Festival di Sanremo e le donne, quel “c’è di più” rimasto in attesa
Dal 1991, quando Jo Squillo e Sabrina Salerno cantavano al Festival di Sanremo “oltre le gambe c’è di più”, poco sembra cambiato. Tra numeri impari e ruoli decisionali quasi sempre al maschile, il festival riflette una disparità ancora aperta. Ma sotto i riflettori, una nuova generazione di artiste prova a riscrivere lo spartito

"Siamo donne, oltre le gambe c'è di più! Donne, donne, un universo immenso e più". Cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno nel 1991 sul palco dell'Ariston al Festival di Sanremo. Un allegro ritornello che nel suo significato letterale disinnesca lo stereotipo metonimico che riduce la donna a una parte per il tutto, cioè le sue gambe, evocando un'apertura verso una pluralità di talenti e aspirazioni del femminile, da valorizzare in un futuro magari prossimo.

Sono passati esattamente 35 anni ma il ritornello è rimasto lo stesso perché Sanremo 2026 si conferma ancora una volta come “Il festival al maschile più importante d'Italia” .
Così infatti titola un reportage di statistiche elaborato da Federica Pezzoni e recentemente diffuso nella newsletter “Ti spiego il dato” della giornalista Donata Columbro. La situazione che apparirà martedì, 24 febbraio, all'Ariston è in realtà il simbolo del gender gap che da sempre caratterizza l'industria musicale italiana e che abbiamo commentato con due autorevoli cantautrici del nostro territorio , la trevigiana Erica Boschiero , già finalista al Premio Tenco 2022 e “voce” di importanti iniziative sociali promosse da enti internazionali come la Fao, Emergency e Amnesty, e la vicentina Patrizia Laquidara , che parteciperà al festival di Sanremo nel 2003 vincendo il premio della critica Mia Martini nella sezione “Nuove proposte”.
Un vulnus italico
Venendo dunque ai numeri: nelle classifiche dei 100 album più venduti in Italia nel 2025 sono presenti solo 8 donne , e altrettante vedremo esibirsi sul palco dell'Ariston come soliste, a fronte di 18 uomini solisti, 3 partecipazioni miste e una band di musiciste, per un totale di 37 partecipanti composti da 14 voci femminili e 23 maschili.
Le donne in gara a Sanremo rappresentano quest'anno il 38% (una percentuale superiore alla media delle ultime dieci edizioni, che si aggira intorno al 25%, dovuto però ad un fatto fuori dalla norma, ovvero la partecipazione di “Le Bambole di Pezza”, la prima band interamente femminile al Festival in 76 edizioni).

«Questa è una situazione prettamente italiana», commenta Erica Boschiero, «perché se si considera ad esempio agli Stati Uniti, vediamo come la regina assoluta delle classifiche sia Taylor Swift, ma abbiamo altri grossi nomi nella scena musicale, da Beyoncé a Lady Gaga, per citarne solo altre due. Uno scenario impensabile in Italia per tanti fattori, legati alla cultura storica di un Paese cattolico che ha sempre definito la donna come madre, sposa e angelo del focolare. In ambito musicale le è concesso di fare la cantante, magari anche avvenente, ma che non perde tempo ad occuparsi di produzione e arrangiamenti, composizioni o scrittura».
Donne spettatrici
E le statistiche confermano questa lettura, secondo cui la figura della cantante interpretata sembra essere l'unica, nell'industria musicale, in cui la partecipazione femminile non viene percepita come un'eccezione. Qui si concentrano infatti le percentuali di donne più alte, comunque lontane dalla parità, ma di sicuro superiori rispetto agli altri ambiti della filiera musicale. Ad esempio chi ha scritto i 30 brani in gara a Sanremo 2026? 118 autori, di cui 103 uomini e solo 15 donne , e se andiamo a vedere i dati degli ultimi dieci anni, scopriamo che le uniche canzoni firmate interamente da donne in queste edizioni sono solo 3 e corrispondono tutte alle partecipazioni Levante al festival, che le sue canzoni se le scrive da sola. Inoltre, sempre negli ultimi dieci anni, solo una donna ha vinto il festival, Angelina Mango nel 2024. «Questa situazione rispecchia la sproporzione dei cartelloni dei concerti a favore dei cantanti rispetto alle cantanti », continua Boschiero, «e mi è stato detto da un organizzatore di eventi che si tratta di una questione economica, legata al fatto che le donne vanno a sentire musica e gli uomini alle partite di pallone. Inoltre, pare, che la presenza femminile riempia i teatri quando a cantare è un uomo. Se si considera poi alla produzione, le donne sono quasi inesistenti, fatta salva qualche eccezione come Caterina Caselli, che però cominciò anche lei con le canzonette, ma la sua intelligenza, pervicacia e volontà l'ha portata, sola contro il sistema e con grande fatica, ai vertici».
Testimonianza “senza portafoglio”
Tornando a Sanremo, le direttrici d'orchestra sono perle rare , anzi rarissime (tra cui una volta anche la vicentina Francesca Michielin nel 2022 ), le conduttrici in settantasei edizioni sono state soltanto sei (escludendo le co-conduttrici, piacevoli contorni al padrone di casa), e la direzione artistica è stata affidata ad una donna solo nel 1997, Carla Vistarini, che ha però condiviso la funzione con Pino Donaggio e Giorgio Moroder.
Dal palco dell'Ariston più volte negli ultimi anni si è data voce a donne testimonial della parità di genere nelle sue mille sfumature: dalla giornalista Rula Jebreal (sui diritti negati alle donne nel mondo) alla campionessa olimpica Paola Egonu (sulla discriminazione sociale), dall'attrice Chiara Francini (sullo stereotipo della donna-madre) all'influencer Chiara Ferragni (sulla dipendenza dal maschile), e via discorrendo, ogni anno il “contentino” sul tema è evaso.

Per questa edizione che ha Laura Pausini come co-conduttrice, la testimonial sarà Gianna Pratesi , pittrice di 105 anni, un traguardo ragguardevole, cinque minuti di celebrità, discorso che sarà applauditissimo e poi via alla prossima canzone.
Insomma, le donne a Sanremo sono un po' come i ministri “senza portafoglio”, salgono sul palco, dicono la loro e se ne vanno, consegnando parole al vento, perché i fatti, le decisioni, la regolazione dei flussi delle azioni, delle esibizioni, dei denari, resta in capo agli uomini.
Un processo tra resistenze e slanci
«Il fatto che Sanremo ha avuto una sola direttrice artistica la dice lunga sul silenzio a cui le donne sono sempre state condannate nella storia dell'umanità», chiude Laquidara, «e benché sia in atto un processo importante di emancipazione , emergono molte resistenze da parte del maschile per paura di vedere erosa la propria sfera di potere e d'influenza. Avere poche cantanti, autrici, musiciste, al festival più importante in Italia, è un impoverimento culturale, perché priva il pubblico di un punto di vista, quello femminile appunto, spesso sottovalutato e messo da parte, ma che ha invece una propria sensibilità, profondità e identità, a completamento della rappresentazione dei temi portati dai brani in gara. Però io vedo emergere sempre di più una presa di coscienza da parte delle donne della necessità di far sentire la loro voce, e benché siamo ancora indietro nel cammino della parità, il passo, con le nuove generazioni, si sta accelerando verso un cambio di paradigma epocale. Non vogliamo però che venga dato spazio alle donne solo perché donne, nemmeno questa sarebbe parità, ma vogliamo che sia garantito l'accesso della donna, capace e talentuosa , a tutti gli ambizioni dell'industria musicale, sapendo bene che la vera uguaglianza sarà raggiunta con l'equità del reddito».

Le gambe cantate da Jo Squillo e Sabrina Salerno, ne hanno ancora molta strada da fare, per portare agli occhi del mondo e non solo agli spettatori di Sanremo, quel “c'è di più”, per troppo tempo chiuso in un forziere, alla stregua di un tesoro antico, di cui tutti conoscono l'esistenza ma troppo pochi sono disposti a riconoscerne il valore.
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