Sport Business Forum: la musica memorabile del ciclismo

Il dialogo tra Nicola Rosin (Colnago) e Fortunato Ortombina (Teatro alla Scala) unisce ciclismo e lirica tra eccellenze italiane, tra Pogacar, cultura e visione d’impresa. Un confronto tra due mondi diversi ma accomunati da spettacolo, squadra e passione

Mattia Toffoletto
Sport Business Forum, confronto tra ciclismo e lirica: Rosin e Ortombina a Treviso
Sport Business Forum, confronto tra ciclismo e lirica: Rosin e Ortombina a Treviso

​​​​​«Ciclismo e lirica regalano un sogno», sottolinea Nicola Rosin, amministratore delegato Colnago. «Condividono il bene più prezioso dell’universo, il cuore dell’uomo», riflette Fortunato Ortombina, sovrintendente del Teatro alla Scala. Che cosa c’è di più lirico del ciclismo? Quale sport può racchiudere meglio storicità e modernità, la solennità senza tempo del canto lirico vale l’immortalità di un’impresa al Tour o al Giro?

 

Sport Business Forum
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Allo Sport Business Forum, terza edizione del festival promosso dal Gruppo Nem (che edita anche questo giornale) fra Treviso e Belluno, svetta il confronto fra queste due figure che rappresentano eccellenze italiane assolute, abbracciando due mondi inaspettatamente molto vicini.

Da una parte la Scala del ciclismo, con il fenomeno Tadej Pogacar legato a doppio filo alla Colnago nella sua infinita serie di trionfi. Dall’altra il tempio della lirica. Da una parte il brand di Cambiago, fondato da Ernesto Colnago. Dall’altra un’altra icona milanese. Due nomi di respiro mondiale. E sul fuoriclasse sloveno, l’icona del ciclismo contemporaneo, è inevitabile dibattere a palazzo Giacomelli. Con la conduzione di Fabrizio Brancoli, vicedirettore quotidiani Gruppo Nem con delega agli Eventi, e Andrea Schiavon, direttore del festival e della fondazione Sit.

«La sfida Pogacar-Vingegaard al Tour? Siamo scaramantici, ma Tadej ha sempre dimostrato di avere una marcia in più», afferma convinto il padovano Rosin, trascorsi nel basket ad alti livelli. «Io lo paragonerei al Trovatore di Verdi. Il motivo? Gli atti eroici», osserva Ortombina, «nella lirica oggi non c’è invece un Pogacar, l’ultimo è stato forse Luciano Pavarotti. La Scala del ciclismo? Tutta l’Italia. E fra bici e lirica vedo in comune pure il gioco di squadra: senza non vai da nessuna parte. Sport e musica sono scuole di vita». Bici e lirica hanno già goduto di un suggestivo punto di contatto alla presentazione della Colnago 2026 nell’inimitabile scenario della Scala.

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Ortombina, radici mantovane, già sovrintendente alla Felice, torna con la mente a quel momento significativo: «Una meraviglia incontrare tutto il ciclismo alla Scala. D’altronde, il teatro è luogo di incontri».

Un evento unico, tanto che ne è scaturita una Colnago limited edition da 72 pezzi. Ma le sovrapposizioni riportano indietro di 80 anni. L’uomo che guida la Scala ricorda la riapertura dell’ammiraglia del teatro italiano nel maggio 1946: segnò la rinascita del Paese. Come fece il Giro, poche settimane dopo, con la prima edizione post-bellica conquistata da Gino Bartali.

Poi, ragionando sulla maglia gialla in carica, emerge pure un retroscena legato alla Boucle 2025, antecedente la tappa del Tourmalet del 19 luglio con epilogo a Luchon-Superbagnéres. «Pogacar è ragazzo meraviglioso, ma estremamente esigente», racconta Rosin, «per una tappa del Tour dell’anno scorso ci ha chiesto... un telaio sverniciato, perché 18 grammi in meno possono fare la differenza in salita. Io mi sono subito rifiutato: le nostre bici non vanno mai sverniciate. Poi, però, veniamo sapere che Tadej sta provando a sverniciarla da solo. Morale della favola? Abbiamo mandato un telaio non verniciato».

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Non mancano le richieste curiose anche nel tempio dell’opera. «Un tenore aveva visto entrare presunti fischiatori. C’è chi voleva abolire l’effetto del fumo di scena, ma il terrore più comune è che l’orchestra suoni troppo forte». a è lo stesso sostantivo “spettacolo” a interpretare i due mondi: «O vinci, o non vinci. La lirica è come la Sanremo. Se non sei andato bene, il pubblico te lo fa sapere subito», incalza Ortombina. L’accettazione della sconfitta è un valore degli sportivi. Si può sbagliare? «Sì, ma ci sono errori che non si possono fare. La visione deve essere inattaccabile», rimarca Rosin. E se la Scala è un tempio mondiale, la Colnago di Pogacar è una fuoriserie: «La bici è un oggetto esclusivo. Costa molto, ma ci sono operai che risparmiano per comprarsela. Ne ricordo uno di Bari, incontrato a una fiera: era commosso, aveva messo da parte i soldi per regalarsi una Colnago».

Certo, non la limited edition per la partenza da Firenze del Tour 2024: 110 esemplari, venduta all’asta a 200. 000 euro.

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