
Quando tutto costa troppo, si rinuncia anche allo psicologo
Daniela LaroccaTra bollette, affitti, spesa quotidiana e caro vita, la salute mentale rischia di diventare un lusso. Una seduta può costare fino a 120 euro e migliaia di persone restano escluse dal bonus psicologo. Il viaggio tra costi, rinunce e servizi pubblici in Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Provate a immaginare il bilancio mensile di una famiglia media del Nordest. Tra le bollette dell'energia, le uscite per la spesa alimentare e i rincari del carburante, c'è una voce che viene depennata sempre più spesso in silenzio: la cura della propria salute mentale. In un contesto economico segnato dall'inflazione, il benessere emotivo rischia di diventare un lusso per pochi.
Lo dicono i dati, generalmente. I racconti di amici, conoscenti, familiari, più frequentemente. Per comprendere appieno questa emergenza, occorre innanzitutto chiarire un distinguo metodologico fondamentale: non bisogna confondere la rinuncia generale alle prestazioni sanitarie con la rinuncia specifica alle cure psicologiche e psicoterapeutiche.
Se infatti i dati generali dell'Istat e di Fondazione Gimbe registrano che nel 2024 il 9,9% degli italiani (l'8,5% in Friuli Venezia Giulia e il 7,9% in Veneto) ha rinunciato ad almeno una visita specialistica o un esame diagnostico in generale, nell'ambito della salute mentale il fenomeno della rinuncia assume contorni ancora più profondi e sommersi. In Italia, di fronte a oltre il 61% di giovani e lavoratori che dichiarano livelli crescenti di sofferenza psicologica, soltanto una quota compresa tra il 10% e il 15% dei soggetti in stato di bisogno riesce ad accedere a un percorso terapeutico continuativo (come spiegato qui nel Report Serenis - Università di Padova). Circa l'85-90% di chi avrebbe bisogno di un aiuto psicologico, dunque, rimane escluso o decide di rinunciare prima ancora di iniziare.

I fattori chiave della rinuncia alla psicoterapia in Italia
La mancata traduzione del bisogno psicologico in un percorso clinico reale risponde a cause precise di matrice sia strutturale sia sociale. Nel servizio sanitario nazionale, i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) soffrono di una carenza cronica di risorse, ricevendo mediamente appena il 2,72% del Fondo Sanitario Nazionale contro il target comunitario del 5% Questa scarsità di fondi e di personale specializzato costringe le strutture pubbliche a concentrare le proprie forze quasi esclusivamente sulle urgenze psichiatriche e sui quadri clinici più gravi, lasciando sguarnita l'assistenza per i disturbi ansioso-depressivi lievi o moderati, erogata spesso solo sotto forma di pochi colloqui di consultazione o inquadramento.
Accanto al collo di bottiglia del settore pubblico agiscono forti ostacoli economici e culturali. L'impossibilità di sostenere i costi del settore privato rappresenta il primo scoglio materiale per le famiglie. Contemporaneamente, questa difficoltà economica si somma a una barriera cognitiva e sociale: circa il 36% delle persone colpite da disagio emotivo evita di consultare uno specialista nella convinzione di poter gestire la situazione in autonomia o per via del persistere dello stigma sociale, un condizionamento che frena in modo particolare la popolazione maschile. Senza una rete capillare di psicologia delle cure primarie integrata nel servizio pubblico, il malessere finisce così per cronicizzarsi nell'ombra.
L'impatto dei costi: le tariffe private e il peso sui bilanci familiari
Con un servizio pubblico saturo, chi necessita di psicoterapia è costretto ad addossarsi l'intero costo dell'assistenza privata. In Italia la tariffa media per una singola seduta individuale nello studio di un libero professionista varia tra i 60 e gli 80 euro, toccando punte di 115-120 euro nei centri urbani del Nordest come Trieste, Udine, Mestre e Padova. Per la terapia di coppia o familiare, i costi salgono fino a 90-150 euro a incontro.
La continuità necessaria del trattamento rende la psicoterapia un investimento finanziario esoso. Prendiamo, per esempio, una persona che sceglie di rivolgersi a un professionista una volta a settimana. Il costo totale si aggira attorno ai 3.360 euro all'anno per quattro sedute mensili. Anche riducendo la cadenza a due incontri al mese, l'esborso annuo raggiunge i 1.680 euro.
Sono spese sanitarie e si possono detrarre, è vero. Ma anche con la detrazione fiscale Irpef del 19% che garantisce un recupero differito, di certo non viene attutita l'uscita di cassa immediata. E a poco servono, o meglio ne servirebbero di più, le misure statali come il Bonus Psicologo poiché vanno a coprire una fascia marginale rispetto alla domanda complessiva. Anche qui, dati alla mano, a fronte di centinaia di migliaia di richieste su scala nazionale, le risorse hanno coperto soltanto il 5-6% dei richiedenti, trasformando il contributo pubblico in un sostegno del tutto insufficiente a fronteggiare l'ampiezza della domanda
Chi rinuncia
L'identikit di chi abbandona la terapia ritrae in prevalenza donne, giovani under 35 e famiglie a reddito medio-basso. L'indagine dell'Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi ha rivelato che il 9% degli italiani ha dovuto rinunciare espressamente allo psicologo per i costi eccessivi delle sedute private.
Tra le donne la barriera è ancora più marcata: lo studio condotto da Iqvia e Un Women evidenzia che il 15% della popolazione femminile rinuncia al sostegno psicologico per ragioni economiche.
La misura più evidente della sofferenza economica nel Nordest viene dalle graduatorie del Bonus psicologo Inps relative al biennio 2024-2025: in Veneto, su 58.941 richieste inviate da chi non poteva permettersi la terapia privata, ben 56.108 persone (il 94,8%) sono rimaste escluse per mancanza di fondi statali. In Friuli Venezia Giulia la storia si ripete: delle 20.115 domande inoltrate, circa 19.000 cittadini (il 94,5%) non hanno ottenuto alcun sussidio, scivolando nell'abbandono delle cure.
Friuli Venezia Giulia: l'eredità basagliana e la risposta al disagio giovanile
Dopo un sorvolo più generale, scendiamo nel dettaglio dei nostri territori. Il Friuli Venezia Giulia vanta un modello storico d'eccellenza, radicato nell'esperienza basagliana della deistituzionalizzazione e imperniato sui Centri di Salute Mentale h24 ad accesso diretto. La Regione destina alla salute mentale oltre il 3,5% del Fondo Sanitario Regionale, garantendo una spesa pro-capite compresa tra 90 e 110 euro (a fronte della media nazionale di 75,2 euro) e un organico di 39 operatori nei Dipartimenti di Salute Mentale ogni 100.000 abitanti.
Ciononostante, il sistema affronta tensioni crescenti legate all'invecchiamento del personale e alla scarsità di medici psichiatri e psicologi nei concorsi pubblici. L'esigenza di risposte private sul territorio è testimoniata dalle 20.115 domande inviate dai residenti per il Bonus Psicologo statale, un ammontare di richieste rimasto insoddisfatto per quasi il 95% dei casi. Per arginare l'esclusione e rispondere ai fenomeni emergenti di ritiro sociale (hikikomori), dismorfofobia e disturbi alimentari tra i più giovani, la Regione ha reso strutturale il Bonus Psicologo Studenti Fvg, misura erogata tramite l'ARDiS per rimborsare direttamente le sedute private sostenute dagli studenti delle scuole secondarie e degli atenei
A disposizione per il 2026 erano stati stanziati 700 mila euro, un plafond che deriva da un lato dall’aumento delle domande accolte nel 2025 e dall’altro dall’incremento della quota riconosciuta agli psicologi accreditati, che passa da 45 a 55 euro a seduta. In regione le famiglie continueranno a pagare 5 euro a seduta, 25 euro in tutto. Il bonus ammonterà quindi a 300 euro totali e come avviene dal 2024 è rivolto agli studenti della scuola media, superiore, formazione professionale fino ai 21 anni di età. Il contributo viene riconosciuto una sola volta e viene erogato al professionista per un importo fino a 50 euro per ogni seduta di psicoterapia con alcuni limiti, in relazione al valore Isee. Con un Isee inferiore a 15 mila euro, l'importo del beneficio è erogato fino al raggiungimento dell'importo massimo di 1.500 euro per ogni beneficiario, in presenza di un Isee compreso tra i 15 mila e i 30 mila euro l'importo del beneficio è erogato fino al raggiungimento dell'importo massimo di 1.000 euro, mentre per un Isee con un valore tra i 30 mila e i 50 mila euro, l'importo del beneficio è erogato fino al raggiungimento dell'importo massimo di 500 euro.

Veneto: la rete integrata Aulss, l'esclusione dal bonus e il Servizio Giovani
In Veneto la risposta istituzionale si articola su un modello integrato ospedale-territorio coordinato dalle Unità operative complesse delle Aulss, affiancate da una solida presenza di strutture residenziali private accreditate. La spesa pubblica pro-capite si posiziona tra i 60 e i 75 euro, pari al 2,7% del fondo sanitario regionale, con una dotazione organica nei Dipartimenti pubblici di 23,5 operatori per 100.000 abitanti. Pur garantendo un'ottima capacità di presa in carico delle patologie croniche severe, la rete pubblica fatica a intercettare precocemente le sofferenze psicologiche lievi della popolazione giovanile.
L'enorme volume della domanda inespressa in Veneto emerge con chiarezza dai dati del contributo statale: sono state ben 58.941 le richieste protocollate all'INPS dai cittadini veneti, ma la copertura finanziaria ha permesso di accogliere soltanto 2.833 beneficiari, lasciando oltre 56.000 persone prive di contributo e costrette a rinunciare o a pagare di tasca propria. Per rispondere a questa frattura, la Regione ha finanziato il Servizio Giovani in collaborazione con l'Ordine degli Psicologi del Veneto, attivando sportelli gratuiti di ascolto e consulenza psicologica per i ragazzi tra i 14 e i 30 anni su tutto il territorio regionale, allo scopo di prevenire la cronicizzazione del disagio.
Modalità di terapia: lo studio fisico e il calmiere digitale dell'online
L'ingresso sul mercato delle piattaforme di psicoterapia online, come Serenis o Unobravo, ha introdotto un meccanismo di calmiere tariffario. Fissando la seduta individuale a un prezzo calmierato di 49 euro, la terapia a distanza permette un risparmio netto di oltre 1.000 euro all'anno rispetto allo studio privato tradizionale (2.352 euro contro 3.360 euro su base settimanale).
Oltre al vantaggio economico, il canale digitale elimina i costi e i tempi di spostamento, rendendo la terapia fruibile anche per chi risiede nelle aree montane o pedemontane del Nordest. La flessibilità dell'online incontra inoltre il favore dei giovani, desiderosi di abbattere lo stigma attraverso uno spazio riservato. D'altro canto, lo studio privato in presenza conserva un valore insostituibile per chi necessita del contatto interpersonale diretto e di un luogo fisico protetto. In una fase storica segnata dal caro vita, la convivenza tra presidi pubblici, libera professione e piattaforme digitali rappresenta l'unica via per contrastare l'abbandono delle cure e garantire il diritto fondamentale al benessere psicologico.
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