Integratori, longevità e falsi miti: il mercato (senza prove scientifiche) della vita eterna

Dal collagene alla crioterapia, passando per l’ozonoterapia: diversi gli spot che travestono prodotti e servizi da elisir di eterna giovinezza. Il geriatra Nicola Veronese avverte: «La pillola magica anti invecchiamento non esiste»

Lorenzo Borghero
Integratori: le regole pubblicitarie vengono spesso aggirate

Creme, integratori e terapie che promettono lunga vita e salute eterna. Il mercato odierno è pieno di prodotti che promettono di garantire longevità. In un’Italia in cui l’età media è sempre più alta e gli over 65 sempre più numerosi, tale strategia trova una platea molto ampia di possibili acquirenti, attratti dall’elisir di lunga vita. 

Ma come spiega Nicola Veronese, geriatra alla Usl 3 Serenissima e professore alla Unicamillus: «La pillola magica per la longevità e l’eterna giovinezza ancora non esiste». 

Nicola Veronese
Nicola Veronese

E se da un lato gli anziani, negli ultimi anni, hanno vissuto una rivalutazione nel mondo del marketing, che li considera consumatori attivi con buon potere d’acquisto, dall’altra sono più esposti agli imbrogli delle pubblicità aggressive e ingannevoli.

Questo perché, al contempo, sono esposti a una pressione sociale senza precedenti: nella società della performance non vogliono essere da meno dei coetanei. Non devono godere solo di buona salute, vogliono essere in forma e poterlo dimostrare.

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Anziano al lavoro con un computer

Caratteristiche che li rendono più vulnerabili alle pubblicità aggressive, incrociate in ambienti nuovi che prima non frequentavano, come i social.

Gli integratori

La questione degli integratori è ormai annosa. C’è confusione già solo attorno alla definizione. Veronese fa chiarezza: «L’integratore è qualsiasi tipo di sostanza da aggiungere alla dieta con lo scopo di completarla». In nessun caso può quindi sostituirsi ai farmaci. Anche perché non deve essere dimostrata la loro efficacia attraverso i trial a cui invece sono sottoposti i normali medicinali, ma solo rispettare requisiti di etichettatura e sicurezza.

Quella sugli integratori è una battaglia storica di Silvio Garattini, luminare della medicina italiana e fondatore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, studio scientifico indipendente. Garattini, da tempo, spiega come l’utilizzo di integratori vada limitato alla prevenzione della malnutrizione per difetto. Sul sito dell’Istituto Mario Negri si legge: «Generalmente gli integratori rientrano in un’operazione commerciale che fa presa su mode del momento e sulla comune convinzione che non abbiano comunque alcun effetto negativo, nel caso non riescano a raggiungere l’effetto desiderato».

La teoria secondo cui gli integratori avrebbero, nel peggiore dei casi, un effetto placebo è falsa. Racconta Veronese: «Ricordo una paziente che stava assumendo il medicinale Warfarin. Senza prescrizione prese anche un prodotto con la vitamina K, controindicato in questo caso: fece un ictus».

Un errore nato proprio dalla confusione che regna attorno al concetto di integratore. La vastità di articoli, studi pseudo-scientifici e credenze popolari prive di fondamento confonde profondamente i consumatori. Aggiunge Veronese: «L’anziano di oggi legge, si informa, guarda video ed è molto interessato alla propria salute. A volte quelli in forma arrivano dagli specialisti dopo aver fatto una sorta di precorso. Sono magari preparati, ma confusi. Il compito di noi medici è mettere ordine nelle loro idee. Anche perché spesso quando si ricerca un’informazione in un determinato contesto si ha già una sorta di pregiudizio e si è comunque più predisposti ad accettare una risposta rispetto a un’altra».

La disinformazione, spiega Veronese, non passa però solo per il web. Talvolta anche il passaparola crea rischi per la salute: nel caso della paziente che assunse il Warfarin e in contemporanea la vitamina K, «si era fidata di un amico che glielo aveva consigliato. L’errore? Non era stato valutato il contesto: se una persona senza controindicazioni prende la stessa sostanza, probabilmente non succede niente».

Gli integratori, conferma Veronese, si assumono quando «si ha carenza di un nutriente. Se pensiamo agli anziani che fanno la dieta diuretica, da loro esce troppo potassio, c’è quindi bisogno di reintrodurlo. In questo caso gli integratori sono davvero utili. Insomma ci sono casi in cui si prescrivono in maniera mirata».

C’è anche una questione di fiducia in un determinato integratore, in cui alcuni individuano la pillola magica anti vecchiaia o di pronta guarigione: «Qualcuno si fissa, individua in un determinato integratore un Sacro Graal, magari perché è stato aiutato in un momento di difficoltà, ma continua ad assumerlo anche una volta passato quello specifico momento».

La letteratura scientifica, inoltre, ha confermato il limitato effetto degli integratori in termini di prevenzione. «Recentemente l’Oms ha pubblicato le linee guida sulla demenza. Gli integratori sono l’unico elemento che riceve un’indicazione contraria».

Viene sconsigliata infatti l’assunzione di vitamine B ed E, acidi grassi polinsaturi Omega-3, multivitaminici e multiminerali. L'assunzione di questi integratori allo scopo specifico di prevenire la demenza può comportare effetti dannosi inattesi che superano i potenziali benefici. Una conferma: lo stesso concetto era già presente nelle linee guida pubblicate nel 2019.

Com’è regolamentato il mercato degli integratori

In Europa il mercato degli integratori è regolato dalla direttiva Ue 2002/46, che in Italia è stata recepita con il decreto legislativo 169/2004, che fornisce una definizione chiara: «Si intendono per integratori alimentari i prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate».

L’articolo 6 del decreto chiarisce anche come devono essere commercializzati: «L'etichettatura, la presentazione e la pubblicità non attribuiscono agli integratori alimentari proprietà terapeutiche né capacità di prevenzione o cura delle malattie umane né fanno altrimenti riferimento a simili proprietà». 

La norma viene spesso aggirata. Lo testimoniano le frequenti ingiunzioni dello Iap, l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che monitora affinché la comunicazione commerciale sia veritiera e corretta e ha promosso un regolamento specifico sulla comunicazione commerciale degli integratori alimentari. Tra queste norme ve ne è anche una che riguarda i prodotti che promettono longevità: «I messaggi relativi a prodotti che vantano proprietà anti-età non devono indurre a sottovalutare l’esigenza di adottare un sano stile di vita con la rimozione dei fattori di rischio e non possono quindi attribuire al solo uso del prodotto l’effetto di prevenire o di ritardare l’invecchiamento». 

Anche l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, supporta gli enti statali che vigilano sul commercio degli integratori. Fornisce in particolare «pareri scientifici sulle sostanze impiegate negli integratori, in particolare quelli che non hanno precedenti di utilizzo sicuro nell’UE prima del 1997 o su richiesta di uno Stato membro».

I casi di pubblicità ingannevole

Tra gli integratori più utilizzati per l’anti invecchiamento figura il collagene. Al di là dello scetticismo della letteratura scientifica attorno il tema, sono diversi i casi in cui lo Iap ha segnalato come ingannevole la pubblicità attorno all’integratore in questione. 

Tra queste figura il caso dello Skin Collagen Filler, che, si legge nell’ingiunzione, «propone erroneamente l’integratore come in grado di ottenere risultati in termini strabilianti». Il messaggio contestato in questo caso diceva: «più che un lifting; efficace laddove le creme cosmetiche non sono in grado di arrivare, vale a dire nel profondo strato sottocutaneo».

Secondo lo Iap i soggetti arruolati nello studio clinico non sono sufficienti affinché lo stesso potesse essere considerato adeguato per giustificare i benefici promessi. 

Un caso analogo riguarda il prodotto Oslo Skin Lab Collagene in polvere. Anche in questo caso viene contestato il claim errato e la citazione di studi che in realtà non sostenevano i benefici promessi. Nella pubblicità si prometteva la possibilità di raggiungere «rughe meno profonde, cellulite meno evidente e riduzione media del 20,1% della profondità delle rughe».

Interessante anche la riflessione contenuta nell’ingiunzione: «L’ingannevolezza di un messaggio pubblicitario deve essere valutata non solo per il contenuto dello stesso, ma anche in considerazione del pubblico cui è destinato, costituito da persone particolarmente sensibili ai temi dell’estetica e per questo motivo portate ad una decodifica più allettante ed illusoria». 

Gli anziani di oggi rientrano senza dubbio in questa categoria: subiscono la pressione della società che mette l’estetica al centro e vanno considerati più vulnerabili rispetto a un tempo.

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Un altro caso di ingiunzione riguarda l’integratore alimentare Parson di Cristalfarma. In una pubblicità del 25 novembre 2023 si riteneva che l’integratore in questione fosse «al fianco dei pazienti Parkinsoniani e delle loro famiglie». Lo Iap spiega: «La comunicazione in questione crea gioco forza un collegamento tra l’integratore alimentare pubblicizzato “per favorire il benessere mentale” e il morbo di Parkinson».

E ancora: «Gli integratori alimentari possono vantare effetti specifici solo se i componenti sono stati validati sul piano scientifico da Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare. Nulla al riguardo è stato prodotto dall’inserzionista, che si è limitato a sottolineare che il messaggio non determinerebbe una specifica e diretta correlazione del prodotto con i pazienti affetti dal morbo di Parkison».

Influencer e integratori: tutte le problematiche

Dal report “Influencer Marketing e integratori alimentari” condotto dallo Iap e Almed (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) dell’Università Cattolica, sotto la direzione scientifica della professoressa Nicoletta Vittadini, emerge come i social siano un veicolo pubblicitario centrale per gli integratori.

Il report ha analizzato contenuti pubblicitari di influencer attivi nel settore degli integratori alimentari diffusi su Instagram, Youtube e Tik Tok. I periodi presi in considerazione sono marzo-aprile e giugno-luglio 2025. L’obiettivo primario era quello di valutare il quadro di compliance rispetto alle norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Dalla ricerca è emerso che il 63% dei casi analizzati è conforme alle norme, mentre il restante 37% dei casi viola le regole, applica le norme in maniera imprecisa o presenta claim che richiedono verifica.

Longevità e benessere sono i temi più presenti nei post non conformi degli influencer (46% dei casi). In generale, poi, «i contenuti non conformi si concentrano nelle aree dell'Healthspan – il vivere a lungo in salute – e dell'Active lifestyle, dove la sovrapposizione tra informazione sanitaria e comunicazione commerciale è più difficile da riconoscere per il pubblico».

Per rendere tali temi credibili a un pubblico sensibile alla salute, molti influencer che trasmettono messaggi non conformi ai regolamenti utilizzano una strategia basata sull'autorevolezza: nei post vengono utilizzati hashtag, come #farmacista e toni educativi o pseudo-scientifici per presentare i post come semplici “pillole di salute”. 

Lo confermano anche i dati: lo studio distingue l’infrazione dei contenuti in base a due diversi articoli del Codice di Autodisciplina: le violazioni di trasparenza riguardano l’omissione della natura promozionale del contenuto, le violazioni di contenuto, invece, riguardano la sostanza del messaggio, come la promessa di falsi benefici e promesse terapeutiche non dimostrate.

I temi legati a invecchiamento in salute e alla prevenzione medica sono in assoluto quelli più colpiti da violazione di contenuto.

Dunque l’errore che commette l’influencer in questi casi non è burocratico: rientra invece nel campo della pubblicità ingannevole. 

Un altro hashtag utilizzato spesso in maniera fuorviante è #collagene. Tale espediente serve spesso a presentare il post come un contenuto informativo/editoriale sulla salute, mascherandone la reale natura pubblicitaria.

Veronese spiega peraltro la limitata efficacia del collagene, altro elemento spesso pubblicizzato come efficace per l’invecchiamento: «Gli integratori con acido ialuronico per ossa possono avere un qualche effetto sull’artrosi del ginocchio, anche se va sottolineato che le linee guida in questo ambito sono molto divise. Non mi risulta che ci siano studi che confermino in qualche modo effetti diretti sulla longevità. Anche perché quando si acquistano questi prodotti al supermercato spesso solo il 5 o il 10% arriva al sangue. Faticano molto ad avere biodisponibilità». 

La crioterapia

Un altro metodo spesso pubblicizzato in maniera fuorviante è quello della crioterapia, un trattamento che utilizza il freddo per curare il corpo.

Veronese ne spiega il meccanismo: «Si utilizzano diverse sostanze e il corpo viene immerso nel freddo nella sua totalità o solo in parte. Così in un primo momento si crea la vasocostrizione, poi i vasi sanguigni si allargano per bilanciare. Il meccanismo dovrebbe eliminare le tossine e il corpo dovrebbe trarre beneficio da questo meccanismo».

Ma, spiega Veronese, in termini di effetti sulla longevità non ci sono studi che ne certifichino l’efficacia. «Può funzionare per alcune cose, come i traumi, ma non ci sono studi affidabili che dimostrano alcun nesso con la longevità».

Di più: «Mettere l’intero corpo a basse temperature per lungo tempo è irresponsabile, un vero e proprio rischio per le coronarie».

Anche l’Fda, l’agenzia federale del governo statunitense che tutela la salute pubblica, si è mostrata piuttosto scettica nel riconoscimento dei benefici della crioterapia.

Spingersi a dire che possa aiutare direttamente l’essere umano a vivere più a lungo è quindi una forzatura.

L’ozonoterapia

Meno conosciuta, ma «molto diffusa in particolare nel periodo del Covid» è l’ozonoterapia, la pratica con cui si trasfonde ozono nel sangue. In un particolare tipo di ozonoterapia si può anche arricchire l’ozono con una piccola quantità del sangue prelevata dal paziente stesso. 

Per Veronese «una pratica innocua, se non si hanno allergie alle sostanze che mantengono il sangue fluido: alla fine si tratta di trasferire il tuo stesso sangue a te stesso. Una pratica che alcuni centri che promettono giovinezza e salute eterna propongono». Ma che, come tutti gli altri espedienti visti finora, non è supportata da una letteratura scientifica all’altezza.

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