Sanità in Veneto, la nuova frontiera: sarà il medico di base a prenotare lo specialista
La sfida dell’assessore Gerosa che da luglio vuole attivare un sistema più veloce: «Vogliamo far sì che il paziente che esce dall’ambulatorio non abbia in tasca la sola prescrizione medica, ma anche l’appuntamento dallo specialista»

Dal medico di famiglia alla prenotazione immediata di visite ed esami. È la nuova frontiera della sanità: la sfida forse avveniristica su cui punta la Regione Veneto, con l’assessore Gino Gerosa. «Vogliamo far sì che il paziente che esce dall’ambulatorio non abbia in tasca la sola prescrizione medica, ma anche l’appuntamento dallo specialista» ha detto il luminare della Cardiochirurgia, ora nelle vesti di assessore alla Sanità. La frontiera temporale: luglio. «Speriamo di farcela», la concessione al poco tempo. Da parte di un professionista per il quale le sfide non sono mai state un problema.
Questo e poi tanto altro: i medici che ora mancano, ma il cui numero nel giro di pochi anni supererà il fabbisogno; le competenze da allargare: a partire da quelle prescrittive, per gli infermieri. Nel 2025 il deficit di medici è stato di circa 4 mila unità, nel 2026 il surplus positivo sarà di 800 medici, nel 2027 ben 3.200. E nel 2030 12 mila in più. E poi le Case di comunità e una nuova “stanza del cittadino” pensata per orientare e accompagnare le persone nel percorso di cura.

È la sanità del futuro immaginata dalla Regione Veneto e rilanciata sabato 9 maggio dall’assessore Gino Gerosa durante il panel Sanità privata in un mondo pubblico, ospitato alla Scuola della Carità nell’ambito del Galileo Festival. Una sanità sempre più territoriale e integrata, capace di alleggerire la pressione sugli ospedali e rispondere all’invecchiamento della popolazione. «Noi vogliamo fornire salute, non prestazioni», ha ribadito Gerosa davanti alla platea, sottolineando la necessità di “reingegnerizzare” il sistema sanitario regionale mantenendo fermo il principio di universalità del servizio pubblico.
A confrontarsi nel panel, moderato dalla giornalista del Gruppo Nem Laura Berlinghieri, sono stati anche Sandro De Nardi, docente di Diritto costituzionale all’Università di Padova, Vincenzo Papes, fondatore e amministratore delegato del Centro di Medicina, e la giornalista di ItalyPost Ilaria Vesentini, autrice del libro Chi ci curerà domani?. Gerosa ha affrontato subito il tema dei 4 miliardi di euro di spesa sanitaria out of pocket sostenuta dai cittadini veneti, una cifra cresciuta negli ultimi anni. «Sarebbe un problema – ha spiegato – se quei soldi fossero spesi da cittadini che non trovano risposta nel sistema sanitario regionale». Per l’assessore il nodo centrale resta la presa in carico complessiva del paziente, soprattutto anziani e fragili, categorie destinate a rappresentare una quota sempre più ampia della popolazione. Tra le proposte illustrate c’è il rafforzamento delle Case di comunità previste dal DM 77, strutture territoriali dove il cittadino potrà trovare medici di medicina generale, specialisti e servizi integrati. Qui dovrebbe prendere forma anche la “stanza del cittadino-paziente”, uno spazio dedicato alla prevenzione, agli stili di vita e all’informazione sanitaria, con strumenti digitali e persino visori per la realtà immersiva. Particolare attenzione anche al ruolo dei medici di base, con il nuovo modello pensato per ridurre tempi e passaggi burocratici e incidere sulle liste d’attesa.
Proprio su questo fronte Gerosa ha rivendicato risultati positivi del Veneto. «Le performance regionali sono molto buone», ha detto, pur riconoscendo la necessità di migliorare ulteriormente l’appropriatezza prescrittiva e diagnostica, evitando esami inutili e concentrando le risorse sui bisogni reali di salute.
Nel dibattito è intervenuto anche De Nardi, ricordando che «la Costituzione non contempla un monopolio pubblico» e che il privato accreditato è sempre stato parte integrante del sistema sanitario italiano. Un tema ripreso anche da Papes, che ha sottolineato come pubblico e privato debbano lavorare in sinergia. «Oggi il cittadino chiede rapidità, qualità e continuità assistenziale», ha osservato. «Il privato accreditato può rappresentare un supporto importante al sistema pubblico, soprattutto nella gestione della diagnostica e delle liste d’attesa. Anche perché le risorse a nostra disposizioni sono sufficienti a curare soltanto il 70% della popolazione, non il restante 30%».
Papes ha poi richiamato il tema della carenza di personale sanitario, condividendo le preoccupazioni già espresse dall’assessore. «Mancano medici e infermieri, ma soprattutto serve rendere attrattive le professioni sanitarie per i giovani», ha spiegato, sottolineando come innovazione tecnologica e digitalizzazione debbano essere strumenti al servizio della relazione con il paziente e non solo elementi organizzativi.
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