Perché Sanremo è Sanremo: pronti, via!
Le canzoni, gli artisti, i duetti. Ma anche molto di più: il diario emotivo di un Paese, il Festival di Carlo Conti (ed Elisa), l’effetto Ariston sugli streaming e cosa dice il nostro esperto. A proposito, chi vincerà?

“L’uomo più tranquillo del mondo”, ovverosia Conti — così l’ha inquadrato Fabio Fazio — continua ad accumulare presentatori. Ora sono undici. L’ultimo si è aggiunto l’altra sera: è Ubaldo Pantani, reclutato in extremis a “Che tempo che fa”.
Carlo si commuove parlando di Baudo, al quale il festival è dedicato — durante la prima conferenza stampa del ciclo numero settantasei — smentisce la presenza di Giorgia Meloni («Ma se la premier si comprasse un biglietto…». E lei: «Continuo a fare il mio lavoro»), e liquida come «fantascienza» le presunte pressioni sul comico Pucci: «La mia storia parla per me». Poi l’annuncio che già conoscevamo: «Questo sarà il mio ultimo festival».
Anche Laura Pausini, co-conduttrice dell’intera edizione, ricorda Pippo («Sono qui per lui», dice), giura di sentirsi amata, nonostante gli attacchi sui social e, soprattutto, pronta per “quel” palco. La faenzina, che nel ’93 vinse le Nuove Proposte e l’anno successivo arrivò terza con “Strani amori”, ha condotto molti programmi all’estero però «mai in Italia. Telefonai proprio Baudo dopo la proposta di Conti e lui mi tranquillizzò: “Vai, adesso sei pronta”».
Decifrare un festival alla vigilia (per non parlare del Dopofestival di Nicola Savino) è un esercizio inutile: troppe variabili impazzite e troppe scie contiane che sembrano non finire mai. Carlo ci ha abituati a una composizione a tappe, centellinando gli annunci introdotti dalla sigla del telegiornale.
Il cast mescola generazioni: dalla mitologica Patty Pravo, che raccoglie milioni di estimatori dai tempi gloriosi del Piper, ai rapper in attesa di diventare qualcuno, che i ragazzi ascoltano e si palleggiano in rete, mentre i genitori chiedono curiosi: “Ma chi è ‘sto qui?”.
Conti ha preso in contropiede i brizzolati con alcuni nomi scovati nella modernità — e diciamo Sayf, Nayt, Luché, LDA e Aka 7even, Fulminacci, Eddie Brock, Chiello, Maria Antonietta e Colombre, Samurai Jay e Tredici Pietro (ve lo sveliamo: è il figlio di Gianni Morandi) — pareggiando con la quota matusa. L’amore è ancora cantato come al tempo della Cinquetti, segno inequivocabile che delle palpitazioni benigne ne abbiamo sempre bisogno.
Lo show televisivo, da una ventina d’anni, domina sul settore musicale, perché con i “la la la”, seppur intonati e accattivanti, l’Auditel non decolla. Il virtuale è stato incendiato dal caso Pucci, luogo assai pericoloso dove il veleno corre veloce. A gettare sale sulla ferita ci ha pensato Fiorello, che dalla sua “Pennicanza” si è abbandonato a provocazioni non gradite proprio da tutti. E in conferenza stampa, raggiunto al cellulare, Rosario ha augurato agli organizzatori «Tante polemiche!».
Per gli sguardi sognanti del pubblico femminile, arriva Can Yaman, il macho Sandokan del terzo millennio, che per fortuna si è levato da dosso qualche problemino con la giustizia in terra turca. Sarà all’Ariston, questa sera, per il primo round delle cinque giornate di resistenza musicale. Ospiti: Olly, Tiziano Ferro, Gaia e Max Pezzali.
Ascolteremo tutti e trenta i brani in gara. Volete i nomi o li conoscete già? A parte i giovanotti appena citati, staranno davanti a un microfono Arisa (canto l’amore universale), Bambole di pezza (una ballata fra pop e rock), Dargen D’Amico (arrangiamento anni 80), Ditonellapiaga (contro i nostri fastidi), Elettra Lamborghini (vi farò ballare), Enrico Nigiotti (ho fatto pace coi miei demoni), Francesco Renga (il mio linguaggio più contemporaneo), J-Ax (la prima da solista), Leo Gassmann (canto la speranza), Levante (le emozioni dell’amore), Malika Ayane (i palpiti maturi), Mara Sattei (la mia storia con lui), Michele Bravi (l’ironia tradotta in musica), Patty Pravo (tutto è nato da un sogno), Raf (l’ho scritta con mio figlio), Sal Da Vinci (quando l’amore diventa eterno), Serena Brancale (un ricordo della mamma), Tommaso Paradiso (chi sono i romantici?).
La scaletta ricalca quelle del passato. Si diceva: tutti i campioni sfileranno al debutto di oggi, con la classifica parziale dei primi cinque — in ordine sparso — che comparirà ben dopo la mezzanotte.
Seconda serata: Gianluca Gazzoli, Pilar Fogliati, Achille Lauro e Lillo affiancheranno Conti e Pausini. Si esibiranno quindici big con la solita top five sganciata a fine corsa. Ospiti: le olimpioniche Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, oltre a Bresh e Max Pezzali. Appena acceso il televisore, poco dopo le 20.30, ascolteremo le quattro Nuove Proposte.
Nella terza serata canteranno gli altri quindici campioni. Co-dirigeranno il traffico Gianluca Gazzoli con la modella Irina Shayk e Ubaldo Pantani. Sarà incoronato il vincitore o la vincitrice delle Nuove Proposte. Ospiti glamour? Eros Ramazzotti, Alicia Keys, The Kolors e Max Pezzali.
I duetti, da quando Dio creò Sanremo, cadono nella quarta sera del venerdì. Con Bianca Balti, Francesco Gabbani e il solito Pezzali.
Siamo all’epilogo: la finalissima di sabato 28. Tutti e trenta i big si ripresenteranno alla prova di canto, con Nino Frassica e Giorgia Cardinaletti che daranno una mano al direttore artistico. Ospiti speciali: Andrea Bocelli, i Pooh e Pezzali. Sperando di non dare la buonanotte nell’ora della raccolta del vetro, al mattino della domenica dovremmo conoscere il nome dell’artista che si aggiungerà al sostanzioso albo d’oro del Festival. Ma l’annuncio arriverà dall’Ariston o dal Tg1 della Notte?
(Gian Paolo Polesini)
Favoriti, outsider e momenti clou

FAVORITI
Ancor prima di ascoltare le trenta melodie scelte da Carlo Conti, giochiamo all’indovino. Chi mai vincerà questa 76esima edizione? Ci si affida ai bookmakers, e a chi sennò? Le proiezioni danno Serena Brancale in pole con 28,57 per cento di probabilità di vittoria; Fedez e Masini sono addirittura staccati di un bel po’: per loro è consigliato il 16,67. La terza piazza è condivisa da Tommaso Paradiso e, attenzione, da una new entry: Sayf, stessa percentuale, il 13,33 %. E voi, che ne pensate?
OUTSIDER
Mentre Fiorello, che tutti indicano come un mago, punta tutto su Fedez e Masini con Ditonellapiaga seconda e terza la Brancale, gli scommettitori danno qualche speranza a Ermal Meta (foto), ad Arisa e a Fuminacci. I super big Renga Patty Pravo, J-Ax, Leo Gassman raccolgono un misero 0,66%. Raf si deve accontentare dello 0,50%. Tutti gli altri: non pervenuti. Ma Sanremo è capace di tutto, non fidatevi dei proclami della vigilia.
MOMENTI CLOU
Di certo a questo Sanremo non mancano gli eventi. Va detto che un tempo ce n’erano di meno, però di sostanza. I Queen nel 1984, David Bowie nel 1987 e Madonna nel 1998. Altri anni, altri budget. I 25 anni di “Xdono” riporteranno Tiziano Ferro all’Ariston. Vale uno sguardo la terza serata con una accoppiata di peso: Alicia Keys ed Eros Ramazzotti. Andrea Bocelli (che vinse nel ’93 nelle Nuove proposte) salirà sul palco sabato 28. Ma ci saranno anche i Pooh, in uno dei loro numerosi addii alle scene. (gpp)
Tre minuti e mezzo per sfogliare il diario emotivo di un paese

Leggere i testi delle trenta canzoni in gara è come aprire il diario segreto di un’Italia che parla, ride, inciampa e si autoironizza. Il filo rosso? Quel “noi” sospeso tra nostalgia, desiderio e un pizzico di esagerazione teatrale. Per sempre sì di Sal Da Vinci e Ora e per sempre di Raf gridano all’eternità con voce operistica, mentre Ti penso sempre di Chiello ci ricorda che ossessioni e messaggi non letti sono universali: chi non ha mai inviato un “hai visto il mio messaggio?” a mezzanotte?
I testi più ironici sono praticamente meme in musica. Che fastidio! di Ditonellapiaga e Ai ai di Dargen D’Amico sembrano dialoghi WhatsApp finiti in ritornello: tutto quel fastidio quotidiano diventa collettivo, liberatorio e persino contagioso. Italia Starter Pack di J‑Ax è il manuale tragicomico della nostra vita quotidiana: dalla burocrazia alla pizza (l’ananas resta bandito, ma sorridiamo tutti).
Gli aspetti più “psicologici” ci mostrano un’Italia che si guarda dentro. Labirinto di Luchè, Ossessione di Samurai Jay e Animali notturni di Malika Ayane tracciano corridoi emotivi in cui ci perdiamo tutti — un po’ come guardare le classifiche olimpiche e chiedersi se saremo mai così bravi a coordinare vita e sogni. I testi rap e urban (Nayt, Tredici Pietro, LDA) portano sul palco linguaggi di strada e codici generazionali, che ci ricordano che il “noi” italiano è fatto di diversità e collaborazione: un podio collettivo, tra medaglie e melodie.
Il linguaggio della moda musicale è evidente: abbreviazioni, onomatopee, ripetizioni come Voilà di Elettra Lamborghini o Tu mi piaci tanto di Sayf, piccoli rituali collettivi che ci fanno sentire dentro un club immaginario da tre minuti e mezzo. Tra lirismo e slang, citazioni poetiche e tweet trasformati in versi, i testi ci parlano di noi: di chi si innamora, inciampa, ride e si rialza.
In sostanza, questo periodo dell’anno è un doppio palcoscenico: prima le Olimpiadi hanno mostrato forza, dedizione e record da podio, ora la musica ci ricorda che anche le emozioni hanno la loro gara. Ogni verso, ogni ritornello, ogni noi cantato è un podio collettivo, un mosaico di emozioni e ironia condivisa: l’Italia che sale sul palco è la stessa che ascolta, riflette e ride insieme a noi.
(Fabrizio Brancoli)
Canzoni, artisti e duetti

Arisa
Magica favola
Un ritorno da principessa del Festival: archi, piano, favola moderna. Trenta anni di applausi, quaranta di sogni. Magari un po’ troppo fiabesco, ma ti incanta e ti coccola come una storia della buonanotte. Duetto: con il Coro del Teatro Regio di Parma, “Quello che le donne non dicono”.
Bambole di pezza
Resta con me
Preparatevi a 4 parole anglofone (e scusateci). Questo è girl power pop rock leggero, niente rivoluzioni ma uno sguardo furbo. Primo ascolto? Sorridi. Secondo? Ti sorprende. “Resta con me in questi tempi di odio”, da abbraccio urbano. Duetto: con Cristina D’Avena, “Occhi di gatto”.
Chiello
Ti penso sempre
Ex FSK porta ritmo e ironia. Al primo impatto, funziona: pezzo fresco, un po’ hip-hop, un po’ pop. Perfetto per chi ama Sanremo senza prendersi troppo sul serio (quindi 9 persone su 10, speriamo). Duetto: con il pianista Saverio Cigarini (e non più con Morgan) in “Mi sono innamorato di te” di Tenco.
Dargen D’Amico
AI AI
Intelligenza artificiale e ironia, Dargen incastra testo e riferimenti contemporanei come un puzzle. Ama ciò che non ti piace, ti sfida. È il “genio di Sanremo”, quello che pensi di capire e poi ti sorprende ancora. Duetto: con Pupo e Fabrizio Bosso, “Su di noi”.
Ditonellapiaga
Che fastidio!
Elettro pop veloce, battute contro tutto: Milano, snob, sogni americani, politici. Previsioni del tempo: pioggia di applausi in sala stampa. “Che fastidio!” diventa mantra tra risate e danza ribelle. Duetto: con TonyPitony, “The Lady is a tramp”.
Eddie Brock
Avvoltoi
Pop-rock con un pizzico di furbizia, un po’ in stile Ultimo. Ti conquista anche se vorresti solo scrollare la testa. Perfetto per TikTok, ancora più perfetto per i cuori solitari. Duetto: con Fabrizio Moro, “Portami via”.
Elettra Lamborghini
Voilà
Festa pop, candidatura naturale a fracassarci le meningi. Citazioni per Raffaella Carrà, dance assicurato. Nessuna introspezione, ma chi se ne importa: è il pezzo che fa muovere anche i pavimenti più freddi. Duetto: con Las Ketchup, “Aserejé”.
Enrico Nigiotti
Ogni volta che non so volare
Ballad classica, orchestra e malinconia quotidiana: “Il tempo corre quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto”. Va bene in cuffia o in macchina quando la città ti sembra troppo veloce. Duetto: con Alfa, “En e Xanax”.
Ermal Meta
Stella stellina
Scelte forti, impegno sociale: da Gaza a Sanremo, ninna nanna mediorientale. Non punta al podio, punta al cuore e anche un po’ al cervello. Tra archi e lirismo, ti prende per mano e ti fa pensare. Duetto: con Dardust, “Golden hour”.
Fedez e Marco Masini
Male necessario
Brano che parla di sé, di giudizi (e di Giuda) con ironia. Funziona: testo personale e melodia calibrata, tra rabbia e cuore. Punti bonus per la spinta virale, da dramma pop contemporaneo. Duetto: con Stjepan Hauser, “Meravigliosa creatura”.
Francesco Renga
Il meglio di me
Renga chiama i rinforzi: cinque autori, orchestra completa. Il pezzo scorre elegante e sicuro, magari prevedibile quanto basta. “Ma a volte capita che sorride anche una lacrima”. Duetto: con Giusy Ferreri, “Ragazzo solo, ragazza sola”.
J-Ax
Italia Starter Pack
Autoironia e country a cavallo tra Sud e Midwest. Racconta l’Italia con ironia, come una cartolina musicale: “pa pa parappa” e sei già dentro. Rap scanzonato, divertente e pronto a farti muovere. Duetto: con Ligera Country Fam., “E la vita, la vita”.
LDA & Aka 7even
Poesie clandestine
Reggaeton con napoletanismi e ritornelli che ti fanno battere il piede. Latino, ma non troppo; radiofonico, ma senza sbatterti in faccia la formula. Festa, cuore e un po’ di Napoli nelle note. Duetto: con Tullio De Piscopo, “Andamento lento”.
Leo Gassmann
Naturale
Ballad gentile e un po’ naïf, occhi lucidi, eyeliner che potrebbe macchiare la felpa. “Tu sei più bella al naturale”. Dolci note che prendono all’improvviso. Duetto: con Aiello, “Era già tutto previsto”.
Levante
Sei tu
Parla di rinascita personale con voce in primo piano. Elegante, consapevole, tutta scritta e cantata da lei. Chiede un ascolto profondo. Duetto: con Gaia, “I maschi”.
Luchè
Labirinto
Non fa sconti, sceglie la sofferenza. Fine di un amore raccontata con flow riconoscibile, barre intime, passo controllato. Assetto orchestrale: rischio e identità. Duetto: con Gianluca Grignani, “Falco a metà”.
Malika Ayane
Animali notturni
Synth anni ’70, eleganza naturale, passo notturno. Tempo raffinato, radiofonico, classe che non ha bisogno di alzare la voce. Duetto: con Claudio Santamaria, “Mi sei scoppiato dentro al cuore”.
Mara Sattei
Le cose che non sai di me
Ballad pop tipicamente radiofonica. Intima, ben scritta, vestita con misura. Forse manca un guizzo, ma il palco potrebbe darle la forma definitiva. Duetto: con Mecna, “L’ultimo bacio”.
Maria Antonietta & Colombre
La felicità e basta
Doppio talento, indie-pop che ricorda Baustelle e Colapesce Dimartino. Al secondo ascolto ti strega. Una rapina gentile delle emozioni. Duetto: con Brunori Sas, “Il mondo”.
Michele Bravi
Prima o poi
Amore quotidiano messo a nudo tra archi e ritornelli. Non stupisce ma fa bene al cuore. Quando tocca a lui, pausa e ritorno tra gli altri che si emozionano. Duetto: con Fiorella Mannoia, “Domani è un altro giorno”.
Nayt
Prima che
Rap identitario, diretto, maturo. Usa Sanremo come amplificazione senza snaturarsi. Vedremo se vince la storia o il palco. Duetto: con Joan Thiele, “La canzone dell’amore perduto”.
Patty Pravo
Opera
Voce in primo piano, piano e archi a sostegno. Musa della vanità, eroina senza tempo. Sanremo accoglie una regina e la sua teatralità. Duetto: con Timofej Andrijashenko, “Ti lascio una canzone”.
Raf
Ora e per sempre
Scorre elegante, senza picchi, ma con sicurezza. Classico, rassicurante, forse tiepido, ma chi lo ama sorride e annuisce. Duetto: con The Kolors, “The Riddle”.
Sal Da Vinci
Per sempre sì
Neomelodico uptempo, pronto a far cantare tutti “io e te, per sempre”. Simpatico e rassicurante. Se ami Sanremo con melodia in testa e mani al cielo, è il pezzo tuo. Duetto: con Michele Zarrillo, “Cinque giorni”.
Samurai Jay
Ossessione
Tormentone estivo dal mood latino, hook “Ahiahiahiahia”. Il ritmo fa cantare anche chi odia il pop. Duetto: con Belen Rodriguez e Roy Paci, “Baila morena”.
Sayf
Tu mi piaci tanto
Pezzo sghembo, nervoso, politico senza proclami. Ritornello che resta addosso, semplice ma non banale. Duetto: con Alex Britti e Mario Biondi, “Hit the Road Jack”.
Serena Brancale
Qui con me
Pop potente, voce che sostiene ogni nota come un abbraccio. Probabilmente dedicata alla madre scomparsa, senza tragedia, con forza pura. Duetto: con Gregory Porter e Delia, “Besame mucho”.
Tommaso Paradiso
I romantici
Cinema sentimentale: amore, figli, padri, treni che partono. Ballata che richiede ascolto lento. Romantica senza vergogna, scritta per radio e chi aspetta qualcuno. Duetto: con gli Stadio, “L’ultima luna”.
Tredici Pietro
Uomo che cade
Rap anni ’90 con ritornello festivaliero. Flow scazzato ma simpatico, doppie e voce a contrasto. Tipo il vicino che ti lancia la palla in faccia ma poi ride. Duetto: con Galeffi, Fudasca & Band, “Vita”.
Streaming e concerti: effetto Ariston

È sempre stato un palco ambito quello del Festival di Sanremo, ma con il passare degli anni, da regno della musica leggera, è diventato più appetibile anche per chi si spinge oltre al pop e cantautorato: se nel 2021 i rockettari Måneskin vincevano con Zitti e Buoni, quest’anno ci saranno le Bambole di Pezza, rock band milanese al femminile in pista dai 2000, e sono ormai completamente sdoganati l’indie (a portarne la bandiera questa volta Maria Antonietta e Colombre) e il rap (all’esordio sanremese Luchè, Nayt, Sayf, Tredici Pietro…).
Ecco perché portare un artista all’Ariston, anche quello magari meno in linea con i tradizionali canoni sanremesi, fa gola a tutti. Secondo il report FIMI 2026 sull’impatto del Festival sul mercato, il ruolo delle case discografiche è fondamentale e i loro investimenti sui brani e sui cantanti in gara generano un indotto in favore di moltissimi segmenti economici, dalla televisione all’hospitality (alberghi e ristoranti), passando per la musica live, il mondo editoriale e autoriale, oltre che l’ecosistema dei media. Ma quanto impatta la partecipazione al Festival in termini di numeri, ovvero vendite di dischi, streaming, biglietti di concerti? «Tra il molto e il moltissimo – sostiene Loris Tramontin, presidente Azalea.it –. Per gli artisti con cui abbiamo lavorato, un esempio tangibile è stato Olly. Certo, la grande attenzione dei media può farti conoscere da tutti come Lucio Corsi ma può anche farti scomparire come Tony Effe».
Nell’epoca digitale i numeri di stream pesano: i brani in gara nel 2025 ne hanno totalizzati 1.8 miliardi nel corso dell’anno. Gli artisti arrivano a Sanremo forti dei loro riconoscimenti sul mercato, non solo stream ma anche i dischi di platino: nel cast 2026 in vetta c’è Fedez con i suoi 98 platini, seguito da J-Ax con 71 e, con molto distacco, i 37 di Luchè (stupirà vedere che in fondo alla classifica, con un solo platino figurano artisti dalle carriere consolidate come Patty Pravo e Raf).
Secondo Valeria Arzenton, co-fondatrice di ZED, Sanremo un tempo era soprattutto una grande kermesse televisiva, con un impatto sul mercato meno marcato, mentre oggi è l’appuntamento che tutto il settore aspetta. «La partecipazione al Festival – commenta – si traduce quasi immediatamente in streaming, vendite e soprattutto biglietti per i concerti, sia per i concorrenti sia per gli ospiti. Basti pensare a Lucio Corsi: dopo la prima apparizione all’Ariston è diventato un artista di grande richiamo, con migliaia di biglietti venduti in pochissimo».
È dello stesso parere Luigi Vignando di Vigna PR: «Non tutti ne beneficiano in ugual misura – dice – ma tutti hanno un incremento di qualche tipo. Per l’anno scorso, oltre che Olly, cito Lucio Corsi, che veniva da dieci anni di gavetta nei piccoli club, mentre in autunno farà i palasport. Penso a Blanco che dopo la vittoria con Mahmood ha fatto date da 10-20mila persone: noi per Villa Manin avevamo venduto oltre 11mila biglietti in 37 minuti; anche Mengoni, già forte, ha avuto una bella spinta».
Per quanto riguarda i brani di maggior successo delle scorse edizioni in termini di copie certificate, scopriamo in testa Cenere di Lazza (900mila copie certificate), Brividi di Mahmood e Blanco (800mila certificate), Dove si balla di Dargen D’Amico (700mila), e con 600mila copie Balorda Nostalgia di Olly, Due vite di Mengoni, Farfalle di San Giovanni, Supereroi di Mr. Rain e Tango di Tananai, a dimostrare che in qualche caso anche chi non vince poi gira forte.
«Sanremo – aggiunge Arzenton – è diventato la vera vetrina musicale italiana, l’evento mediatico più importante per l’industria musicale e live nel nostro Paese. Non è più soltanto un fenomeno di costume: oggi è un autentico trampolino di lancio. Negli ultimi anni questo effetto si è amplificato in modo evidente. In generale, tutti gli artisti che partecipano fanno un balzo in avanti in termini di popolarità e vendita dei biglietti. È un effetto moltiplicatore che si concentra in un momento preciso dell’anno. Addirittura, nelle settimane precedenti al Festival, si registra una sorta di sospensione del mercato live, come se il settore attendesse le esibizioni dal palco dell’Ariston prima di ripartire».
Ma chi vincerà quest’anno secondo gli addetti ai lavori? Difficile fare pronostici prima di aver ascoltato i brani in gara, ma Tramontin scommetterebbe su Serena Brancale, mentre Vignando punterebbe su Nayt «di cui avevamo organizzato dei concerti a Udine e Lignano: mi ha colpito a livello di scrittura e tenuta del palco. E poi vanno tenute d’occhio Brancale e Ditonellapiaga; affidandomi a chi ha già sentito i pezzi credo poi che anche Tredici Pietro potrebbe essere una bella sorpresa».
Arzenton, invece, cita Tommaso Paradiso come super favorito, ma precisa: «Negli ultimi anni il trend ha premiato spesso artisti più giovani, quindi non escluderei una nuova leva capace di sorprendere. Il panorama è ricco di talenti, e accanto ai nomi emergenti ci sono artisti storici come Sal Da Vinci, Patty Pravo, Renga, J-Ax, Fedez, Masini e altri che sicuramente lasceranno il segno. Sanremo, come sempre, è imprevedibile: spesso vince la canzone giusta nel momento giusto. Resta un grande racconto collettivo della musica italiana. Ogni edizione è una nuova emozione e, al di là delle discussioni, continua a rappresentare un momento centrale per il nostro panorama artistico».
(Elisa Russo)
Il solito Festival, e va bene così

«La gara canora è solo un pretesto. Il Festival di Sanremo è sempre stato un mosaico di cose diverse, soprattutto una vetrina del costume e un luogo di confronto. Succedeva nei primi anni ’50, quando c’era solo la radio e uscivano già le prime vignette satiriche e i collegamenti con il dibattito politico. Poi dagli anni ’80 è stato soprattutto altro e da allora si è semplicemente adattato alla società, plasmandosi per continuare a essere il solito Festival».
Jacopo Tomatis, giornalista, musicologo e musicista, studia Sanremo da anni. È ricercatore e docente di Popular Music all’Università di Torino ed è considerato uno dei massimi esperti di storia culturale della canzone italiana. Nei suoi studi – che hanno prodotto anche libri – c’è spesso Sanremo. Ecco perché non c’è traccia di disprezzo per il Festival nelle sue parole. «Anzi, mi dispiace non essere lì quest’anno, ma ho un figlio piccolo e non posso».
Tanti lo snobbano. E tantissimi vorrebbero cambiarlo. Eppure è sempre il solito Festival, al netto di alcuni ritocchi. Perché?
«C’è stata una fase di innovazione, tra le direzioni artistiche di Baglioni e di Amadeus. In quel periodo, su spinta dell’industria discografica, sono cambiati i criteri con cui si definiva chi poteva partecipare. Lo streaming ha preso il sopravvento, si è reso necessario far spazio anche a generi nuovi. Ma quella fase si è conclusa. Dopo il salto generazionale siamo in piena restaurazione. Ora il Festival è un prodotto giovanile, anzi intergenerazionale. Io a vent’anni non mi sarei mai sognato di guardarlo, i miei studenti lo seguono».
E tra gli adulti c’è chi puntualmente sottolinea l’assenza dei grandi nomi della musica italiana.
«Ma i big non hanno bisogno di Sanremo, soprattutto ora che possono andarci da ospiti, a meno che non abbiano progetti speciali o motivi per cercare un rilancio. Prendiamo Ghali: ci è andato da ospite, poi è tornato in gara perché ne aveva bisogno, è diventato mainstream ed è a posto. Sanremo lo guidano le case discografiche, lo usano per lanciare o rilanciare prodotti. Come Maria Antonietta e Colombre quest’anno: vanno lì, azzerano quanto fatto finora e si riposizionano. Quelli che vendono non hanno bisogno di andarci».
Insomma, non è il caso di dispiacersi per gli assenti?
«È curioso che Sanremo si porti dietro il rimpianto per qualcosa che non è mai stato. Fin dalle prime edizioni veniva venduto come una rassegna che avrebbe recuperato la miglior tradizione canora italiana. Ma è un’idealizzazione che non sta in piedi. Non ci sono mai stati i big. Mina e Battisti sono andati a Sanremo una volta, De Gregori e De André non ci sono mai stati. Il Festival è una vetrina di quello che gira nel mercato, solo che lo propone con due o tre anni di ritardo. Il mainstream al Festival è stato rappresentato solo fino a metà anni ’60, poi se lo è preso il mercato e lo usa come vetrina».
Che impatto ha sul mercato?
«Oggi lo ha soprattutto sugli streaming. È un boost, produce effetti immediati. Ed è vero che gli artisti prendono poco dalle piattaforme, ma le case discografiche fanno i conti con più presenze – ecco perché ce ne sono trenta in gara – e incassano tutti, nessuno toglie niente agli altri. Tutta l’attenzione per il Festival ha effetti immediati e potenti sugli ascolti online, anche perché è l’unico evento mediale che rompe le solite bolle di ascolto. E poi ha un effetto in sé, per la partecipazione: sistema il budget annuale di chi ci va, ripaga subito in termini di Siae e di presenza».
È più o meno sempre il solito Festival e le direzioni artistiche non sembrano avere leve per cambiarlo più di tanto. Come se lo immagina tra cinque anni?
«Il direttore artistico conta fino a un certo punto, credo che lavori con quello che gli arriva e non abbia un significativo potere di scelta. Non possiamo aspettarci che all’improvviso un Carlo Conti, o chi per lui, porti sul palco dell’Ariston un artista sconosciuto al pubblico solo perché è andato a scovarlo chissà dove. Il Festival sta attraversando questa fase di stabilità, di restaurazione, dopo gli anni di rottura rispetto al passato. L’anno di svolta è stato il 2019, vittoria di Mahmood e un po’ di musica nuova. Dal 2023 assistiamo a un ritorno degli stessi artisti che prima erano elementi di discontinuità, ma che ora ovviamente non sono più nuovi. Dargen D’Amico, per dire, è al terzo passaggio. Il rap portato da Lazza lo ritroviamo in forme analoghe, non c’è più sorpresa».
Finiamo con il domandone inevitabile: chi vince, chi piace e chi sorprende?
«Per la vittoria dico Fedez-Masini, Meta o Paradiso. Piacerà Ditonellapiaga, sarà il tormentone estivo. La sorpresa può essere Sayf».
(Cristiano Cadoni)
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