Pugilato, Bortot rinuncia al titolo Ebu: «Borse umilianti, la boxe femminile merita più rispetto»

L’atleta trevigiana, residente ad Abano, ha reso vacante la cintura che avrebbe dovuto difendere in Spagna, con un premio di 5mila euro: «Ai maschi offerte diverse. Non combatterò più, a meno di proposte irrinunciabili»

Valter Esposito
Silvia Bortot, 41 anni, nativa di Salgareda (Treviso), vive ad Abano Terme ed è tesserata per la Verona Boxe Fighters
Silvia Bortot, 41 anni, nativa di Salgareda (Treviso), vive ad Abano Terme ed è tesserata per la Verona Boxe Fighters

«Sto finendo il sacco da boxe, capo». «Non sono il tuo capo. E poi è il sacco che sta finendo te». E ancora: «Non ci vedo bene, capo». «Quanti occhi ti servono per arrivare alla fine del match?». «Me ne basta uno!». Botta e risposta tra Maggie Fitzgerald (Hillary Swank) e Frankie Dunn (Clint Eastwood), in “A million dollar baby” che vinse ben quattro premi Oscar. Il film narrava la storia della "pugilessa", per l'appunto tale Maggie Fitzgerald allenata da Frankie Dunn.

Questa storia ci ha fatto venire in mente la nostra Silvia Bortot, quarantuno anni, nativa di Salgareda (Treviso) ma residente ad Abano Terme e tesserata per la Verona Boxe Fighters del maestro Luca Tescaroli. Non più tardi di due giorni fa la Bortot ha confermato su Instagram di rinunciare a difendere il suo titolo europeo EBU (European Boxing Union) dei superleggeri conquistato per due volte, dopo aver conquistato anche diversi titolo nel kickboxing (tra questi un oro agli europei e un bronzo ai mondiali). Questa dolorosa rinuncia deriva dal fattore economico, in quanto le è stata "offerta" una borsa di cinquemila euro, tra l'altro per andare a combattere in Spagna contro Joana Fecioru, un’avversaria però sicuramente alla sua portata.

Bortot, qui mentre festeggia con il titolo europeo Ebu dei superleggeri
Bortot, qui mentre festeggia con il titolo europeo Ebu dei superleggeri

«Mi sento presa in giro: ho disputato tra dilettantismo e professionismo circa un centinaio d'incontri e sono anche stata sfidante per il titolo mondiale. Sono l'attuale campionessa europea EBU e mi propongono una "borsa" di cinquemila euro. Umiliante e discriminante. Il pugilato è in crisi ma ai maschi vengono fatte offerte diverse. In Italia nessun promoter è riuscito a vincere l'asta per questa sfida e così se l'è aggiudicata un promoter spagnolo a diecimila euro...pazzesco».

Da qui la rinuncia: «Non torno indietro ed ho promesso a mia madre che non combatterò più. Salire sul ring non è uno scherzo, i pugni fanno male e per prenderli oltre che darli bisogna essere rispettate come donne, pugili e atleti. Negli Stati Uniti è un altro mondo: creano spettacolo e vengono pagate molto di più. Se mi dovesse arrivare un'offerta importante, comunque, potrei tornare sui miei passi e salire ancora sul ring».

Silvia Bortot all’AO Arena di Manchester davanti a 28 mila persone
Silvia Bortot all’AO Arena di Manchester davanti a 28 mila persone

La vita di Bortot, comunque rimane intensa: «Quello che mi sono costruita non lo devo ai soldi guadagnati col pugilato come in molti pensano. Guadagno lavorando e sodo, sono allenatrice e istruttrice e organizzo dei camp in Italia e anche all'estero. Proprio di recente sono stata a Fuerteventura (Spagna) dove ho seguito tanti ragazzi pieni d'entusiasmo e poi sono anche laureata in design all'IUAV di Venezia e mi occupo come imprenditrice di questa attività che mi dona molta soddisfazione». Però il pugilato... «È nel mio cuore, non sono più giovanissima, ma ripeto se arriva una grande offerta magari oltreoceano, prenderei l'aereo pronta a indossare i guantoni per un'altra avventura sul ring, anche mia madre sicuramente capirebbe e farebbe il tifo non da bordo ring ma dalla televisione».

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