Quel sentirsi sempre un gradino sotto
E’ un un riflesso culturale che continua a riaffiorare. Il punto non è mantenere una contrapposizione permanente tra uomini e donne, ma arrivare a un momento in cui le persone possano essere ascoltate e riconosciute per ciò che sono indipendentemente dal genere

Per molto tempo, e in molti contesti ancora oggi, le donne hanno dovuto conquistare spazi, diritti e riconoscimento.
Eppure, ogni volta che si torna a parlare di uomini e donne come categorie separate, mi rimane una piccola perplessità: ho sempre avuto la sensazione che la realtà delle persone sia più sfaccettata di questa divisione. Nella vita quotidiana incontriamo individui molto diversi tra loro: persone più o meno coraggiose, più o meno oneste, più o meno generose, più o meno corrette. Alcune sono donne, altre uomini. Ma le differenze più profonde non passano necessariamente dal genere.
Quest’anno, però, mi è capitata anche un’altra cosa che mi ha fatto riflettere. Mi sono resa conto che il modo in cui io percepisco me stessa non sempre coincide con il modo in cui vengo percepita dagli altri.

Ho avuto la sensazione che ancora oggi ci siano uomini che tendono a vedere le donne un gradino sotto di loro: non necessariamente per ostilità o cattiva intenzione, ma quasi come un riflesso culturale che continua a riaffiorare. E ho notato che questo sguardo non è presente soltanto negli uomini, in alcuni casi anche le donne finiscono per attribuire a sé stesse a ad altre donne meno valore di quanto ne abbiano davvero.
Forse una parte del lavoro che resta da fare non riguarda solo le leggi, le opportunità o le strutture sociali, ma anche qualcosa di più sottile: il modo in cui riusciamo a vedere noi stessi e gli altri.
Forse il punto non è mantenere una contrapposizione permanente tra uomini e donne, ma arrivare a un momento in cui queste categorie contino un po’ meno, e in cui le persone possano essere ascoltate e riconosciute per ciò che sono, per ciò che fanno e per ciò che pensano.
L’8 marzo può servire anche a ricordarci che l’obiettivo non è una divisione sempre più marcata tra uomini e donne, ma una società in cui il valore delle persone non dipende dal loro genere.
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Demetra Bellina, udinese, attrice ha frequentato la scuola di recitazione ACT Multimedia di Cinecittà. È conosciuta per aver recitato tra l’altro nella serie tivù “Tutta colpa di Freud
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