E se dio affidasse la superiorità di genere alle donne?
Per almeno un secolo potere alle donne con decreto divino e, passati i cent’anni, si ripristinerà la parità di genere: tutti sulla stessa linea di partenza. Ecco cosa potrebbe succedere

Prima o poi, doveva succedere, il motore primo del mondo (si può anche chiamare dio) si è stancato della presunta superiorità maschile sul genere femminile e ha pensato, con decreto divino, di saltare il fosso. Nessuna parità di genere come tardivo meccanismo di riparazione.
Ha deciso di andare oltre: superiorità di genere, femminile ovviamente. Per almeno un secolo. Solo a quel punto ripristinerà la parità di genere: tutti sulla stessa linea di partenza.
Sono subito successi dei terremoti economici: la busta paga del mondo femminile è lievitata. Nella fase di transizione, una sorta di breve interregno, è stato riconosciuto alle donne anche un surplus retributivo per le attività famigliari, un’aggiunta mensile che premi l’impegno a far sopravvivere la specie. Condizione che terminerà non appena il maschio avrà imparato l’uso del Viakal nel wc e nel bidet.

Moltissimi anche gli effetti nella società: la conduzione del festival di Sanremo è tutta al femminile, uomini solo per pulire il palco. Tutti i programmi televisivi, d’ogni ordine e grado, in mano alle donne, compresi ogni tipo di telecronache sportive e dibattiti politici.
Ai maschi è stato riservato il diritto di cronaca, inviati in ogni parte della nazione per raccogliere le osservazioni sull’andamento del prezzo dei broccoli e delle banane nei mercati rionali.
Non è stato, ovviamente, toccato il programma “Amici” che è già correttamente suprematista. La direttrice d’orchestra Venezi ha dato il suo plauso immediato.
Notevolissimi sono i mutamenti nel settore pubblicitario. Quel complesso settore, che serve a mettere in relazione il mondo della produzione con il mondo del consumo, ha visto un’autentica rivoluzione.
La pubblicità degli integratori contro il calo del testosterone maschile, con le note conseguenze, sono stati affidati a una donna, bellissima peraltro, che non riesce a trattenersi dal ridere mentre mostra il flaconcino di pillole. Più delicato lo spot pubblicitario, sempre affidato a una donna, per i disturbi della prostata: recitazione composta e comprensiva.
Attenzione: superiorità femminile ma non cancellazione d’ogni ruolo del maschio.
Infatti ad un uomo è stata affidata la pubblicità dell’Estathè che si è rivelata convincente anche se meno seduttiva. Ma forse era questa l’intenzione, mostrare che un bisogno non può essere indotto da una finzione ma soddisfatto dalla qualità e che questa deve essere intrinseca al prodotto stesso e non a chi lo promuove.
Il cambiamento più rilevante è, senza ombra di dubbio, la diminuzione dell’aggressività maschile fondata su muscoli e testosterone (con i suoi surrogati come missili e bombe).
L’uomo, che si considerava al vertice della gerarchia collettiva, non sente più di dover competere con altri maschi anch’essi convinti di essere al vertice. Faccenda questa che alimentava conflitti continui, dal momento che in due sopra un vertice non si riesce a stare.
Adesso entrambi passano le serate a leggere un libro, chiacchierare con gli amici o si bevono una sambuca mentre guardano trasmissioni culturali.
Essendo stati ridimensionati e sapendo che non possono aspirare ad alcuna superiorità per i prossimi secoli, i maschi si sono convertiti alla religione della gentilezza, non più percepita come retaggio da femminucce ma come accettazione di un comodo ed efficace stile di vita.
Ma il motore primo ( si può anche chiamare dio) non poteva pensarci duemila anni fa?
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Fulvio Ervas, opinionista dei quotidiani Nem e scrittore
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