Otto binomi di temi opposti per decifrare le Frontiere, a Gorizia
Geopolitica, storia, filosofia al centro delle lezioni del festival a Gorizia dal 2 al 4 ottobre

Crossroads, in inglese, significa semplicemente incrocio: due strade che si tagliano. È il nome scelto per il percorso urbano che dal 2 al 4 ottobre porterà il tema della frontiera nelle vie del centro storico di Gorizia. Ma è anche il metodo dell’intero festival che lo ospita: “Frontiere/Meje. Dove i mondi si incontrano” costruisce le sue otto lezioni magistrali, in programma al Teatro Comunale Giuseppe Verdi, come altrettanti incroci fra idee opposte, che ogni relatore è chiamato a superare più che a difendere.
Prima di essere segnata da una linea di separazione, Gorizia è stata per secoli una frontiera nel significato più autentico del termine: un crocevia nel quale mondi diversi si incontravano e si arricchivano reciprocamente. È questa la differenza su cui il festival costruisce il proprio impianto: il confine divide con un segno netto, la frontiera è la zona di contatto dove le differenze restano vicine. Vicine come le otto coppie di termini scelte come titolo degli interventi del festival: Cina/Usa, Sionismo/Diaspora, Giovani/Adulti, Universo finito/Universo infinito, Maschile/Femminile, Bello/Brutto, Naturale/Artificiale, Oriente/Occidente.
A spiegare la genesi dell’operazione, presentata a Trieste, è Paolo Possamai, direttore del Gruppo Nem Nord Est Multimedia, che promuove il festival insieme agli Editori Laterza, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, al Comune di Gorizia e alla Regione: «La parola identità va maneggiata con estrema cura, perché viene etimologicamente dal latino idem, che vuol dire lo stesso».

Proprio per questo, ha spiegato, nessuna identità coincide davvero con quella di un altro: attribuire un’identità collettiva a un luogo o a un popolo è dunque un’operazione sempre rischiosa. Un monito che vale doppio in un territorio dalle «matrici plurime», ed è appunto a questo prisma che il festival intende dedicarsi, rivolgendosi a un pubblico auspicabilmente variegato. La logica, aggiunge, è «assolutamente concertata»: tre Università (Trieste, Udine, Nova Gorica), la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia partner fin dal principio, gli Editori Laterza, con cui la collaborazione dura ormai da oltre un decennio.
Non è un caso che il festival arrivi a un anno da Gorizia e Nova Gorica Capitale europea della cultura 2025: il capoluogo isontino, frontiera novecentesca per eccellenza, vive oggi una fase diversa, di cui Frontiere è un’ulteriore tappa.
Il programma, illustrato da Lodovico Steidl per Laterza, si apre venerdì 2 ottobre alle 17. 30 con la geopolitica di Giada Messetti su Cina/Usa, e prosegue alle 21 con la storica Anna Foa, prima vincitrice del Premio Strega Saggistica, che affronta Sionismo/Diaspora a partire dalla distruzione delle mura di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo.
Sabato 3 ottobre alle 15. 30 tocca allo psicologo Matteo Lancini raccontare la distanza fra Giovani e Adulti; alle 17. 30 il fisico Paolo Ferri, già responsabile delle missioni robotiche dell’Esa, discute di Universo finito/Universo infinito; alle 21 la sociolinguista Vera Gheno affronta il rapporto tra Maschile e Femminile a partire dalla lingua di tutti i giorni.
Domenica 4 ottobre apre alle 11 il filosofo Stefano Velotti con Bello/Brutto, indagando il paradosso per cui ciò che ci repelle può affascinarci e ciò che ci rassicura non sempre lo fa; alle 15 Maurizio Ferraris mette a confronto intelligenza naturale e artificiale, con una seconda lezione, lunedì 5 ottobre, dedicata alle scuole all’Epic Center di Piazza Transalpina; alle 17 chiude Alessandro Vanoli che rimette in discussione una frattura, quella tra Oriente e Occidente, risalente secondo Steidl almeno ai viaggi di Marco Polo: una scelta non casuale come ultimo appuntamento, per «mettere un punto fermo» sul filo che lega l’intero festival.
L’assessore regionale Fabio Scoccimarro ha portato il saluto della Regione, ricordando che «non tutte le ferite del Novecento sul nostro confine orientale sono ancora definitivamente rimarginate» e invitando a condannare, senza distinzioni di parte, ogni nostalgia totalitaria. Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha insistito sul tema dell’identità come scelta più che come dato di fatto: «Loro chi? Loro siamo noi», ha detto, ricordando come il capoluogo isontino non abbia inventato nulla con la Capitale europea della cultura, ma «accelerato qualcosa che già c’era».
Sul ruolo della Fondazione Carigo è intervenuta la presidente Roberta Demartin, che ha ricostruito con Possamai la genesi del progetto: «Abbiamo cominciato a parlare di confini, poi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: no, dopo Gorizia e Nova Gorica 2025 bisogna parlare di frontiere». Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle fondazioni, «non dovete essere solo spettatrici del cambiamento, ma protagoniste del cambiamento», Demartin ha descritto il lavoro sul territorio come un’attivazione «arrivata spontanea». La cerimonia di apertura è in programma venerdì 2 ottobre alle 16 al Teatro Verdi.
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