Noi e la sorellanza fatta di ascolto, attese, complicità e piccoli gesti

Il dialogo con le detenute del carcere di Venezia sviluppa una relazione che nasce lentamente, nel tempo condiviso, nell’abitudine a tornare settimana dopo settimana nello stesso luogo, nel riconoscersi nelle storie delle altre anche quando sono molto diverse dalla propria

Giulia Ribaudo
Giulia Ribaudo, fondatrice di Closer, un’associazione culturale che promuove attività all'interno del carcere femminile della Giudecca di Venezia
Giulia Ribaudo, fondatrice di Closer, un’associazione culturale che promuove attività all'interno del carcere femminile della Giudecca di Venezia

Da dieci anni entro nel carcere femminile della Giudecca più o meno ogni venerdì o sabato pomeriggio.

Faccio parte dell’associazione Closer e in carcere ci vado con l’obiettivo di organizzare, insieme a un gruppo di donne ristrette, degli incontri con autori e autrici e di presentare i loro libri durante eventi pubblici: sì, in carcere, ma aperti alla cittadinanza.

I libri diventano per noi un pretesto per innescare dialogo. In un certo senso proviamo a restituire alla cultura quella che per noi è la sua funzione più autentica, lo scambio.

Questa attività, nel tempo, mi ha aiutata a sviluppare un senso di sorellanza che prima di questa esperienza non ero mai riuscita davvero a costruire con altri gruppi di donne. Una relazione concreta, fatta di ascolto, attese, complicità, lacrime, piccoli gesti.

Una sorellanza che nasce lentamente, nel tempo condiviso, nell’abitudine a tornare settimana dopo settimana nello stesso luogo, nel riconoscersi nelle storie delle altre anche quando sono molto diverse dalla propria.

Così, da dieci anni, l’8 marzo è sempre stato per me il giorno in cui provavo, fuori, a restituire la voce delle donne che stavano dentro: durante i presidi, quando le compagne mi invitavano a portare una testimonianza, o durante i pranzi con le amiche in cui ci dicevamo che sì, è vero, non si vuole dare valore a questa giornata considerandola la nostra festa, ma che alla fine un mazzo di mimosa fa sempre piacere riceverlo.

Quest’anno però è diverso.

G. è fuori da pochi giorni. Dopo tre anni, finalmente, posso pensare che sia lei a parlare. Ma soprattutto posso regalarle una mimosa senza chiedere il permesso a nessuno.

*

Giulia Ribaudo, veneziana, lavora per Arsenalia. Nel 2016 ha fondato Closer, un’associazione culturale che promuove attività all'interno del carcere femminile della Giudecca. Dal 2020 cura, insieme a Severino Antonelli, PIOMBI, la newsletter di Closer per parlare di carcere, libertà, giustizia e ingiustizie.

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