Compagnoni: «Brignone, che potenza, rivedo me stessa nel 1998 e Goggia, troppo istinto»
Sci alpino femminile «è in ottima salute», ma nel maschile «avversari fortissimi da scalzare»

«La potenza è nulla senza controllo», recitava un noto slogan pubblicitario a metà degli anni Novanta. Deborah Compagnoni lo ha fatto suo per rivelare, secondo il suo punto di vista, qual è stata l’arma in più di Federica Brignone, protagonista assoluta alle olimpiadi di Milano Cortina col doppio oro in super gigante e gigante. Un’impresa dai contorni fenomenali, «che solo una con il suo carattere poteva fare», ha sottolineato la Compagnoni, prima atleta ad aver vinto una medaglia d’oro in tre diverse edizioni dei Giochi olimpici invernali nella storia dello sci alpino (Albertville 92, Lillehammer 94 e Nagano 98).
Esiste una spiegazione logica per quello che è stata capace di fare Federica Brignone?
«Se parliamo solo dell’atleta non ci sarebbe niente di speciale da raccontare perché siamo in presenza di una campionessa capace di firmare imprese di qualsiasi tipo ed in qualsiasi momento. Chiaro che se le due vittorie di Cortina le rapportiamo a quello che ha passato negli ultimi dieci mesi siamo in presenza di una storia eroica. Ma anche in questo caso esistono delle spiegazioni. Federica Brignone ha un carattere forte, è una tigre di soprannome ma anche di fatto. Ha accettato la sfida che le ha posto la vita ed alla fine l’ha vinta. Perché è nelle sue corde. Va poi sottolineato un altro aspetto, almeno è quello che penso io: in questi mesi si è allenata poco o niente sugli sci per ovvi motivi ma nello stesso tempo è riuscita a fare dei lavori che altre non fanno. Sulla propriocezione che l’ha aiutata a sviluppare una sensibilità ed una conoscenza ulteriore del suo corpo. Elementi che hanno fatto la differenza in pista. Ha fatto due gare in cui ha tenuto tutto sotto controllo. Nel gigante dell’altro giorno la sua superiorità è stata netta, anche nella sciata. Era tranquilla, ha gestito la situazione emotiva in maniera impeccabile. Si è visto il lavoro svolto negli ultimi dieci mesi lontani dalla pista».
C’è qualcosa in cui si rivede in questa Federica Brignone?
«Il mio sci appartiene a un’altra epoca, ormai chiusa. Però in lei ho rivisto forse me prima di Nagano 1998. Arrivai alle Olimpiadi reduce da un infortunio, lavorai molto di testa e poco in pista ma alla fine andò bene. Si dice spesso che la testa nello sci fa la differenza, come e forse anche più delle gambe. Ma è tremendamente vero, ed anche in questo Federica ce lo ha confermato».
Come giudica l’olimpiade di Sofia Goggia?
«Ha conquistato un bronzo pesantissimo, in condizioni mentali delicate. Quel bronzo assomiglia tanto ad un oro. Non era facile scendere dopo un infortunio così grave, l’elicottero sulla testa e venti minuti di stop. Lei è stata bravissima. A volte Sofia pecca nell’istinto. È una istintiva, aggredisce la pista senza mezze misure, è sempre stata la sua forza ma qualche volta anche un limite. Il bronzo in discesa è arrivato perché ha capito che la situazione richiedeva gestione. In super gigante aveva il miglior tempo quando è incappata nell’errore. L’errore fa parte del percorso, ma resta la più forte di tutte in discesa».
Che Olimpiadi sono state per l’Italia femminile dello sci alpino?
«Di Brignone e Goggia abbiamo parlato, ma devo dire che sono molto dispiaciuta per Lara Della Mea. Non condivido proprio quel regolamento. Lara è stata penalizzata. Il terzo tempo è suo, meritava il bronzo. Perché cancellarlo di fronte ad un ex equo? È una cosa che non riesco proprio a capire. Lara ha fatto una grande prova, è una medagliata simbolica anche se questo conta poco. Conta invece il valore dell’atleta. Il movimento femminile dello sci alpino gode di ottima salute e continuerà a far parlare di se perché dietro le big ci sono tante giovani che stanno crescendo. Peccato per l’infortunio di Giada D’Antonio, l’esperienza olimpica vale tanto per una ragazza di sedici anni. Siamo in buone mani, un po’ meno con gli uomini».
Ecco, le note dolenti arrivano proprio dagli uomini?
«Giovanni Franzoni ha riportato l’Italia maschile ai fasti di un tempo, ne avevamo parecchio bisogno. Peccato che nelle discipline tecniche le cose non vadano bene, ma c’è una attenuante che è bene sottolineare. A differenza del movimento femminile, quello maschile è molto più competitivo. Non è facile emergere tra i maschi, ci sono atleti fortissimi difficili da scalzare. Non riusciamo a farci largo nonostante la qualità su cui continuare a lavorare».
Chiusura dedicata al finale di stagione: cosa dobbiamo aspettarci?
«Sofia Goggia ha ottime possibilità di conquistare un titolo di specialità, discesa o super G. Vorrà anche vendicare un po’ queste olimpiadi, le motivazioni non le mancheranno di sicuro. A Federica consiglio un po’ di sano e meritato riposo. La Coppa del mondo quest’anno non è un assillo, tornerà ad esserlo presto perché conoscendola non mollerà di un centimetro, neanche dopo la vittoria di due ori olimpici».
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