Lo studio dello spazio è uomo per il 77 per cento: «Ma i talenti femminili sono decisivi per il futuro»
Il festival “Donne fra le stelle” arriva a Padova per rimettere al centro le competenze delle donne in campo aerospaziale. Caraveo, presidente della Società Astronomica Italiana: «Pensando alle giovani generazioni c'è molto bisogno di modelli di ruolo. Le donne possono riuscire a ottenere risultati e posizioni importanti». Boccia, Agenzia Spaziale Europea: «È un tema di competitività e di eccellenza»

«La metà dei neuroni del mondo sono nel cervello delle donne. Lo spazio di domani vedrà contributi importanti da uomini e donne che operano nel mondo della scienza, dalla tecnologia alla cibernetica, dalla chimica alla fisica». Patrizia Caraveo non ha dubbi sul futuro della ricerca in campo aerospaziale. Dal 2025 è presidente della Società Astronomica Italiana, e dal 2021 cura il festival “Donne fra le stelle”. L’edizione di quest’anno arriva a Padova, una scelta fatta anche «per avvicinarsi al mondo dell’università».
I dati
Oltre allo studio, lo spazio oggi è soprattutto un posto in cui lavorare. In Italia la Space Economy genera 8 miliardi di euro di produzione e occupa oltre 23 mila persone. Nelle imprese dell’upstream spaziale (tutte le attività orientate verso lo spazio) il 77,1% degli occupati è uomo, mentre soltanto il 22,9% è costituito da donne. Il divario comincia già dalla formazione. Tra i 20 e i 29 anni le laureate Stem (scienza, ingegneria, tecnologia e matematica) sono il 14,2 per cento tra le donne che conseguono un titolo universitario.
«Pensando alle giovani generazioni - aggiunge Caraveo - c'è molto bisogno di modelli di ruolo. Bisogna dimostrare che nel nostro campo le donne possono riuscire a ottenere risultati e posizioni importanti, anche in ambiti che sono tradizionalmente visti come terreno di gioco maschile».
I cambiamenti non sono un caso
Sia chiaro, le materie Stem nascono senza colore di genere, quello viene imposto dopo. “Donne fra le stelle” è anche l’occasione per ricordare dove nascono i divari che oggi impoveriscono la ricerca. «Questi campi di studio sono importanti per il futuro delle giovani generazioni. Il genere viene messo dalle sovrastrutture culturali. È chiaro che se le famiglie dicono a una bambina “Se non vai bene in matematica non importa, non dovrai fare questo nella vita”, allora ecco che nasce il problema».
In un settore competitivo come l’aerospazio, allargare lo sguardo e moltiplicare le esperienze può essere decisivo. Lo sottolinea Valentina Boccia, ingegnera aerospaziale dell'Esa, l’Agenzia Spaziale Europea: «È un tema di competitività e di eccellenza. Le attività spaziali contribuiscono ogni giorno a migliorare la qualità della vita di ognuno. Abbiamo di fronte a noi sfide che chiedono il contributo dei migliori talenti, e le donne devono potersi vedere protagoniste di questo futuro».
Le professioniste impiegate all’Esa sono aumentate negli anni, e non è un caso. «Bisogna progettare un percorso, dall’aumento dell’equilibrio vita-lavoro, al supporto alle famiglie fino al congedo parentale», sottolinea Boccia.
I divari a livello apicale
Se i dati mostrano un cambiamento lento ma positivo - pur rimanendo ancora lontani dalla parità - guardando alle posizioni apicali il quadro cambia. È l’esempio dell’Asi, l’Agenzia spaziale italiana. Lo racconta Barbara Negri, vice direttrice: «All’Asi abbiamo il 50 per cento di professioniste e il 50 per cento di professionisti. Purtroppo ai livelli dirigenziali questa percentuale non viene rispettata. C’è estremo bisogno delle capacità femminili, della loro visione allargata».
Nello sforzo di invertire rotta, ci si scontra con ruoli e guide che mancano, tra quelle sedie nei consigli di amministrazione o nei direttivi che ancora raramente ospitano figure femminili. «Lo spazio e la ricerca di punta non sono territori a noi preclusi, o meglio, non lo sono più».
È l’esperienza di Alessia Moretti, astrofisica e prima ricercatrice all’Inaf, l’Osservatorio astronomico di Padova. «Io ho iniziato a fare questo lavoro 20 anni fa, quando all’Inaf le colleghe si contavano sulle dita di una mano». Se le donne cercano spazio e vogliono fare carriera nel settore aerospaziale non stanno chiedendo un favore. Concedere lo spazio che meritano è strategico per tutti. Meritano di saperlo anche tutte le bambine che oggi sognano le stelle.
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