moltiplicare le incognite per chi fa impresa, gli interrogativi su un domani che, anche se e quando si spegnerà il rumore delle armi, non ci restituirà gli scenari a cui eravamo abituati. «Non possiamo illuderci sulla prospettiva di una normalizzazione post conflitto: niente tornerà come prima». Il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo descrive così, intervenendo giovedì alla presentazione-evento di Top 100 sotto le volte dell’Its Academy di Udine, il sentiment del manifatturiero friulano.
Quello di “tempesta perfetta” è forse un concetto abusato, ma mai come oggi quell’abuso sembra dettato dal realismo. O quanto meno da un giustificato pessimismo, tanto più se al pettine dell’era post-globale si avvicinano nodi troppo a lungo irrisolti. Primo fra tutti quello della deindustrializzazione. «Vent’anni fa – questa la riflessione di Pozzo – l’industria pesava per il 24%, oggi è al di sotto del 20%. In Friuli Venezia Giulia ci attestiamo ancora al 24%, grazie alla nostra vocazione manifatturiera e a un export di 20 miliardi. La logica della globalizzazione ci ha portato a spostarci in Paesi a basso costo del lavoro, spesso per scelta obbligata, ma ci siamo assopiti quando era il momento di investire per innovare. E oggi ci troviamo a fare i conti con una Cina che scommette sulla robotica e minaccia di invaderci con i suoi umanoidi. Se succedesse perderemmo una sfida non solo economica, ma anche culturale».
La sfida è anche nelle conoscenze. Nella difesa, insiste Pozzo, del livello culturale e tecnologico del territorio, diretta espressione del suo tessuto industriale. Una simbiosi che è arricchimento reciproco, come insegna la storia del manifatturiero italiano, da Nord Est alla Motor Valley dell’Emilia. Una storia fatta anche di competenze, di nuove leve che grandi gruppi come Danieli hanno cercato e continuano a coltivare in Friuli, anche realizzando istituti come l’Its Academy che ospita Top 100, e soprattutto all’estero. «Il cervello e il cuore del nostro gruppo sono friulani – ricorda l’amministratore delegato del colosso di Buttrio Giacomo Mareschi Danieli –, ma il nostro è un territorio troppo piccolo. Solo il 30% delle nostre maestranze lavora in Friuli. E se continuiamo a crescere è proprio perché continuiamo a internazionalizzare».
Ma estero non significa solo nuovi siti produttivi e nuovi mercati. Significa anche nuove competenze. Lo sa bene Confindustria Udine, sul piede di partenza per l’Argentina sulle rotte di un progetto ponte che porterà in Friuli, come annuncia Luigino Pozzo, duecento giovani pronti a spendere le proprie competenze nella terra dalla quale partirono i loro nonni o i nonni dei nonni. Deindustrializzazione, crisi demografica e fuga dei giovani, verso migliori prospettive di reddito e di carriera, del resto, sono un problema non solo italiano o nordestino, ma con cui deve fare i conti tutto l’Occidente nell’era post globale.
Una post globalizzazione carica di incognite, di concorrenza a tutto campo, di pericoli ma anche di opportunità, in una fase di profondo riassetto delle catene di fornitura. Non è un caso se l’Italia pensa a come conservare il ruolo ancora fondamentale dell’Ilva come cuore siderurgico del nostro manifatturiero, «con un contributo insostituibile di 20 milioni di tonnellate all’anno, che Ilva o chi per lei dovrà continuare a garantire», commenta Pozzo. E non è un caso neppure se, tra gli ultimi ordini acquisiti da Danieli, uno dei più importanti, sottolinea Giacomo Mareschi Danieli, è il nuovo impianto siderurgico che il gruppo di Buttrio realizzerà in Francia per Marcegaglia.
Ma difendere il cuore manifatturiero del Nord Est e dell’Italia passa anche attraverso altre sfide, dall’implementazione dell’intelligenza artificiale nei processi, pena l’aggravarsi del divario dalla Cina, alla gestione di un processo cruciale come il passaggio generazionale. Un ricambio generazionale che ha effetti positivi sulla crescita, coincidendo con un salto di qualità nella governance e della crescita: i ricavi passano dal +5,6% segnato nel triennio pre-passaggio al +13,8% nei tre anni successivi, secondo lo studio presentato da Alessandro Minchilli, professore della Bocconi, elaborato su un campione di quasi 3.800 imprese fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, regioni dove il ricambio generazionale sta accelerando.
Effetti positivi che un’altra ammiraglia friulana come Icop ha riscontrato in modo anticipato con l’ingresso della quarta generazione nella stanza dei bottoni: «La spinta alla quotazione in Borsa nel 2024 – spiega l’amministratore delegato Piero Petrucco – è arrivata da mio figlio e dalla sua formazione finanziaria, che ci ha aperto nuove prospettive. E la quotazione, è stato un passaggio chiave per l’acquisizione di Atlantic GeoConstruction Holdings, che ha segnato il nostro sbarco negli Usa. Vero che la finanza non basta, così come non basta rivedere la governance. Prima viene il progetto industriale, ma contano anche gli strumenti capaci di dare ali a quel progetto».
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