Un giorno in più per illuminare le disuguaglianze che ancora esistono
Molte donne si trovano davanti a una scelta difficile: carriera o maternità. A mia figlia dico: quando nella vita ricevi qualcosa in più, quella cosa va condivisa e se puoi aiutare una donna, in qualunque ambito, fallo

L’8 marzo non è una festa. È una lente. Una lente che, per un giorno, ci costringe a guardare meglio il mondo e a vedere ciò che spesso preferiamo ignorare: i diritti delle donne. Non le mimose, non le cene tra amiche, non i rituali un po’ stanchi della celebrazione. I diritti.
Ci tengo molto a dirlo, perché troppo spesso facciamo confusione. L’8 marzo non è un giorno per festeggiare. È un giorno in più per ricordare quanto valiamo. Un giorno come gli altri, ma con una luce diversa: quella che illumina le disuguaglianze che ancora esistono.
Anche qui, in Italia. Lo sappiamo, anche se a volte facciamo finta di non accorgercene: gli uomini hanno ancora vantaggi evidenti, strutturali. Non sempre visibili, ma presenti.
Eppure, io non amo parlare di “parità di genere” nel senso più freddo e matematico del termine. Non credo che uomini e donne debbano diventare uguali. Credo invece nelle differenze. Nelle diversità che si incontrano e si completano. Solo lavorando insieme possiamo colmare i gap che esistono.

Quando penso all’8 marzo, penso soprattutto alle donne meno fortunate. A quelle che non hanno voce o che parlano, ma nessuno ascolta.
Attraverso OTB Foundation lavoriamo ogni giorno per loro. Se c’è un luogo che porto nel cuore più di altri è l’Afghanistan. Negli ultimi anni abbiamo costruito un rapporto diretto con le donne afghane. Ho studiato le ultime leggi approvate nel loro Paese e ogni volta provo la stessa sensazione: imbarazzo. Un imbarazzo profondo. Perché le loro norme sono umilianti e perché il mondo sembra guardare altrove.
In Afghanistan abbiamo aperto il primo orfanotrofio femminile, ma molte bambine non sono orfane. Ce le portano i genitori. Arrivano con uno sguardo che pesa più di mille parole e ci dicono: “Fate qualcosa per loro. Educatele. Istruitele. Date loro dignità”.
In quel momento capisci quanto può essere fragile la libertà. In Afghanistan una donna può uscire solo accompagnata dal marito o da un fratello. Può lavorare soltanto dentro casa. È una condizione che tocca il limite della dignità umana.
Eppure ogni giorno vediamo qualcosa che commuove: la loro forza. La resilienza. Il desiderio di riscatto che non si spegne neanche nelle condizioni più difficili. Abbiamo finanziato un autobus che raggiunge le zone più isolate del Paese.
Arriva nei villaggi dispersi e porta formazione. Insegniamo alle donne a coltivare i campi, a produrre conserve di verdure, a costruire piccole microimprese domestiche. Strumenti di sopravvivenza. Il baratto diventa economia. La conoscenza diventa libertà.
Ma i diritti delle donne si difendono anche vicino a casa. Anche dentro le aziende. Nel nostro gruppo abbiamo deciso di offrire alle dipendenti la possibilità di congelare gli ovociti.
Nel Nord Italia l’età media del primo figlio è ormai di 38 anni. Molte donne si trovano davanti a una scelta difficile: carriera o maternità. Abbiamo voluto dire loro una cosa semplice: se oggi non te la senti, se la tua vita non ha ancora tutte le caselle al posto giusto, puoi prenderti tempo. Puoi decidere più avanti.
Come Ad di Red Circle Investments, una società che coinvolge diverse realtà tra aziende e fondi, tengo moltissimo a un principio: a parità di mansione deve esserci parità di stipendio. Su questo non esistono compromessi. Io ho un ruolo apicale e lavoro perché altre donne possano arrivarci. Non per le quote rosa. Ma perché il talento non ha genere.
Ma forse la riflessione più importante nasce quando penso a mia figlia. A lei auguro un mondo migliore. Sembra una frase semplice, quasi banale. In realtà è una promessa enorme. Le dico sempre: “Ricordati che quando nella vita ricevi qualcosa in più, quella cosa va condivisa. L’affetto, il bene, l’attenzione non hanno una misura. Non finiscono se li distribuisci. Anzi, crescono. Se puoi aiutare una donna, in qualunque ambito, fallo. Non voltarti dall’altra parte. Non nasconderti davanti alle ingiustizie. Non diventare indifferente”.
A volte basta un gesto, una parola, una mano tesa per cambiare la vita di qualcuno. Ecco perché l’8 marzo non è una festa. È un promemoria. Un piccolo segnalibro nella coscienza del mondo.
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Arianna Alessi, manager e filantropa, padovana di nascita, vicentina d’adozione. è vicepresidente di OTB Foundation, attiva in progetti sociali e nelle emergenze internazionali. È ad di Red Circle Investments, con partecipazioni nei settori food, tech, moda e sostenibilità, e di Brave Wine, holding attiva nel vino di alta gamma.
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