Sanità, i tagli invisibili valgono 18,8 miliardi: Veneto al top per i Lea, Fvg cresce. Ma aumenta chi rinuncia alle cure

Il Rapporto Gimbe fotografa un Servizio sanitario nazionale sempre più in difficoltà tra sottofinanziamento, carenza di personale e rinunce alle cure. Il Veneto primo in Italia per gli adempimenti Lea, migliora Fvg. Ma in entrambe le regioni non mancano le criticità: rinuncia a visite ed esami il 7,9 per cento dei veneti e l’8,5 per cento dei friulani

La redazione
Un pediatra visita un piccolo paziente

«Il sistema sanitario nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami». Così Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, ha aperto la presentazione del 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nella Sala della Regina della Camera dei Deputati.

Il focus

Il 9° Rapporto GIMBE fotografa lo “stato di salute” del SSN analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sprechi e inefficienze, personale sanitario, Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità. Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN.

Il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato di 17,5 miliardi tra il 2023 e il 2026, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi del 2026. Ma, rapportato al Pil, il finanziamento è rimasto intorno al 6%, contro il 6,27% del 2022. Se il rapporto FSN/PIL fosse rimasto invariato, il Servizio sanitario nazionale avrebbe avuto 18,8 miliardi in più.

«Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al SSN. È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto FSN/PIL del 2022».

Dal 2010 al 2026 il FSN è cresciuto nominalmente di 37,5 miliardi, ma al netto dell’inflazione è tornato sostanzialmente ai livelli del 2010.

«Nel frattempo – continua il Presidente – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato».

Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media OCSE. La spesa pubblica pro-capite è stata di 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto, 909 dollari in meno della media OCSE e 1.013 in meno della media europea.

L’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite.

«Un divario – commenta Cartabellotta – rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa».

La spesa diretta delle famiglie supera del 12,3% la media OCSE, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%.

Il DPFP 2026 e il divario da 32,3 miliardi

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2026, approvato il 2 ottobre, prevede una spesa sanitaria in aumento nominale, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029.

Nel triennio, inoltre, aumenta la distanza tra previsioni di spesa ed entità del FSN: 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario complessivo di 32,3 miliardi.

«Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei LEA – osserva Cartabellotta – il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario. In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini».

Riparto del FSN, criteri non allineati ai bisogni di salute

Nel 2025 il riparto del FSN assegna in media 2.218 euro per abitante, dai 2.319 del Molise ai 2.143 della Provincia autonoma di Bolzano. La Campania riceve 2.173 euro, la quota pro-capite più bassa tra le Regioni a statuto ordinario.

«Il caso della Campania – rileva Cartabellotta – è emblematico dei limiti dell’attuale sistema: la Regione più giovane d’Italia riceve meno risorse pro-capite della media nazionale, nonostante condizioni socio-economiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella della Provincia autonoma di Trento. Le correzioni introdotte a partire dal 2023 restano marginali: mortalità precoce e deprivazione socio-economica pesano appena lo 0,75% ciascuna».

Spesa sanitaria: 42,4 miliardi a carico delle famiglie

La spesa sanitaria complessiva nel 2025 è stata di 190,1 miliardi: 140,8 miliardi pubblici, 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.

La spesa out-of-pocket è diminuita dell’1% rispetto al 2024, mentre quella intermediata è cresciuta del 10,1%; quella per assicurazioni sanitarie volontarie è aumentata del 12,7%, da 4,69 a 5,29 miliardi.

«Se il servizio pubblico arretra – puntualizza Cartabellotta – fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura. Servono regole, trasparenza e vigilanza affinché la sanità integrativa completi le tutele del SSN, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze».

Oltre 5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esami

Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a una o più visite o esami, contro il 7,6% del 2023.

Circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause.

«Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie – afferma Cartabellotta – è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute».

La spesa out-of-pocket, sottolinea GIMBE, non intercetta le prestazioni alle quali le persone rinunciano per motivi economici e comprende anche spese per prestazioni extra-LEA e beni e servizi a basso valore.

«In questo contesto – sottolinea Cartabellotta – il SSN deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: è un “debito sanitario” che genera “interessi” di salute, economici e sociali».

LEA: più Regioni “promosse”, ma i divari restano

Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 sono risultate adempienti ai LEA, contro le 13 del 2023. Sei delle 18 Regioni “promosse” presentano però almeno una macro-area con un punteggio tra 60 e 69.

Nello stesso anno è aumentata la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami.

«La pagella ministeriale migliora – sottolinea Cartabellotta – ma non misura l’effettiva esigibilità dei LEA. Una Regione può così risultare formalmente adempiente, mentre una parte dei cittadini incontra difficoltà nell’accesso alle cure. Per questo bisogna misurare anche chi resta fuori, riceve risposte tardive o incomplete oppure rinuncia alle prestazioni».

La mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel 2023 i 5,15 miliardi, il valore più alto dal 2010. Dal 30 ottobre 2026 entreranno in vigore i LEA aggiornati, dopo quasi dieci anni.

«Finalmente – commenta Cartabellotta – dal 30 ottobre 2026 saranno in vigore i LEA aggiornati, dopo un’attesa di quasi 10 anni. Tuttavia, inserire una nuova prestazione nei LEA non equivale a renderla accessibile a tutti: bisogna garantire che le Regioni siano effettivamente in grado di erogarla in modo tempestivo e uniforme».

Personale sanitario: 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012

Nel 2025 la spesa per dipendenti e convenzionati è stata di 52,2 miliardi, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%.

Se fosse rimasta invariata, nel periodo 2012-2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi in più, di cui 23,9 miliardi nel 2020-2025.

«Il capitale umano è indispensabile per trasformare le risorse in assistenza – spiega Cartabellotta – ma il SSN ha perso attrattività: i professionisti non si trattengono con gli appelli. Servono retribuzioni competitive, condizioni di lavoro compatibili con la vita privata e prospettive di carriera».

Medici: molti professionisti, ma il SSN fatica ad attrarli

L’Italia conta 5,8 medici ogni mille abitanti, contro i 4 della media OCSE, e si colloca al secondo posto tra i 34 Paesi che forniscono il dato.

Dei 339.256 medici censiti dall’OCSE, però, almeno 88.258, il 26,1%, non lavorano nel SSN né frequentano percorsi formativi post-laurea.

«Se oltre 1 medico su 4 – afferma Cartabellotta – non lavora nel SSN né è inserito in percorsi formativi post-laurea, è evidente che il servizio pubblico fatica sempre più ad attrarre e trattenere i medici. Aumentare i posti nei Corsi di Laurea di Medicina non garantisce quindi più medici al SSN, in particolare nelle specialità e nei territori dove servono».

Nel 2024 i medici dipendenti del SSN erano 108.243, pari a 1,84 ogni mille abitanti, con valori da 1,35 del Molise a 2,56 della Sardegna.

La Fondazione GIMBE stima inoltre un deficit di 5.716 medici di medicina generale e 497 pediatri di libera scelta, il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto.

Infermieri: l’Italia sotto la media OCSE

Gli infermieri sono 6,9 ogni mille abitanti, contro i 9,7 della media OCSE, con una dotazione inferiore del 29%.

Dei 407.750 infermieri censiti dall’OCSE, almeno 79.926, il 19,6%, non lavorano nel SSN.

«Alla grave carenza di personale infermieristico – spiega il Presidente – si aggiunge il fatto che 1 infermiere su 5 non lavora nel SSN: un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti».

Nel 2024 gli infermieri dipendenti del SSN erano 279.990, pari a 4,75 ogni mille abitanti, da 3,75 della Lombardia a 6,78 della Liguria.

I laureati in infermieristica sono 19,5 ogni 100 mila abitanti, contro i 43,6 della media OCSE, mentre le retribuzioni degli infermieri ospedalieri sono inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto. Gli infermieri sono 1,2 per ogni medico, contro i 2,4 della media OCSE, con l’Italia al 30° posto su 33 Paesi.

“Gettonisti”, contratti per 1,06 miliardi

Nel biennio 2024-2025 il valore dei contratti per la fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi. Nel 2025 la spesa è cresciuta del 15% e quella relativa specificamente al personale medico del 62%.

«Lo stop normativo ai “gettonisti” – osserva Cartabellotta – non riporta automaticamente medici e infermieri nei reparti: deve essere accompagnato da misure capaci di reclutare e trattenere i professionisti nel SSN, altrimenti si rischia di lasciare scoperti servizi essenziali».

Sanità privata: cresce il “secondo binario”

Nel 2023 le strutture sanitarie censite dal Ministero della Salute erano 29.386: il 58%, pari a 17.042, private accreditate, e il 42%, pari a 12.344, pubbliche.

Il privato accreditato rappresenta l’85,1% dell’assistenza residenziale, il 78,4% di quella riabilitativa, il 72,8% di quella semi-residenziale e il 59,7% di quella specialistica ambulatoriale.

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica destinata al privato convenzionato è stata di 29,4 miliardi, il 25,9% in più rispetto al 2012, ma la sua incidenza sulla spesa pubblica è scesa al 20,8%, il valore più basso del periodo 2012-2025.

«Il privato convenzionato – spiega Cartabellotta – è parte integrante del SSN, ma bisogna rafforzare la governance pubblica per allineare accreditamento, volumi e remunerazione ai bisogni di salute e alla qualità dell’assistenza».

Per il “privato puro”, invece, la spesa out-of-pocket presso strutture non accreditate è aumentata del 169%, passando da 3,05 miliardi nel 2016 a 8,2 miliardi nel 2024; nello stesso periodo, quella presso strutture accreditate ha raggiunto anch’essa 8,2 miliardi.

«Numeri che documentano la progressiva espansione di un “secondo binario” dell’offerta sanitaria – precisa Cartabellotta – riservato a chi può pagare o dispone di un fondo sanitario o di una polizza assicurativa».

PNRR Salute: ora verificare l’impatto sulle cure

Il 29 settembre il Governo ha trasmesso alla Commissione europea la decima e ultima richiesta di pagamento del PNRR. La Missione 6 Salute comprende nove target e una milestone, in attesa della validazione europea.

Secondo il monitoraggio indipendente GIMBE, il raggiungimento degli obiettivi non è integralmente verificabile: per tre è verificabile il rispetto dei requisiti, mentre per gli altri sette mancano evidenze pubbliche sufficientemente dettagliate. Ciò non implica il mancato raggiungimento dei target, ma non consente di verificarne integralmente il conseguimento in maniera indipendente.

«In ogni caso – precisa Cartabellotta – la validazione europea di tutti i target non potrà dimostrare, da sola, che il PNRR abbia migliorato l’assistenza sanitaria. Dal 2027 bisognerà verificare se i servizi sono realmente operativi, se dispongono di personale adeguato e quale impatto producono su accesso, esperienza dei pazienti, esiti di salute ed efficienza del SSN».

La Fondazione GIMBE chiede quindi un monitoraggio pubblico continuo dell’impatto della Missione 6, con dati aperti pubblicati almeno ogni sei mesi.

Il Piano di Rilancio del Servizio sanitario nazionale

Il Rapporto aggiorna il Piano di Rilancio del SSN della Fondazione GIMBE, articolato in 16 linee di intervento: dal finanziamento pubblico alla governance Stato-Regioni, dall’aggiornamento dei LEA alle politiche per il personale, dal potenziamento del territorio alla riduzione di sprechi e inefficienze, dalla governance del rapporto pubblico-privato alla sanità integrativa, fino a prevenzione, ricerca, digitalizzazione, sicurezza e manutenzione del patrimonio edilizio e tecnologico, dati aperti e partecipazione dei cittadini.

«Nel 2027 – spiega il Presidente – il Piano di Rilancio sarà il nostro riferimento per analizzare i programmi sulla sanità di tutte le forze politiche alle prossime elezioni. Perché i cittadini hanno il diritto di conoscere azioni e omissioni della politica nella tutela della loro salute».

Cartabellotta: «La salute non è un privilegio»

«A quasi 48 anni dall’istituzione del SSN – conclude Cartabellotta – il diritto alla tutela della salute rimane fondamentale sulla Carta, ma è sempre meno esigibile nella vita reale. Un’involuzione che indebolisce i princìpi di universalità ed equità: disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle cure, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o a rinunciare. Il SSN continua formalmente a funzionare, ma perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti, mettendo a rischio il patto sociale tra cittadini e istituzioni».

«La crisi del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese. La politica deve quindi chiarire quale modello di sanità intende lasciare alle future generazioni e con quali risorse e riforme renderlo concreto», aggiunge, «Per la Fondazione GIMBE, rilanciare il SSN è un imperativo etico: significa preservare uno strumento di democrazia e coesione sociale e una leva per lo sviluppo economico del Paese. È attraverso il SSN che la Repubblica rende concreto il principio di uguaglianza tra le persone: la salute non è un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti».

Qui Veneto

  • Riparto Fondo Sanitario Nazionale (FSN):
    • nel 2025 il FSN pro-capite in regione è stato pari a € 2.219 (media nazionale € 2.218).
  • L’aspettativa di vita alla nascita (dati 2025) è pari a 84,4 anni (media nazionale 83,7).
  • Personale sanitario:
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 13,0 unità di personale dipendente ogni 1.000 abitanti (media Italia 12,1);
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 1,62 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,84);
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 5,21 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75);
    • nel 2024, a livello regionale, il rapporto infermieri/medici è pari a 3,21 (media Italia 2,59).
  • Servizi di fornitura di personale (cd. “gettonisti”): nel 2025, il valore economico dei contratti per servizi di fornitura di personale sanitario è pari a € 18,3 milioni.
  • Spesa sanitaria out-of-pocket: nel 2024, la spesa sanitaria pro-capite trasmessa al Sistema TS per la dichiarazione dei redditi è pari a € 903 (media Italia € 787).
  • Cure essenziali: nel 2024 il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni che il SSN eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 288 (punteggio max 300). Secondo l’analisi GIMBE il Veneto si posiziona prima tra le regioni e province autonome ed è risultata adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG). Rispetto al 2023, nel 2024 il punteggio totale della Regione è rimasto invariato.

In dettaglio, dalla valutazione dei 27 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Regione si colloca:

  • 5a per l’area della prevenzione;
  • 1a per l’area distrettuale;
  • 1a per l’area ospedaliera.
  • Rinuncia alle prestazioni sanitarie:
    • nel 2024 il 7,9% dei cittadini – oltre 383 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2023.
  • Mobilità sanitaria: nel 2023 si rileva un saldo positivo rilevante della mobilità sanitaria regionale, pari a € 212,1 milioni - in aumento di € 13,9 milioni rispetto al 2022 - di cui:
    • crediti: € 535.652.831 ovvero la Regione si colloca in 3a posizione
    • debiti: € 323.514.489 ovvero la Regione si colloca in 6a posizione. Il 95,1% del saldo attivo si concentra in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Il volume dell’erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva del privato accreditato. La Regione si colloca in 6a posizione con le strutture private che erogano il 57,9% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale (media Italia 54,5%).

  • Medici di Medicina Generale:
    • entro il 2028 469 MMG raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni;
    • il numero medio di assistiti per MMG al 1° gennaio 2025 nell’intera regione è pari a 1.526 (media nazionale 1.383);
    • secondo la stima GIMBE, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 MMG ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 in regione mancano 747 MMG;
    • tra il 2019 e il 2024 i MMG in regione si sono ridotti dell’11,1%. La media nazionale della riduzione è pari al 14,1%;
  • Pediatri di Libera Scelta:
    • facendo riferimento al rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall’ultimo Accordo Collettivo Nazionale) al 1° gennaio 2025 si stima una carenza di 96 Pediatri di Libera Scelta;
    • entro il 2029 95 Pediatri di Libera Scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni;
    • il numero medio di assistiti per Pediatra di Libera Scelta è pari a 1.018 (terza fra le regioni italiane), sopra media nazionale (917 assistiti per PLS) e al di sopra del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per PLS);
    • il 91,8% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un PLS (media nazionale 82,9%). Seconda fra le regioni italiane.

Qui Fvg

  • Riparto Fondo Sanitario Nazionale (FSN):
    • nel 2025 il FSN pro-capite in regione è stato pari a € 2.263 (media nazionale € 2.218).
  • L’aspettativa di vita alla nascita (dati 2025) è pari a 84,1 anni (media nazionale 83,7).
  • Personale sanitario:
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 17,4 unità di personale dipendente ogni 1.000 abitanti (media Italia 12,1);
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 2,30 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,84);
    • nel 2024, a livello regionale si registrano 6,23 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75);
    • nel 2024, a livello regionale, il rapporto infermieri/medici è pari a 2,71 (media Italia 2,59).
  • Servizi di fornitura di personale (cd. “gettonisti”): nel 2025, il valore economico dei contratti per servizi di fornitura di personale sanitario è pari a € 25,6 milioni.
  • Spesa sanitaria out-of-pocket: nel 2024, la spesa sanitaria pro-capite trasmessa al Sistema TS per la dichiarazione dei redditi è pari a € 787 (media Italia € 787).
  • Cure essenziali: nel 2024 il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni che il SSN eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 248 (punteggio max 300). Secondo l’analisi GIMBE il Friuli Venezia Giulia si posiziona 9a tra le regioni e province autonome ed è risultata adempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG). Rispetto al 2023, nel 2024 il punteggio totale della Regione è migliorato (+13).
    In dettaglio, dalla valutazione dei 27 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Regione si colloca:
    • 9a per l’area della prevenzione;
    • 6a per l’area distrettuale;
    • 11a per l’area ospedaliera.
  • Rinuncia alle prestazioni sanitarie:
    • nel 2024 l’8,5% dei cittadini – oltre 101 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 3,4 punti percentuali rispetto al 2023.
  • Mobilità sanitaria: nel 2023 si rileva un saldo negativo minimo della mobilità sanitaria regionale, pari a -€ 10 milioni - in riduzione di € 1,7 milioni rispetto al 2022 - di cui:
    • crediti: € 87.710.404 ovvero la Regione si colloca in 13a posizione
    • debiti: € 97.746.898 ovvero la Regione si colloca in 17a posizione

Il volume dell’erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva del privato accreditato. La Regione si colloca in 15a posizione con le strutture private che erogano il 24,7% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale (media Italia 54,5%).

  • Medici di Medicina Generale:
    • entro il 2028 130 MMG raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni;
    • il numero medio di assistiti per MMG al 1° gennaio 2025 nell’intera regione è pari a 1.473 (media nazionale 1.383);
    • secondo la stima GIMBE, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 MMG ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 in regione mancano 156 MMG;
    • tra il 2019 e il 2024 i MMG in regione si sono ridotti del 14,7%. La media nazionale della riduzione è pari al 14,1%;
  • Pediatri di Libera Scelta:
    • facendo riferimento al rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall’ultimo Accordo Collettivo Nazionale) al 1° gennaio 2025 si stima una carenza di 15 Pediatri di Libera Scelta;
    • entro il 2029 19 Pediatri di Libera Scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni;
    • il numero medio di assistiti per Pediatra di Libera Scelta è pari a 960, sopra media nazionale (917 assistiti per PLS) ma al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per PLS);
    • l’88,2% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un PLS (media nazionale 82,9%).

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