Antonio Di Bella a Link: «Trump fa molti danni ma ha una scadenza. Europa più forte senza Orbán»

Il giornalista domenica a Trieste rifletterà sugli Stati Uniti: «Il presidente Usa perderà la maggioranza e sarà un’anatra zoppa. La situazione in Medio Oriente è complessa, ora Hormuz è in mano all’Iran. La Cina? È la vincitrice della tregua»

Marco Ballico
Antonio Di Bella
Antonio Di Bella

«Gli Stati Uniti non sono un mondo meraviglioso distrutto da un orco di nome Trump. Altre volte abbiamo visto pulsioni autocratiche e illiberali». Antonio Di Bella, storico volto del giornalismo Rai, lo scrive nel suo “Gli zar della Casa Bianca” (Solferino), punto di partenza del dialogo in programma domenica 12 aprile, dalle 10.30 alla Link Arena, insieme a Tiziana Ferrario e Giulio Gambino.

Non stiamo vivendo dunque un’anomalia?

«Basti pensare al presidente Polk che invase manu militari New Mexico, Texas e California, all’epoca del Messico. O al presidente McKinley che esaltava i dazi e considerava inutile il commercio internazionale. A mio parere, Trump è solo la più recente espressione di una tradizione americana che ciclicamente mette alla prova la democrazia».

I danni oggi sono planetari. Quanto potrà durare?

«Esattamente tre anni. Il sistema americano ha degli anticorpi. Le elezioni di medio termine, ad esempio, servono a riequilibrare il potere e a limitare eventuali derive. Non è un caso che oggi si vedano slogan come “no kings”: gli americani non vogliono un uomo solo al comando».

Come andranno le elezioni di metà mandato?

«Trump perderà la maggioranza al Congresso e, forse, anche al Senato. E si trasformerà in un’anatra zoppa. Con la conseguenza che negli ultimi due anni potrà fare ancora danni, ma, nel momento in cui chiedesse il finanziamento di una guerra, si troverà in minoranza».

Vede una soluzione per Medio Oriente e Iran?

«Tiriamo un sospiro di sollievo per il fatto che le minacce di far scomparire una civiltà non si siano concretizzate, ma la situazione rimane estremamente complessa. Tra l’altro, lo stretto di Hormuz, che era di libera circolazione, ora è nelle mani degli iraniani, come da memorandum accettato da Trump. Il rischio è quello di crisi ricorrenti, con fasi di escalation e momenti di tregua, senza una vera stabilizzazione nel breve periodo».

Quale futuro per la Nato?

«La Nato è un malato grave, ma non è così semplice smantellarla. Anche Trump deve fare i conti con equilibri consolidati. Certo, l’Europa dovrebbe rafforzare la propria difesa, ma non può farlo dall’oggi al domani. Servono anni e una maggiore coesione interna, che oggi ancora manca».

Che ruolo stanno giocando Russia e Cina?

«La Cina è la vincitrice della tregua in Iran. Con poche mosse, se non nessuna, ha ottenuto un successo strategico puntando sul fatto che Trump vuole presentarsi al prossimo incontro con Pechino avendo risolto il problema iraniano. La diplomazia lungimirante funziona meglio degli scatti d’ira a corto raggio del presidente Usa. E anche la Russia continua a inserirsi nelle fratture occidentali».

In questo contesto,i rischi per il porto di Trieste?

«Il Mediterraneo resta luogo centrale, sbocco naturale di un’Europa che deve vedere sul fronte sud le opportunità più che i pericoli. Anche il porto di Trieste ha ovviamente tutto da guadagnare da uno scenario di stabilità. Tensioni e conflitti mettono a rischio rotte commerciali e investimenti».

Uno sguardo al futuro: cosa temere di più?

«Già domenica c’è un appuntamento chiave: il voto in Ungheria, lì dove Orbán è la quinta colonna di Putin. Un’Europa senza Orbán sarebbe più forte e riaffermerebbe i principi del diritto».

La terza guerra mondiale è un’ipotesi concreta?

«Credo che continueremo a vedere delle fiammate, ma non una guerra simile alle prime due». —

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