Il papà di Marco, morto nella Grenfell tower: «Strage di Crans- Montana, un orrore per la sete di profitto»

Giannino Gottardi, padre di Marco morto nel rogo della Grenfell Tower a Londra con Gloria Trevisan, commenta la tragedia di Crans-Montana: «Orrore, sembra di rivivere la stessa scena. È una strage figlia della sete di profitto e della mancanza di regole»

Rosario Padovano
Marco Gottardi con i genitori Giannino e Luciana Burigatto
Marco Gottardi con i genitori Giannino e Luciana Burigatto

Immagini tragiche, quelle della strage dei ragazzi di Crans-Montana. Tanto più dolorose per chi, pochi anni fa, ha vissuto sulla sua pelle una vicenda tristemente simile, colpito nei suoi affetti più intimi.

È il caso di Giannino Gottardi, il papà di Marco, il giovane architetto di San Stino di Livenza che morì nel 2017 a Londra, nell’incendio alle Grenfell Tower, assieme alla sua compagna, e collega, Gloria Trevisan, padovana di Camposampiero.

Signor Gottardi, posso chiederle cosa ha provato vedendo le immagini dell’incendio in Svizzera?

«Orrore. Mi sembrava di vedere e immaginare la stessa scena di Marco e Gloria, del loro appartamento. È una cosa a cui non posso sfuggire e che chiaramente fa molto male».

Che effetto fa sapere che ci sono molti italiani coinvolti?

«Mi fa ancora più male, perché questo è uno degli aspetti che mi fa venire in mente la storia di mio figlio. Poi ce n’è un altro, ed è quello della giovane età. I coinvolti nel rogo di Crans-Montana sono persino più giovani di Marco e Gloria. È un aspetto che rende tutto ancora più doloroso».

Quali analogie vede fra la strage di Crans-Montana e il rogo delle Grenfell Tower ?

«Ci sono tantissimi punti in comune. Al di là dell’orrore per le vittime, possiamo definire questa tragedia, non dico annunciata, ma provocata dalla mancanza di regole e dalla sete di profitto. Tutto questo è allucinante. Significa che nessuno ha imparato nulla».

A Crans-Montana il locale dell’incendio era rivestito di legno. Il Constellation, secondo lei, aveva le carte in regola?

«A questa domanda non posso rispondere, ma posso dire che le conseguenze del rogo sono state disastrose, per colpa sicuramente dei materiali e di alcune caratteristiche che qui in Italia non sono ammesse. Penso al legno che rivestiva la parte bassa della struttura. Penso, con altrettanto sgomento, all’unica porta per scappare. È tutto così assurdo che non so trovare altre definizioni».

Perché anche per la strage nel locale Constellation lei parla di sete di profitto?

«Mi viene naturale. Quel bar era stracolmo di persone e non sono state adottate le misure che solitamente noi in Italia dobbiamo adottare. Scappando dalle finestre è entrato ossigeno che ha alimentato le fiamme. Non hanno pensato a realizzare porte di sicurezza. In Italia i controlli sono serratissimi. Mi fa male sapere che in Svizzera sia accaduta una tragedia simile».

Signor Gottardi, lei e sua moglie Daniela Burigotto avete trasformato il dolore in un’associazione che ogni giorno si batte per cambiare il futuro. Che 2026 sarà per il vostro sodalizio Grenfellove?

«L’anno sarà impegnativo. Nella prossima primavera all’Istituto comprensivo Schiavinato di San Donà verrà inaugurata un’aula per dare ai bambini con disabilità la possibilità di migliorare il proprio apprendimento, come alla Piaget di San Stino di Livenza. Inoltre, sempre a San Donà proporremo, in questa occasione, il concerto tributo a Marco e Gloria che solitamente organizziamo in autunno al cinema teatro “Pascutto” nella nostra San Stino».

Il 2026 è l’anno della conclusione dell’inchiesta della Polizia metropolitana di Londra sul rogo. Sarà anche l’anno dell’inizio del dibattimento?

«Non credo. Più facile che le udienze vengano celebrate nel 2027 e nel 2028. Noi vogliamo verità e giustizia. Abbiamo aspettato per tutto questo tempo, aspetteremo ancora minimo altri due anni». 

 

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