La donna che ha rivoluzionato il volley: Monica De Gennaro, talento, tenacia e pallone d’oro

Trofei su trofei messi in bacheca grazie a talento, rabbia agonistica, determinazione e alla declinazione perfetta del concetto di gioco di squadra. Ecco la storia della leggenda del volley Monica De Gennaro e di tutti i suoi cambi di passo: la ragazzina partita da Sorrento, che non sognava così in grande, divenuta leader indiscussa (e silenziosa)

Massimo Guerretta

Come John Bonham, come Flea, come Keith Emerson. Nell'immaginario collettivo, quando si pensa a un concerto rock, o a una band travolgente, ci si immagina il frontman (chi ha detto Freddie Mercury?), il cantante, meno spesso il chitarrista (Hendrix, Clapton, Van Halen).

Il resto del gruppo resta sullo sfondo, non c'è un tastierista come primo volto sulla copertina dell'album, in quel video il batterista si vede appena, addirittura c'è chi non comprende davvero che diamine ci faccia un bassista sul palco.

Eppure John Bonham, il batterista dei Led Zeppelin, è universalmente riconosciuto come il migliore al mondo. Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, ha cambiato il modo di suonare il basso, con il suo mix tra funk e rock.

E Keith Emerson, spesso definito "il Re delle tastiere", è stato un pioniere indiscusso nell'uso degli strumenti elettronici e acustici, capace di mescolare magistralmente il rock, il jazz e la musica classica con gli Emerson, Lake & Palmer.

Monica De Gennaro è come questi tre colossi della musica. Una pioniera come Emerson, una rivoluzionaria come Flea, la migliore come Bonham.

Nel suo ruolo, il libero, ma la discussione è aperta.

Nell’olimpo dello sport

Nella Top 5 del volley ci può entrare, eccome. E magari anche extra-pallavolo. Quante altre sportive italiane - di tutti i tempi - possono vantare un curriculum sportivo come il suo? In ordine sparso, vengono in mente Sara Simeoni, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini, Deborah Compagnoni. Ed è lì con Josefa Idem, Tania Cagnotto, Manuela Di Centa, magari Francesca Schiavone, e vedremo dove arriverà Nadia Battocletti. Ma non può non esserci il nome di Monica De Gennaro in questa long list.

Ha 39 anni, la carta d'identità recita 8 gennaio 1987 e alla voce "segni particolari" c'è scritto "carriera leggendaria". Non ha fondato l’Imoco, ma poco ci manca.

Tutti i trofei vinti dal club coneglianese (una trentina, ormai, e mica roba parrocchiale) sono i suoi trofei. In maglia azzurra basterebbe ricordare l’oro olimpico di Parigi, il primo della storia. Ma ci torneremo.

Il suo cambio di passo è quello di una lavoratrice indefessa, una vera e propria mentalità nordestina degli anni Settanta, fatica 7 giorni su 7 e h24, senza mai staccare.

Eppure Monica De Gennaro è arrivata dalle nostre parti che non era più una bambina. È nata a Piano di Sorrento (la clinica privata era lì…), praticamente sulla celebre costiera, ma è cresciuta appena fuori, tra le ottomila anime di Sant'Agnello.

Gli esordi a Vicenza

«Ho cominciato a giocare quasi per caso, a 9 anni, con la mia gemella Maria al mio paese, seguendo le orme della sorella più grande. Diciamo che mi ha convinto l’idea dello sport da fare con altri, per dividere gioie e dolori», ricorda spesso, e lo ha fatto anche nel recente podcast registrato con il suo club.


Per approfondire


A 14 anni arriva la prima svolta, la partenza verso Vicenza, lì a un passo c’era la Serie A: «Non conoscevo molto il volley di alto livello, vicino a casa mia non c’erano squadre di alto livello e non sapevo bene cosa aspettarmi. Obiettivi? Non sapevo cosa aspettarmi. E, certo, mi mancava l’odore del mare. Mi chiamano Moki da quando sono arrivata a Vicenza. Manco mi piace, però purtroppo tutti ormai mi chiamano così e non ci faccio neanche più caso. Ma quell’anno tutti avevano un soprannome, e una ragazza più grande mi ha detto «Ah vabbè, se non ce l'hai ti diamo Moki».

Ero talmente piccola che non sono neanche riuscita a dirgli «Guarda che non è che mi fa impazzire". E non me lo sono tolta più».

Vicenza, il Veneto, diventa il suo trampolino di lancio. Non poteva sapere cosa sarebbe accaduto dopo.

«Ero giovane e lontano dai miei genitori, dovevo fare le lavatrici e pulire, oltre alla scuola, gli orari, la palestra. Ma mi adatto, dovevo farlo».

Passerà lì quasi 7 anni, lì tratteggerà il suo futuro: «Dalla B sono arrivata in prima squadra e ho capito che potevo guardare avanti. Da posto 4 mi sono trasformata in libero, è successo naturalmente e ho visto che mi riusciva bene… Lì ho trovato due allenatrici donne come Manu Benelli e, prima, Simonetta Avalle, purtroppo scomparsa di recente. Due figure femminili che mi hanno aiutata».

Beh, nel 2010 il Vicenza chiude i battenti. Lei firma per il Sassuolo, ma mancano i soldi e la società nemmeno parte. Così trova un ingaggio (“ho firmato in agosto…” all’Aprilia, in A2, vince il campionato ma poi mancano i soldi per fare la massima categoria. Poi si trasferisce a Pesaro (lì c’era Paolino Tofoli, ex Sisley): nella primavera del 2013 il club chiude i battenti. Alla faccia dei pianeti che si allineano: sembra tutto predisposto per un grande fallimento, con quella maglia azzurra (già raggiunta) che rischiava di sbiadirsi. D’altronde, se non hai una squadra o se la tua squadra sparisce regolarmente…

«Non era la pallavolo di adesso. Il movimento non era ricco, c’erano squadre che chiudevano e riaprivano, il cambio di passo sarebbe arrivato dopo. E’ arrivato un po’ tutto insieme. E per noi atlete una certa sicurezza economica e delle tutele sono decisive».

L’arrivo a Conegliano

Fino a Conegliano. Il suo cambio di passo decisivo. Quella Conegliano risorta proprio da una società scomparsa, la Spes, e diventata quella gioiosa macchina da guerra che si chiamerà Imoco. Per idea di due giovani presidenti, Garbellotto e Maschio, e di un tessuto sociale che non vedeva l’ora non solo di prendere l’eredità dei maschietti con il logo Sisley, ma di cambiare il concetto stesso di pallavolo femminile.

E’ il 31 maggio 2013 quando viene dato l’annuncio: Monica De Gennaro ha firmato per Conegliano.

«Mi ha attirato il progetto, giovane e fresco, e il fatto che i due presidenti avessero voglia di investire e tanta voglia di buttarsi in questo sport. E non abbiamo iniziato subito a vincere, ci sono state anche stagioni difficili. Magari non si creava quella alchimia giusta tra i giocatori, quello che poi è successo dopo negli anni, e magari la troppa fretta di voler vincere subito… Poi però, abbiamo vinto».

Dobbiamo raccontare cosa è successo poi? 8 scudetti, 7 Coppe Italia, 8 Supercoppe italiane, 3 Champions League, 3 Mondiali per Club. Con Monica De Gennaro nominata mvp della Coppa Italia 2017 e mvp della Serie A1 2019.

E in bacheca le manca almeno uno scudetto, quello vinto invece dal Covid nella primavera del 2020. Nel mentre Monica De Gennaro è diventata la leader all time di presenze in Serie A1, lei, De Kruijf e Wolosz rappresenteranno l’ossatura di quella squadra diventata invincibile (detiene il record da Guinness di 76 vittorie consecutive).

Una pantera invincibile

Alla base della sua carriera ci sono valori semplici e rigorosi. «Sono molto esigente con me stessa. Mi piace impegnarmi e dare il massimo a ogni allenamento. Quando non sono soddisfatta resto in palestra anche dopo l’allenamento con la squadra per perfezionare un dettaglio o lavorare su alcuni colpi».

Dopo vent’anni di Serie A, la motivazione è rimasta intatta: «Mi sveglio ancora con la voglia di allenarmi, di migliorare. Finché mi diverto, non sento la fatica e il sacrificio».

Il coraggio di Sarah, dal buio di infortuni e bulimia all’oro olimpico: la storia di una campionessa di volley
La redazione
Sarah Fahr, la storia della campionessa di volley che ha vinto tutto

L’altro spartiacque sportivo – un cambio di passo che spiego a breve - arriva nel dicembre 2019. Quando le pantere sono diventate invincibili. Semifinale del mondiale per club, in Cina, contro il Vakifbank che era una corazzata con Gabi, Haak, Karakurt.

Conegilano sotto 10-14 nel tie-break, e poi l’incredibile rimonta e la vittoria, che sarebbe diventata mondiale battendo anche l’Eczacibasi.

«Mi ricordo quel quinto set, gli anni sono passati, le partite ne abbiamo giocate, ma quindi sì. Vincendo quella partita acquisti un po' più di consapevolezza. Eh, batti in quel modo una squadra che comunque in quel momento dominava l'Europa. Abbiamo preso fiducia e consapevolezza, da lì in avanti abbiamo davvero perso pochissimo».

Il mantra: «Dare il massimo ogni giorno»

In un’era in cui gli atleti vivono sui social, tra esposizione mediatica e interviste choc, Monica De Gennaro scelto il basso profilo: riservata, seria, e terribilmente concreta, preferisce i fatti alle parole, il lavoro quotidiano alla retorica, la cura dei dettagli alla ricerca dei riflettori. I set fotografici? Quasi la infastidiscono, per la gioia di chi le chiede un sorriso mentre scatta per la quarta volta con la Canon. Le interviste? Se proprio deve... «Perché sono molto riservata e non mi piace parlare troppo di me».

Ma arriva già con il suo copione, sarà difficile avere una frase "wow", a meno di non beccarla in giornata di grazia. Scortese? Manco per sogno. Antipatica? Ma non scherziamo. Con i secondi contati causa ritmi lavorativi del mondo dei media, è capitato di doverla chiamare dal palco dello scudetto, e vederla balzare sul taraflex in quatto e quattr'otto per dire quelle frasi giuste che ti cambiano la prospettiva.

La sua ricetta per essere vincenti e felici resta la stessa che l’ha accompagnata per tutta la carriera: «Vivo con molta serenità il mio lavoro da sportiva professionista. Per me l’importante è dare il massimo ogni giorno. Poi c’è il risultato del campo che dipende anche dagli avversari e da tante variabili, ma quello che importa per me è aver lavorato dando tutto e ho la coscienza a posto perché ho dato il massimo. Ora per le bambine, per le ragazzine, il volley femminile è il primo sport, vuol dire che c'è tanto seguito.

Il calcio adesso non sta andando benissimo, anche con la Nazionale, allora si stanno guardando un po' gli altri sport in giro. Ma non solo la pallavolo, posso parlare dell'atletica, il nuoto o il tennis, sport che avevano meno visibilità perché era solo calcio. Chi mi piace? Sinner».

Il suo extra work è leggendario, i soliti esagerati dicono che sia andata in palestra anche durante il viaggio di nozze… «Faccio un ruolo difficile. Capita che si tocchino pochi palloni durante gli allenamenti, e ciò in partita si sente. Non posso fermarmi dopo aver ricevuto solo tre palloni. Io non sono così, che me ne vado a casa: non mi sono allenata. Così quando faccio extra work sono un po' a servizio mio, decido quello che voglio fare, ciò che voglio migliorare».

Più bagher che autografi, ma anche con la penna non scherza. «La gente mi ferma per strada, al supermercato. Sono tutti molto carini con me. Mi dicono che li emoziono. Sì, anche tante bambine che mi chiedono l’autografo: mi pongo la responsabilità di essere un esempio, quando vengono al Palaverde e si mettono in coda per salutarci, beh, io ci sto. Magari è l’unica volta che vengono… I tifosi sono pazzeschi».

Dall’esclusione di Mazzanti al pallone d’oro

È capitato di vederla incazzata. Eh sì. Estate 2023. L'avevano fatta fuori dalla nazionale. Lei, il miglior libero del mondo. Qualcuno (il ct Mazzanti) sosteneva che era necessario "rompere" il gruppo che aveva fallito, spezzare la catena tra lei ed Egonu (sono grandi amiche e Monica la chiama "principessa"). Ritrovata per la prima volta in carriera al raduno della sua squadra dal primo giorno, aveva il fuoco negli occhi. "Quest'anno non perde neanche a battaglia navale", era la battuta facile. E’ andata così, fino all’ultimo Grande Slam. Come il buon vino, la sua versione migliore è arrivata quando il prime, teoricamente, era già passato.

Il "pallone d'oro" di VolleyballWorld (appena ricevuto) non è un premio alla carriera. Certifica la migliore pallavolista del 2025. Per un ruolo, Un ruolo, quello del libero, spesso poco visibile per il grande pubblico, ma che con De Gennaro ha cambiato statura.

Specialista della difesa e della ricezione, ha trasformato una funzione silenziosa in un’arte decisiva, diventando un riferimento tecnico e culturale per generazioni di atlete. Allenare? Non ora e non ad altissimi livelli, ha lasciato l’azzurro ma mica smette…

«Il mio bagher è bruttissimo, ho un pessimo piano di rimbalzo», ha detto.

Pensa fosse stato bello... Ha cambiato il ruolo, trasformando il libero nel regista aggiunto, con il suo secondo tocco diventato un marchio di fabbrica, tanto che ha impostato anche primi tempi e fast (clamorosi quelli con De Kruijf). Un ruolo di testa, un ruolo che può demolirti, perché rischi sempre di sbagliare. E quando non ne prendi una… Rialzarsi da un’ace subito non è semplice. Lei va oltre.

E’ una costruttrice di gioco, oltre che una maga della difesa, con il radar incorporato. Le piaceva Sikora, ha avuto Cardullo, ora c’è la sua eredità (in azzurro, s’intenda) da prendere.

L’amore per la Nazionale

La Nazionale? Un grandissimo amore. Monica De Gennaro debutta nel 2006, a poco a poco ci entra in pianta stabile, vincendo anche la World Cup nel 2011. Nel 2014 viene eletta miglior libero del mondo nel mondiale giocato in Italia, forse lo spartiacque che ha segnato l’esplosione definitiva del volley femminile nel Belpaese. Il libero di Conegliano è anche Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, e appena può… foto con Mattarella, con le azzurre diventate modelli femminili da seguire.

Dopo ben 19 anni in azzurro ha deciso di lasciare – lei ha deciso, “non si mette Monica in un angolo” – ufficialmente la nazionale di volley. Il libero con la maglia dell'Italia ha vinto la World Cup 2011, Eurovolley 2021, tre Nations League, l'oro olimpico (Parigi 2024) e il Mondiale (2025, con altri due podi), oltre a tre Vnl, l’ultima chiusa da mvp.

«Quello con la maglia azzurra è stato un cammino bellissimo. Ho giocato tante partite e vissuto esperienze fantastiche conoscendo il mondo e vivendo emozioni indescrivibili come quelle delle Olimpiadi», racconta.

«Ne ho giocate quattro e volevo quella medaglia con tutta me stessa. Per tanti anni è stato un tabù, ma quando abbiamo vinto a Parigi nel 2024 è stata una gioia pazzesca e il coronamento di un sogno: sul podio mi è passata davanti tutta la mia carriera, i sacrifici e il lavoro fatto con le mie compagne. Il Mondiale 2025? Mancava solo quella vittoria e si è chiuso il cerchio. Era giusto chiudere così… largo alle giovani adesso.

La ragazzina che è partita da Sorrento non aveva non sognava così in grande, ecco. Quindi forse di credere veramente che se si vuole raggiungere degli obiettivi, nella vita, si possono raggiungere anche se si cade perché poi ci si rialza, e quando passi dei momenti dicendo «No, è impossibile, si va avanti. E che tutto serve per diventare una donna migliore».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est