Otto anni dalla tempesta Vaia in Fvg: recuperato l'80% del legname ed oltre 40 milioni per la prevenzione

Carnia, Valcanale e Alto Pordenonese ricordano la devastazione del 2018. L'assessore Zannier e i sindaci: «Più viabilità forestale contro il bostrico e l'abbandono»

Giuseppe Beltrame
Gli alberi a terra dopo la tempesta Vaia in Carnia

Il Friuli sa imparare dalle tragedie, questo ci ribadisce ancora una volta Vaia. La violenta tempesta che otto anni fa ha colpito il nostro territorio montano ne ha cambiato la conformazione, ma ha stravolto soprattutto la sua gestione, lasciandoci in eredità un patrimonio di viabilità più sviluppato e piani forestali comunali più oculati. I venti e le bufere che tra il 26 e il 30 ottobre 2018 hanno devastato 3.700 ettari si sono abbattuti in particolare su Carnia centro-occidentale, Valcanale e Alto Pordenonese. L’area colpita è stata pari all’1% del patrimonio forestale regionale, un milione di metri cubi il quantitativo di legname abbattuto. Oltre ai numeri si torna però sui concetti ripetuti nel Cinquantesimo dell’Orcolat. La natura ha distrutto e l’uomo ha reagito, per come poteva, intervenendo anche per prevenire eventuali simili disastri in futuro.

Gli interventi regionali

 

La Regione fin dalle prime ore si è attivata per contenere i danni. «In questi otto anni è stato recuperato tra il 70% e l’80% del legname schiantato, la percentuale restante non era raggiungibile», spiega l’assessore regionale alle Risorse forestali Stefano Zannier. La giunta Fedriga è intervenuta anche con ingenti finanziamenti per sostenere i lavoratori del settore. Sono stati distribuiti cinque milioni ai proprietari forestali e, lavorando in ottica di prevenzione, sono stati destinati circa 40 milioni di euro tra fondi europei, statali e regionali per gli interventi sulla viabilità forestale.

 

 

«Molte strade e sentieri – spiega Zannier – sono state riadattate e rese praticabili da mezzi meccanici con interventi che agevolano le operazioni di gestione boschiva ai lavoratori del settore». L’amministrazione è poi intervenuta «sulla pianificazione forestale e sul sostegno all’acquisto di attrezzature alle imprese», aggiunge. «L’obiettivo sul lungo termine», continua, «è contenere l’impatto di possibili eventi estremi». I piani futuri sono tracciati: «Si punta ad asportare il legname seccato e ad ampliare la rete forestale. Rendere accessibili i boschi può essere utile infatti anche per le attività della Protezione civile». Sullo sfondo rimane il problema dell’abbandono. La superficie forestale regionale è di 330.000 ettari, di cui solo 190.000 gestiti: gli altri 140.000 sono abbandonati.

Il Consorzio

Uno dei protagonisti della “ricostruzione” post-Vaia è stato Luigi Cacitti, presidente del Consorzio boschi carnici, l’ente che gestisce, valorizza e tutela il patrimonio silvo-pastorale di tutti i comuni della Carnia. «L’evento», spiega, «ha obbligato le aziende locali e boschive ad attrezzarsi per far fronte in tempi brevi alla sistemazione e al ripristino delle zone danneggiate». Ma secondo Cacitti «con Vaia per la prima volta ci siamo resi conto che questo settore può essere realmente un volano per la montagna e che una corretta gestione dei boschi riduce al minimo la possibilità di danni, anche in conseguenza dei fenomeni incendiari che hanno colpito negli ultimi mesi più parti della Carnia».

Il presidente spiega che il Consorzio è al lavoro anche per affrontare il tema dell’abbandono. «Nel 2023», spiega, «abbiamo avviato il progetto Netf (Net of forest), tramite una manifestazione di interessa i cittadini possono dichiarare la disponibilità a eseguire interventi sul loro lotto boschivo». Cacitti sottolinea che «il progetto si pone l’obiettivo di limitare i notevoli disagi conseguenti alla frammentazione fondiari che complica la gestione forestale del territorio».

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La «piaga»

Nelle parole di chi ha lavorato per ricostruire prima o dopo si arriva sempre a parlare del bostrico, la «piaga», diretta conseguenza del Vaia. Più di uno tra sindaci e lavoratori del settore ce lo ripete con convinzione: «in prospettiva ha causato più danni della tempesta». La specie di coleottero tipografo, favorita anche dalle estati calde degli ultimi anni, ha fatto razzia degli abeti rossi friulani.

Se prima del 2018 i danni causati dal parassita erano contenuti, la situazione è peggiorata a seguito del Vaia. Nello stuolo di alberi rimasti a terra l’insetto ha trovato un “banchetto” che ne ha favorito l’ovulazione sotto le cortecce e la conseguente moltiplicazione. Sono circa 1.200 gli ettari di bosco colpiti negli ultimi anni, anche se a oggi l’emergenza sembra rientrata, come confermato dalle apposite trappole cattura- larve di cui dispongono i corpi forestali, che monitorano costantemente il territorio.

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«Il bostrico ha cambiato radicalmente l’approccio e la gestione forestale», spiega Ivan Buzzi, sindaco di Pontebba e presidente della Comunità di montagna di Canal del Ferro e Valcanale. Il metodo per la sua eliminazione segue un processo definito: «Quando le piante sono di proprietà pubblica si cerca di eliminarle e abbattere le zone colpite per evitare la diffusione del parassita, purtroppo però i privati non sono sempre pronti a intervenire, permettendo la propagazione alle aree vicine». Il danno è anche economico, il legname colpito dall’insetto perde valore. «L’unica soluzione per evitare la diffusione è la rapida individuazione e l’abbattimento, oltre alla piantumazione di specie diverse», chiude Buzzi.

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