Compagnoni e Di Centa: «Dallo sport ai diritti per le donne, ecco come abbiamo cambiato l’Italia»
Le campionesse olimpiche celebrano gli 80 anni del voto alle donne: dalla parità nei gruppi militari alla libertà di essere madri e atlete

Non è solo una questione di cronometro o di medaglie al collo; è una storia di "rospi ingurgitati", di regolamenti riscritti e di barriere abbattute. In occasione dell'incontro "1946-2026 Voto alle donne. La democrazia Italiana compie ottant'anni", due icone dello sport mondiale come Deborah Compagnoni e Manuela Di Centa hanno tracciato un bilancio del lungo slalom che le donne hanno dovuto affrontare per ottenere parità e dignità nel panorama sportivo italiano.
La rivoluzione dei regolamenti
Deborah Compagnoni, intervenuta in collegamento, ha ricordato come la vera svolta sia arrivata negli anni Novanta. Un decennio cruciale in cui l'introduzione di nuovi regolamenti per gli sport invernali ha finalmente equiparato uomini e donne, aprendo anche le porte dei gruppi sportivi militari alle atlete. «Da quel momento sono aumentati i successi, così come la percezione del pubblico», ha spiegato la campionessa olimpica. «Ora non si guardano più le gare facendo un confronto tra maschile e femminile, ma guardando alla prestazione dell'atleta».
Un'evoluzione culturale che permette oggi di celebrare i traguardi moderni, come quelli di Federica Brignone, con una sensibilità diversa: «I risultati più belli li ho avuti dopo gli infortuni, proprio come Federica. Non ho pianto, ma mi sono emozionata per lei: sono lacrime di gioia».
La sfida della maternità
Se Compagnoni ha evidenziato il lato normativo e tecnico, Manuela Di Centa ha offerto una testimonianza toccante sul peso delle scelte personali. L'ex fondista ha ricordato con orgoglio, ma anche con un pizzico di amarezza, i sacrifici della sua generazione: «Io non potei decidere di avere un figlio e continuare a fare sport, adesso si può fare e questa è stata una vittoria del nostro Paese».
La Di Centa ha ricordato la forza necessaria per "tenere duro" quando il sistema remava contro, citando l'emozione provata nell'ascoltare le parole della presidente Meloni e nel vedere atlete contemporanee, come la schermitrice Francesca Lollobrigida, abbracciare i propri figli dopo una gara. «Forse l'aver lottato è servito», ha riflettuto, sottolineando come il suo impegno post-agonistico sia stato dedicato proprio a questo: garantire alle giovani la libertà di essere ciò che desiderano, mamme, atlete o entrambe, senza dover rispondere a imposizioni esterne.
Riproduzione riservata © il Nord Est






