«Tecnologie e dimensioni. Alle imprese venete serve un salto in avanti»

Nella sede di Nice Group a Oderzo l’evento Top 100 del Nord Est organizzato da Nem e Pwc. «Il passaggio generazionale sta accelerando e può essere un’occasione per le aziende»

Nicola Brillo
Un momento del Top 100 che si è svolto alla Nice a Oderzo
Un momento del Top 100 che si è svolto alla Nice a Oderzo

«Il ricambio generazionale deve essere visto e preparato per tempo, come un cambio di governance». È quanto affermato ieri dal professor Alessandro Minichilli, direttore del Croporate governance Lab della Sda Bocconi nel suo intervento all’evento “Top 100 – Le imprese leader del Nord Est”, organizzato da Nord Est Multimedia e da Pwc, ospitata alla Nice di Oderzo.

Negli ultimi due anni sono stati 366 i ricambi generazionali nel Nord Est (il 10% della popolazione delle imprese familiari), il 42% in più rispetto a quanto si potesse prevedere in base ai dati storici.

«Abbiamo registrato una accelerazione significativa, fino al 2030 ipotizziamo altri 560 successioni, in particolare nelle piccole e medie», ha aggiunto il professore, «dopo il passaggio di testimone il fatturato cresce in media dell’8%, con una crescita più marcata se la successione avviene al di fuori della famiglia».

A lavorare da trent’anni sul ricambio generazionale è il fondo 21 Invest fondato da Alessandro Benetton. «Circa il 50% delle opportunità che valutiamo nasce da passaggi generazionali, soprattutto nel Nord Est», ha spiegato Andrea Mazzucato, managing partner di 21 Invest, «spesso mancano eredi pronti a subentrare, altre volte le figure ci sono, ma faticano a trovare spazio. Il limite è doppio: imprenditori restii ad accogliere manager esterni e professionisti esperti che faticano ad adattarsi alle medie realtà locali. Il nostro ruolo è quello di facilitare questi passaggi, ad esempio, dal nostro ingresso in Consydera ed Energreen, le due società hanno registrato complessivamente una crescita del fatturato di oltre 130 milioni e di più di 400 dipendenti, generando un impatto positivo sul territorio».

Manager esteri sono al lavoro alla Nice Group di Oderzo. «Abbiamo favorito l’ingresso di manager internazionali da tempo – spiega Lauro Buoro, fondatore e presidente. Nata nel 1993, Nice è uno dei principali player globali nel settore dell’automazione. Conosciuta per l’automazione di cancelli e garage, progetta e produce sistemi integrati per la domotica: dall’illuminazione alle soluzioni di schermatura solare, dai sistemi di sicurezza all’audio-video. «L’imprenditore deve fare da guida, disegnare la mappa dei prossimi 10 anni: bisogna saper programmare per tempo i cambiamenti».

Il momento, certamente, non è facile per le imprese del Triveneto. La classifica delle 100 maggiori imprese dell’area elaborata dalla Fondazione Nord Est mostra che nel 2024 i ricavi complessivi delle cento sono stati di 156,4 miliardi, in calo dell’1,4%. Se si esclude Hera Trading, la più esposta al prezzo dell’energia, il progresso è stato di appena lo 0,6%. È scesa la redditività, anche se l’89% delle prime 100 è in utile. Numeri forse non brillanti ma solidi, dunque, anche se ora la guerra in Iran rende le prospettive incerte: «La crisi può passare senza troppi danni se non durerà a lungo», dice Alice Giacomelli, ricercatrice della Fondazione Nord Est.

«Italia ed Europa non hanno e non avranno mai materie rare e questo crea dipendenza. La concentrazione sul costo del lavoro ci ha portato alla delocalizzazione, consentendo alla Cina di diventare di gran lunga il maggiore esportatore al mondo. La nostra economia ha perso in competitività e siamo diventati un’economia di trasformazione e servizi. Adesso abbiamo però grandi opportunità, grazie ad esempio all’Intelligenza Artificiale, che può aumentare in maniera importante la nostra produttività», dice Giorgio Simonelli, partner di PwC Italia.

«India e Cina si stanno spartendo i mercati internazionali – spiega Enrico Carraro, presidente di Carraro Group – l’elettronica più in Cina, l’agricoltura in India, ma rimarranno grandi concorrenti, hanno ampi spazi di crescita, soprattutto nei mercati locali. Per noi produrre in Asia non ha portato nulla via dall’Italia, l’abbiamo fatto con una strategia local for local. E questo ci ha dato grande spinta».

Le nuove sfide interessano anche lo spazio. «La new space economy durerà per moltissimo tempo, siamo agli inizi di un mondo completamente nuovo – dichiara Gino Bucciol, co-fondatore di Officina Stellare -. Lo spazio sta diventando la nuova frontiera nella quale nasceranno tante opportunità per le imprese, principalmente l’evoluzione nella connessione, che impatterà sulla vita di tutti noi». Tra le sfide, naturalmente, anche quella dell’energia. Il costo dei combustibili ha forti impatti sui bilanci societari della acciaierie. «In passato siamo stati sull’ottovolante per i conti delle materie prime – spiega Raffaele Ruella, ad di Beltrame Group - per noi l’energia è un costo e una leva di business. Abbiamo così deciso di investire su fonti alternative, come fotovoltaico e idroelettrico, tanto che auto produciamo il 40%. Stiamo costruendo in Romania un reattore nucleare modulare, anche se ci vorrà tempo».

Michele Balice, capo area Nordest di Banca Ifis, sottolinea la capacità delle imprese venete di cercare sempre nuovi sbocchi commerciali e adattarsi: «Proprio nei momenti di difficoltà, gli investimenti in innovazione alimentano la nascita di eccellenze capaci di competere con successo sui mercati internazionali».

Riproduzione riservata © il Nord Est