Il boom degli affitti brevi a Verona: da cinquanta a cinquemila in 12 anni

Un fenomeno inarrestabile mentre gli alberghi sono rimasti stabili, gli agriturismi sono passati da 41 a 51, i B&B calano addirittura da 429 a 157. Il Comune corre ai ripari con un piano per tutelare la residenzialità

Edoardo Bus

Verona, ovvero la città che affitta sé stessa.

Da 50 a 5.000 locazioni turistiche in dodici anni. Il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti, al punto di progressivamente espellere i veronesi dal centro cittadino per spingerli verso nuove zone, sia da un punto di vista residenziale, come la bella collina delle Torricelle o quartieri come Borgo Venezia, sia per il divertimento, con la via Quattro Novembre di Borgo Trento diventata il nuovo punto di aggregazione della movida cittadina.

Insomma, ci sono numeri che raccontano una trasformazione urbana meglio di qualsiasi analisi sociologica. Nel 2014 la banca dati dell'imposta di soggiorno del Comune di Verona censiva 56 locazioni turistiche. Al 30 giugno 2026 sono 4.366, ma mancano ancora sei mesi alla fine dell’anno e i dati crescono in modo esponenziale, al ritmo di tre nuove aperture al giorno. In dodici anni una tipologia ricettiva marginale è diventata la forma dominante dell'ospitalità cittadina, ridisegnando il mercato della casa, la composizione sociale dei quartieri e il volto stesso del centro storico. E la corsa, lungi dal rallentare, sta accelerando.

Per questo motivo il Comune di Verona sta cercando di porre un argine, dopo anni e anni di indifferenza, con la Variante 70 al Piano degli Interventi. Significa tutela della residenzialità e stop ai cambi d'uso verso il turistico-ricettivo per nuove locazioni turistiche nel centro storico che, va ricordato, è un sito Unesco, con salvaguardia delle attività già esistenti in base alla normativa regionale e nazionale.

La serie storica della Direzione Tributi è impietosa. Già nel 2023 si arriva a 2.656 locazioni su 3.109 strutture ricettive complessive: l'85% dell'intera offerta cittadina, quando nel 2014 la quota era ferma al 7%. Infine, si passa alle 3.422 del giugno 2025, fino alle 4.366 del giugno 2026. In un solo anno, 944 nuove locazioni turistiche: +27,6%. È il ritmo di espansione più alto mai registrato, e si consuma proprio mentre il dibattito pubblico discute di regole e limiti: un'accelerazione che ha tutta l'aria di una corsa ad accaparrarsi posizioni prima che le regole arrivino davvero.

Confronti

Il confronto con le altre tipologie rende l'idea della sproporzione: in dieci anni gli alberghi restano stabili (da 66 a 69), gli agriturismi passano da 41 a 51, i B&B calano addirittura da 429 a 157. “Ogni locazione turistica in più è, tendenzialmente, un alloggio in meno per chi a Verona vive, studia e lavora – sottolinea l’assessore Bilancio Michele Bertucco.

La città deve decidere che cosa vuole essere: una comunità che ospita i turisti o un contenitore di turisti che ospita, a margine, qualche residente. I dati dell'imposta di soggiorno, nella loro aridità contabile, hanno già formulato la domanda. Alla politica il compito di non lasciare che a rispondere sia soltanto la rendita”.

E, a conferma del fatto che si rischia un centro storico svuotato di residenti è la distribuzione territoriale di dove si concentra la rendita. La Circoscrizione 1^ — Centro Storico — assorbe il 60% del totale: 2.639 strutture al giugno 2026.

Ma i dati del Comune dicono anche un'altra cosa: il fenomeno ha smesso di essere un problema del solo centro. Crescono a doppia cifra tutte le circoscrizioni, con la Nord-Est — Quinto, Montorio, Mizzole, Santa Maria in Stelle — che in dodici mesi raddoppia (+100%). La saturazione del centro storico spinge l'investimento anche verso le periferie e le colline, replicando su scala minore le stesse dinamiche di espulsione dei residenti.

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