Madre, quando sarò pronta: la storia di tre amiche e della start up che dà un nuovo ritmo alla maternità
Dalla loro esperienza personale è nata MeggyCare, la start up con cui tre giovani amiche hanno scelto di accompagnare altre donne verso una maternità consapevole e senza fretta. Un progetto che unisce informazione, supporto e libertà di scegliere il proprio tempo

Avevano appena partecipato a un’operazione milionaria, la vendita di un prodotto digitale a un importante gruppo imprenditoriale. E c’era da partire con il progetto successivo, ma hanno preferito fermarsi un attimo.
«Per decidere cosa ne sarebbe stato della nostra vita, tra lavoro e famiglia. Per capire come continuare con il primo senza precluderci la seconda e la possibilità di avere figli», spiegano oggi Lara, Fanny e Francesca.
È nata così, da quel momento di riflessione tra amiche e colleghe, una scelta di futuro. E, insieme ad essa, una start up che non ha precedenti in Italia. MeggyCare, questo il suo nome, è la prima realtà a occuparsi del social freezing in termini di informazione e di servizi.
Il congelamento degli ovociti per motivi diversi da quelli di salute è una realtà diffusa negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, ma ancora in fase di decollo in Italia.
Dove comunque in un anno, dal 2023 al 2024, ha registrato un raddoppio degli accessi.
Il social freezing - che consente a una donna di mettere da parte gli ovuli per utilizzarli quando sarà pronta ad affrontare la maternità - è la scelta fatta da Laura Ranzato, Fanny Nardi e Francesca Bosio dopo quel momento di riflessione.
Una scelta di futuro a tutto campo, perché - imbattendosi in informazioni spesso lacunose e frammentarie se non addirittura sbagliate - le tre hanno deciso di entrare anche in azione. Intercettando un bisogno latente e trasformandolo in un’offerta.
È nata così la start up MeggyCare (dove meggy unisce le parole inglesi “my” ed “egg” che sta per “ i miei ovuli”) con un doppio compito: da un lato fare corretta informazione sul tema e dall’altro accompagnare le donne nell’eventuale percorso di crioconoservazione, facendosi carico di tutte le incombenze, dal contatto con le cliniche, fino alla gestione della documentazione necessaria, agli eventuali viaggi da fare, ai pagamenti.
Non solo, e qui sta probabilmente l’obiettivo più socialmente avanzato: c’è il contatto con le imprese affinché il social freezing possa diventare materia di welfare aziendale. E ci sono già imprenditori interessati.
«MeggyCare ha innanzitutto una missione sociale che è quella di portare informazione su questo tema», spiega Lara Ranzato, chiamando in causa la sua esperienza fatta di disordinate ricerche online e di consulti a vuoto con amiche che ne sapevano meno di lei.
Un sondaggio fatto in passato tra 930 studentesse dell’Università di Padova ha certificato la situazione di scarsa informazione, mettendo in evidenza come appena il 34% avesse sentito parlare della crioconservazione per ragioni non mediche.
«Abbiamo creato delle community, fatto call, aperitivi, organizzato occasioni di incontro con l’intenzione di spiegare tutto quello che c’è da sapere», prosegue Ranzato. A quel punto se la donna ritiene di scegliere tale soluzione, la start up interviene con una serie di servizi.
«Le donne interessate vengono accompagnate nel loro percorso, dalla consulenza personalizzata al test della fertilità fino al social freezing, garantendo l’assistenza di cui necessitano e assicurando che non si sentano mai sole», sottolinea Ranzato.
Questo significa, concretamente, l’affiancamento passo-passo: nella scelta della clinica, nella prenotazione delle visite, nei pagamenti che possono essere rateizzati. Il costo base del trattamento è di 3 mila euro, ma se si considerano anche i farmaci e le visite iniziali, si può salire a 5-7 mila euro.
«Dopo l’esperienza personale abbiamo capito che c’era bisogno di sviluppare un percorso umano, ecco da dove è nata la nostra idea di start up», riassumono le fondatrici. Lo slogan è chiaro: “Fertilità al tuo tempo”.
Le fondatrici della società: «C’era l’orologio biologico. Ora quell’ansia è finita»
Lara Ranzato ha 29 anni, è stata campionessa di ginnastica ritmica e si è laureata alla Sant’Anna di Pisa in Gestione dell’Innovazione. Fanny Nardi, 31 anni, ex tennista, è laureata in Marketing della comunicazione. Francesca Bosio, master alla Apple Accademy di Napoli, ha fondato la community online “Minnovo”. Sono loro le tre giovani padovane, fondatrici della start up MaggyCare.
Colleghe alla AzzurroDigitale, hanno contribuito allo sviluppo di un prodotto tecnologico venduto a un importante gruppo imprenditoriale. Racconta Lara Ranzato: «Passato il primo quinquennio di lavoro, ci preparavamo a entrare nel successivo. E sentivamo il bisogno di farlo tenendo in equilibrio la professione con il desiderio di famiglia. Ma c’era da fare i conti con l’orologio biologico che andava inesorabilmente avanti».
Di qui la decisione di una fertilità sospesa: di congelare gli ovuli per quando saranno pronte alla maternità. «Ora è finita l’ansia ed è subentrata una grande tranquillità», assicura Lara.
Diverse le motivazioni che hanno spinto ciascuna di esse al social freezing.
Lara ha un compagno, c’è un progetto condiviso di famiglia e di figli, ma da realizzare più avanti.
Fanny ha chiuso una relazione, ma desidera un figlio: congelare gli ovuli significa la possibilità di una maternità con un futuro compagno che abbia gli stessi obiettivi.
Francesca ha dovuto misurarsi con il rischio della difficoltà ad avere figli più avanti e per questo ha deciso di tutelare tale possibilità. «Siamo tre casi diversi, siamo state le prime clienti di no stesse», raccontano.
La scheda
La preservazione della fertilità consiste nel congelare gli ovociti per motivi sanitari o per malattie della paziente. Viene praticata negli ospedali pubblici e in Veneto il costo è a carico della Regione.
Altra cosa è il social freezing: la pratica è la stessa, ma le motivazioni della crioconservazione sono diverse. Qui la salute non c’entra e si posticipa la maternità per svariate cause: migliori opportunità professionali e di carriera o, per contro, la mancanza di stabilità economica, l’alto costo della vita, la mancanza di un partner o di una relazione stabile, la sensazione di non essere ancora pronta per la genitorialità. In questo caso l’intervento viene fatto in strutture convenzionate e il costo è a carico della paziente.
L’importo medio è di 3 mila euro come base a cui aggiungere poi farmaci e visite varie per arrivare fino a un ammontare di 5-7 mila euro.
Gli ovociti congelati possono durare anche più di 20 anni, mentre il limite di età preferibile per una donna per la maternità è di 50 anni in quanto il rischio ostetrico e della gravidanza iniziano a essere fattori da considerare
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