La lezione (dimenticata) di Gualberta Beccari: femminismo e parità di genere nella Padova dell’ Ottocento

Un pensiero rivoluzionario ma pacifico, un giornale politico tutto al femminile e una battaglia lunga una vita per l’emancipazione. La storia di Gualberta Alaide Beccari, padovana, tra le prime giornaliste italiane, riscoperta dopo decenni di silenzio

Fabiana Pesci
Gualberta Alaide Beccari e a destra il periodico da lei fondato "La donna"
Gualberta Alaide Beccari e a destra il periodico da lei fondato "La donna"

«Educarvi ed educare, unirvi, associarvi: è lì la leva del progresso». Era il 1868 quando da Padova Gualberta Alaide Beccari lanciava questo appello alle donne italiane firmando il primo numero de “La donna”, il giornale che avrebbe segnato una svolta nella storia dell’informazione e dell’emancipazione femminile.

Un progetto ambizioso: un periodico scritto esclusivamente da donne, capace di affrontare politica, istruzione, diritti e società in un’Italia ancora profondamente segnata da disuguaglianze. Un invito a una “rivoluzione pacifica”, senza violenza ma con idee forti, capace di scuotere coscienze e cambiare mentalità.

 

Beccari, nata a Padova nel 1842, autodidatta e unica sopravvissuta di quattordici fratelli, aveva intuito presto che istruzione e informazione sarebbero state le chiavi della libertà femminile. A soli 26 anni fondò “La donna”, dando voce a un pensiero allora radicale: parità salariale, accesso agli studi superiori, diritti politici, divorzio, abolizione della prostituzione regolamentata e dell’insegnamento religioso nelle scuole.

Attorno alla rivista si raccolse una rete sempre più ampia di intellettuali e attiviste, tra cui Anna Maria Mozzoni, Giorgia Saffi ed Elena Ballo. Il giornale cambiò nel tempo sottotitolo e ambizione, passando da “organo di interessi femminili” a vero e proprio presidio politico e culturale, mantenendo però fermi i suoi pilastri: diritti, istruzione e cittadinanza.

Le sue idee trovarono sostegno anche in figure centrali del Risorgimento come Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini. Ma allo stesso tempo suscitarono forti resistenze, soprattutto negli ambienti conservatori e nel clero, che contribuirono a isolarla progressivamente.

“La donna” cessò le pubblicazioni nel 1891. Gualberta Alaide Beccari morì nel 1906, a Bologna, in condizioni di povertà. Per decenni il suo nome è rimasto ai margini della memoria collettiva, quasi cancellato anche dal mondo dell’informazione che lei stessa aveva contribuito a rivoluzionare.

Oggi, grazie a studi e ricerche, la sua figura riemerge con una sorprendente attualità: quella di una donna che aveva già intuito tutto — il valore dell’istruzione, della rete, della voce collettiva — e che aveva provato, con determinazione e senza violenza, a cambiare la società. Una pioniera, e per troppo tempo una dimenticata.

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