“Impressionismo e modernità”: tutto quello che c’è da sapere sulla nuova mostra di Udine
I prestiti mozzafiato dalla collezione del Kunst Museum di Winterthur visibili a Casa Cavazzini dal 30 gennaio al 30 agosto

Impressionismo e Modernità: l’istante diventa forma
I capolavori del Kunst Museum di Winterthur in mostra a Udine
Per noi, bambini cresciuti vicino alle basi Nato, i decolli erano elementi di fascino che non ponevano troppe domande. Oggi quei caccia non evocano più l’avventura dei Top Gun, sono solo un’onda di rumore che squarcia il cielo

Curare la programmazione di un museo, valorizzare le collezioni per farne strumento di nuova conoscenza, raccogliere attorno all’istituzione una comunità cittadina e territoriale che vi si senta rappresentata, generando senso di appartenenza e valori condivisi significa avere una visione culturale e strategica che sappia intrecciare la ricerca scientifica con un alto livello di divulgazione e riesca a integrare, in un quadro d’assieme, la dimensione internazionale e quella locale, contribuendo ad illuminarla in un contesto più ampio.
Da premesse come queste è nata l’idea che sostanzia la mostra Impressionismo e modernità. Monet, Van Gogh, Picasso, Kandinsky, Magritte. Capolavori dal Kunst Museum di Winterthur realizzata in collaborazione con PromoTurismo e MondoMostre.
Il titolo stesso traccia la direzione del racconto: nella letteratura artistica del Novecento i termini Impressionismo e modernità sono stati spesso utilizzati insieme in una prospettiva di corrispondenza biunivoca all’interno di quel percorso di storicizzazione che ha inteso raccontare l’evoluzione delle arti visive tra XIX e XX secolo. Se la nozione di modernità è stata impiegata in questo contesto per descrivere la situazione sociale ed economica della civiltà occidentale dall’industrializzazione in poi, la reazione messa in atto in ambito artistico per rispondere alle sollecitazioni di questo quadro di riferimento è stata definita con il termine di modernismo.
Si tratta di concetti che hanno rappresentato due classificazioni critiche, spesso intercambiabili, di cui gli storici dell’arte si sono serviti per esprimere quella spinta alla sperimentazione formale, quel desiderio di rottura con la tradizione del passato, quell’estrema soggettività e senso di introspezione che contraddistinsero diversi dei movimenti affermatisi sullo scenario artistico internazionale a cavallo tra Otto e Novecento.

Il Kunst Museum di Winterthur conserva una raccolta di dipinti e sculture che testimoniano efficacemente questo straordinario momento storico. Di tale collezione, costruita nel tempo attraverso acquisti mirati, donazioni e prestiti a lungo termine, sono state selezionate novantuno opere che raccontano visivamente al pubblico questi ineludibili passaggi epocali all’interno del percorso dell’arte moderna.
L’obiettivo della curatela è stato duplice: da un lato, esplorare l’evolversi dei linguaggi artistici che hanno trasformato l’arte a partire dalla fine dell’Ottocento; dall'altro, mettere in luce il ruolo decisivo dei collezionisti e mecenati che, con coraggio e lungimiranza, hanno saputo riconoscere e sostenere la forza dirompente delle nuove avanguardie, spesso contro il gusto dominante.
Il percorso espositivo si snoda attraverso sei sezioni tematiche, proponendo un racconto appassionante che dall’Impressionismo al Post-Impressionismo conduce i visitatori attraverso l’esperienza del Cubismo e del Surrealismo per giungere agli esiti più avanzati dell’arte astratta.

Ad accogliere il visitatore al secondo piano del museo e ad introdurlo nel contesto espositivo che abbiamo evocato, sono alcuni dipinti riferibili ai maggiori rappresentanti dell’Impressionismo: ad essere evidenziata anzitutto sarà quella che è considerata una delle caratteristiche fondamentali del movimento ovvero l’abbandono delle convenzioni accademiche a favore di una nuova sensibilità per la luce, il colore e l’atmosfera.
Artisti come Monet, Sisley e Pissarro si proponevano di cogliere il dinamismo della realtà visibile, in particolare attraverso la pittura en plein air e la loro attenzione si trasferiva dal contenuto rappresentato alle modalità di resa pittorica della visione. Le opere in questa sezione testimoniano tale rivoluzione visiva, mostrando come l’impressione e la percezione fuggevole della realtà diventino il vero soggetto di un dipinto come testimoniano Belle-Île, tramonto (1886) di Claude Monet o Le Boulevard Montmartre, Martedì grasso, tramonto (1897) di Camille Pissarro.
Un ruolo preminente in questo scenario spetta al ritratto di Joseph Roulin che Vincent van Gogh realizzò ad Arles nel 1888. A dominare la tela è l’immagine di un uomo che prima di essere raffigurato come un ufficiale delle poste, è rappresentato nei suoi aspetti più intimi, rivelati dall’espressione determinata e bonaria insieme che ce lo presenta come l’amico del pittore, colui sul quale l’artista poté contare nei momenti di difficoltà che accompagnarono l’ultimo periodo della sua vita.
L’accostamento dei colori – il giallo dello sfondo e il blu intenso della divisa -, la pennellata vigorosa e definitoria, le forme anatomiche forzate ad esprimere la risolutezza di un animo semplice, se da un lato aprono in direzione dell’espressionismo, dall’altro documentano anche la necessità di andare oltre l’istantaneità della visione e la sua riduzione a immagine.
Su questi assunti lavoravano anche i Nabis, un gruppo di artisti operanti a Parigi dagli anni Novanta dell’Ottocento che si spinsero ancora oltre, provando a marginalizzare il visibile per rafforzare l’uso del colore, della linea e della superficie pittorica come elementi espressivi autonomi: lo testimoniano in mostra capolavori come il Ritratto di Eva Meunier (1891) di Maurice Denis o L’abat-jour orangé (1908) di Pierre Bonnard.
È sempre sul panorama parigino che agli inizi del Novecento si impone un altro movimento artistico destinato a cambiare per sempre il linguaggio dell’arte: il Cubismo. Rompendo definitivamente con la tradizione della prospettiva occidentale, i cubisti giunsero a decostruire l’immagine della realtà̀ per ricomporla in forme geometriche sulle tele, inserendo movimento e tempo come elementi fondativi della visione e della sua immagine. Un dipinto come La bottiglia di champagne (1912) di Georges Braque affiancato alle prove più tarde di Fernand Léger, Juan Gris e alle tempere su carta di Picasso degli anni Venti, documentano efficacemente questa tendenza indirizzata a un nuovo modo di rappresentare lo spazio e la simultaneità dei punti di vista sul reale, anticipando alcuni aspetti che saranno sviluppati in seguito dall’Astrattismo.

A puntare la propria attenzione creativa sulle suggestioni dell’inconscio, del sogno e del caso, furono invece gli artisti attivi, a Parigi alla metà degli anni Venti, attorno al poeta e intellettuale André Breton, teorico del movimento surrealista, che convinse René Magritte, Max Ernst, Yves Tanguy – per citare solo i più noti presentati in mostra – ad esplorare la dimensione onirica che si cela dietro la realtà e la sua immagine.
Le ultime sezioni dell’esposizione sono invece dedicate all’Astrazione geometrica e a quella organica. Nel primo caso essa è rappresentata da personalità eminenti come quella di Theo van Doesburg con il dipinto Composizione XIII (Donna nello studio) del 1918 e di Piet Mondrian con alcuni quadri caratterizzati da un geometrismo che esonera la ricerca visiva da qualsiasi riferimento al reale per trasformare la pittura in un semplice sistema di segni, linee e colori indipendente dal mondo naturale, ma rispondente a regole interne sue proprie.
Nel secondo caso, le forme si originano attraverso processi che si rifanno al mondo organico, quali quelli della crescita e della metamorfosi: all’elemento logico viene così affiancato quello irrazionale, alla ragione si unisce l’intuizione che genera capolavori come Concrezione umana (Conchiglia che si denuda) di Hans Arp risalente al 1936.
Vania Gransinigh (co-curatrice della mostra)
Ogni opera d'arte è la storia che vuoi sentirti raccontare

Passano alcune persone, davanti al grande portale gotico della chiesa di Moret, in un mattino soleggiato. I più vicini a noi sono un bambino con sua madre, all’altezza del campanile esagonale e poco dopo l’arco rampante. Il cielo è celeste e pieno di promesse. Così lo dipinge Alfred Sisley, in Francia, nel 1894. Chissà che cosa si dicono quel bimbo e la mamma, chissà se all’orizzonte c’è un balocco, un rimprovero o una preghiera. Un dipinto non racconta mai tutto. Mostra un frammento, un istante carico di tempo, e lo trattiene. È come entrare in una scena quando una trama è già iniziata: qualcuno ha appena parlato, qualcuno sta per muoversi, qualcosa è accaduto fuori campo. O sta per accadere. La pittura vive in questa soglia.

La chiesa dipinta da Sisley è uno dei capolavori che potremo ammirare a Udine dal 30 gennaio, nelle sale di Casa Cavazzini, per un incontro irrinunciabile con la bellezza.
Vedremo Van Gogh (suo il celebre ritratto del postino Joseph Roulin, che ospitava il pittore ad Arles nel 1888) e Monet con i suoi vascelli arenati in Normandia, le geometrie inesorabili di Mondian e i nudi gentili delle donne ritratte da Renoir e Degas. Davanti a un quadro nasce un gesto silenzioso: la scelta del pittore è atto narrativo ma lo sguardo dello spettatore è ricostruzione. Ogni immagine incarna un modo di vedere, scriveva il grande critico John Berger.
E adesso? La pittura continua a porre la domanda. Ciò che serve, più che la risposta, è la disponibilità a restare un po’ dentro l’immagine. E poi a lasciarla, immaginando, oltre la cornice. Una grande mostra ce lo racconterà, ancora una volta. —
Fabrizio Brancoli
La grande pittura evidenzia una regione in crescita

Le atmosfere catturate da Monet, le pennellate energiche di Van Gogh, la creatività inesauribile di Picasso, le sinfonie pittoriche di Kandinsky, lo stile unico e sempre modernissimo di Magritte. E poi Pissarro, Sisley, Mondrian, Ernst, Klee, de Chirico… Il solo nominare uno dopo l’altro questi giganti permette a chiunque di comprendere il valore assoluto della mostra proposta al pubblico negli spazi di Casa Cavazzini di Udine - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine. In tutto oltre ottanta capolavori provenienti dal Kunst Museum Winterthur in Svizzera.
Come Regione Friuli Venezia Giulia stiamo facendo uno sforzo straordinario per promuovere il nostro territorio anche attraverso iniziative artistiche e culturali di qualità indiscutibile. Un impegno che continua a dare frutti per noi preziosi. Dopo la bellissima edizione di Nova Gorica Gorizia Capitale europea della Cultura 2025, oggi siamo già proiettati verso Pordenone Capitale italiana della Cultura per il 2027.
Ecco che la mostra "Impressionismo e modernità” sembra giungere con perfetto tempismo per raccogliere quanto di estremamente interessante si è fatto in occasione del grande evento transfrontaliero - il primo della storia - e consegnare il testimone alla città in riva al Noncello. Anche qui con un primato importante: per la prima volta il titolo di Capitale italiana della Cultura viene assegnato a un centro del Nord-Est del nostro Paese.
È un lavoro di sistema quello che stiamo portando avanti per valorizzare il patrimonio unico che il Friuli Venezia Giulia può vantare e che giorno dopo giorno, mese dopo mese conquista nuovi estimatori.
Le proposte culturali di questa portata e i tantissimi eventi organizzati in tutte le località del nostro territorio sono decisamente preziosi perché riescono a coinvolgere un pubblico attento, preparato e in costante crescita. Non possiamo, infatti, che essere felici se da alcuni anni il nome del Friuli Venezia Giulia venga nuovamente – e possiamo aggiungere finalmente - abbinato a eventi culturali memorabili che stanno aumentando la conoscibilità nazionale e internazionale di una regione come la nostra ricchissima di bellezze ed eccellenze.
Va rivolto infine un caloroso ringraziamento a chi ha immaginato questa esposizione e l’ha fatta diventare una cosa concreta da condividere con il più vasto pubblico possibile: PromoTurismoFVG, il Comune di Udine, MondoMostre, il curatore David Schmidhauser del Kunst Museum Winterthur e la direttrice di Casa Cavazzini Vania Gransinigh.
Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

Il nostro museo sa sempre sorprendere
Udine si prepara ad accogliere una delle mostre più importanti mai ospitate in città. Impressionismo e modernità. Monet, Van Gogh, Picasso, Kandinsky, Magritte non è soltanto un grande evento espositivo, ma un passaggio significativo nel percorso culturale di Udine e nella sua capacità di dialogare con i grandi circuiti internazionali dell’arte.
Portare a Casa Cavazzini 91 opere provenienti dal Kunst Museum di Winterthur significa offrire alla nostra comunità, e ai tanti visitatori che raggiungeranno la città, un’occasione rara: incontrare dal vivo capolavori che hanno cambiato il modo di guardare il mondo, attraversando oltre mezzo secolo di rivoluzioni artistiche e culturali. È un’esperienza che parla a tutti, agli appassionati come a chi si avvicina all’arte per la prima volta, e che invita a vivere il museo come uno spazio aperto, contemporaneo, capace di sorprendere.
Dico sempre che la cultura è la prima infrastruttura di un Paese, non è un ornamento, ma una scelta strategica che incide sulla qualità della vita, sull’educazione delle nuove generazioni e sulla forza identitaria della città. Questa mostra conferma una visione precisa: Udine vuole essere una città che investe sulla cultura come bene pubblico, come motore di sviluppo e come strumento di attrazione. La qualità delle proposte culturali non è un obiettivo astratto, ma una leva concreta per rafforzare l’identità urbana, generare valore economico e costruire nuove opportunità per il territorio.
Accogliere un progetto di questo livello internazionale è il risultato di un lavoro condiviso tra istituzioni, partner culturali e territorio. È la dimostrazione che anche una città come Udine può giocare un ruolo autorevole nel panorama culturale europeo, se sceglie la qualità, la visione e il coraggio delle idee.
Concludo citando André Malraux, scrittore e ministro francese della cultura, che afferma: “L’arte è la presenza nella vita di ciò che dovrebbe appartenere alla morte; il museo è il solo luogo del mondo che sfugge alla morte” .
Alberto De Toni, sindaco di Udine

I capolavori in un luogo dove sia più bello vivere
Ospitare a Udine una mostra come “Impressionismo e modernità” significa aprire il nostro territorio a uno dei capitoli fondamentali della storia dell’arte europea, con l’obiettivo di offrire al pubblico l’occasione di confrontarsi con opere e linguaggi che hanno segnato una svolta profonda nel modo di vedere e interpretare il mondo. In una terra di confine come il Friuli Venezia Giulia la cultura ha storicamente rappresentato uno spazio di passaggio e di relazione, capace di mettere in comunicazione mondi diversi e di generare nuove prospettive.
In questo caso si tratta di una proposta culturale di ampio respiro, che invita a guardare oltre i confini consueti e a confrontarsi con esperienze artistiche differenti.
Il percorso espositivo, che sarà a giorni reso visibile a Casa Cavazzini, accompagnerà il visitatore lungo oltre mezzo secolo di trasformazioni artistiche, mettendo in luce fratture, superamenti e nuove visioni che hanno cambiato negli anni il linguaggio dell’arte.
La presenza dei capolavori provenienti dal prestigioso Kunstmuseum di Winterthur rappresenta un’opportunità di rilievo per la città di Udine, sia per il valore delle opere esposte sia per il significato simbolico di un dialogo tra istituzioni e territori diversi, uniti dalla volontà di rendere l’arte accessibile e dinamica.
Iniziative di tale portata rafforzano l’attrattività della città, ne valorizzano il ruolo nel panorama nazionale e offrono a cittadini e visitatori strumenti preziosi di conoscenza e partecipazione.
La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia plaude a progetti come questo e riconosce nella cultura uno strumento determinante per la crescita, contribuendo così a rendere il territorio un luogo in cui sia più bello vivere. Un impegno che colloca la nostra Regione tra le realtà italiane che investono maggiormente nel settore culturale e che si fonda anche sul lavoro quotidiano di istituzioni, operatori e professionisti, i quali collaborano in modo decisivo alla vitalità e all’attrattività del territorio.
Mario Anzil, vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport
L’arte assoluta valorizza il turismo di esperienza

I grandi eventi sono fonte imprescindibile di richiamo per il turista e il Friuli Venezia Giulia è ormai da diversi anni la casa di appuntamenti di forte impatto sia sul fronte musicale e sportivo sia nell’ambito culturale. Questa mostra ne è l’ennesimo esempio: porterà per la prima volta in regione una delle collezioni più significative dell’arte a cavallo tra Ottocento e Novecento, valorizzando gli spazi di Casa Cavazzini e la città di Udine, in un periodo dell’anno – specialmente quello primaverile – in cui è maggiore l’interesse per i borghi storici e l’offerta culturale.
La mostra si inserisce in un percorso ben definito, che nell’ultimo triennio ha visto esposizioni di artisti internazionali organizzate nel Salone degli Incanti a Trieste, a Gorizia in occasione della Capitale Europea della Cultura, a Villa Manin, ora anche a Udine e nel prossimo futuro a Pordenone, che ospiterà la Capitale Italiana della Cultura 2027. A fare da minimo comune denominatore c’è un territorio che sta vivendo, dal punto di vista turistico, una stagione senza precedenti: soltanto nell’arco del 2025 le città d’arte della nostra regione hanno registrato un aumento del 10, 3% dei flussi di visitatori, come conseguenza di un’offerta diffusa che difficilmente trova eguali a Nordest.
Ecco perché non è un caso che le grandi produzioni musicali, sportive e culturali scelgano il Friuli Venezia Giulia. Crocevia naturale per chi arriva da Germania, Austria e dai Balcani, ricca di storia e di paesaggi naturali, la nostra regione può davvero distinguersi come un polo d’eccellenza del turismo moderno, vocato alle esperienze all’aria aperta, alle attività culturali, alla riscoperta delle località più autentiche.
Se tutto ciò è possibile, è merito di una programmazione pluriennale e del lavoro svolto da PromoTurismoFVG, organizzatore fondamentale anche di questa mostra, che in questi anni è stato in grado di trasformare la vocazione di un territorio in una storia di successo, contribuendo a valorizzare in maniera coerente tutta la nostra regione. Se ne renderanno conto i tanti visitatori che, ne sono certo, verranno a Udine per apprezzare i capolavori del Kunst Museum di Winterthur, esplorando il capoluogo del Friuli e i suoi dintorni.
Sergio Emidio Bini, assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo

La mostra in cinque punti
- Casa Cavazzini. Casa Cavazzini, nel cuore storico di Udine, è oggi sede del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea. Acquisita dal Comune per volontà testamentaria di Dante Cavazzini, la dimora è stata restaurata su progetto originario di Gae Aulenti, diventando uno spazio museale moderno. L’edificio nasce dall’accorpamento di più proprietà tra via Savorgnana e via Cavour; nel 1937 Cavazzini lo trasformò in residenza, affidando il primo piano all’architetto Ermes Midena secondo i principi del razionalismo. Restano visibili arredi originali e le tempere murali realizzate nel 1938 da Afro Basaldella. I restauri hanno riportato alla luce affreschi profani trecenteschi, una cisterna veneziana del XVI secolo e reperti protostorici dell’età del ferro. Il pianoterra e il primo piano ospitano il percorso permanente con le collezioni Astaldi e FRIAM, dedicate all’arte del Novecento europeo e americana, accanto a mostre a rotazione e a una sezione sui fratelli Basaldella.
- La Collezione del Kunst Museum di Winterthur. Alla fine dell’Ottocento, mentre l’impressionismo faticava a essere accolto nei grandi musei europei, Winterthur fu tra le prime città a credere in questa nuova pittura, inserendo in collezione opere di Van Gogh, Monet, Pissarro, Sisley e Bonnard, anticipando scelte che altri musei avrebbero compiuto solo più tardi. La svolta decisiva arrivò nel Novecento, quando il Kunst Museum avviò acquisizioni guidate da grande intuito, accogliendo protagonisti del cubismo come Braque, Gris e Léger, dell’astrazione come Mondrian e Van Doesburg, e del surrealismo come Ernst e Magritte. Determinante fu anche il ruolo dei collezionisti privati, le cui donazioni hanno arricchito nel tempo il patrimonio pubblico. Da questa alleanza tra museo e comunità è nata una collezione che ha reso Winterthur un riferimento europeo per l’arte moderna. La mostra offre al pubblico italiano l’occasione di conoscere una delle raccolte più prestigiose della Svizzera.
- Visitare la rassegna. L’esposizione è allestita negli spazi di Casa Cavazzini, in via Cavour 14 a Udine, ed è curata da David Schmidhauser e Vania Gransinigh in collaborazione con il Kunst Museum Winterthur, una delle istituzioni museali più autorevoli a livello internazionale per la conservazione, lo studio e la valorizzazione dell’arte moderna. Il progetto espositivo nasce da un dialogo scientifico e culturale che rafforza il legame tra Udine e una delle collezioni più prestigiose della Svizzera. Il ticketing partner ufficiale della mostra è Vivaticket. L’apertura al pubblico è prevista dal 30 gennaio al 30 agosto 2026. La mostra è visitabile dal martedì al giovedì dalle ore 10 alle 18 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 19. Chiusura il lunedì, con aperture straordinarie previste il 16 febbraio, nelle giornate di Pasqua e Lunedì dell’Angelo, il 1° maggio e il 1° giugno 2026.
- I biglietti. Quanto costa visitare questa grande mostra? Meno di quanto si potrebbe pensare (e sono previste diverse riduzioni e gratuità). La biglietteria prevede diverse tariffe pensate per pubblici differenti. Il biglietto intero costa 17 euro, mentre il ridotto è fissato a 15 euro ed è riservato, tra gli altri, a gruppi adulti, famiglie, over 65 il mercoledì, ragazzi tra i 12 e i 18 anni, docenti, giornalisti, forze dell’ordine, accompagnatori di persone con disabilità e possessori di FVGcard o convenzioni. È disponibile un biglietto open da 19 euro, valido in qualsiasi giorno di apertura. I bambini dai 6 agli 11 anni accedono con un ridotto da 7 euro, mentre per le scuole il costo è di 5 euro a studente. Gli universitari pagano 11 euro dal lunedì al giovedì. L’ingresso è gratuito per i bambini sotto i 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità, guide turistiche e altre categorie aventi diritto.
- Chi organizza, chi promuove, come saperne di più. La mostra è promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con il marchio Io sono Friuli Venezia Giulia e dal progetto Udine sentirsi a casa, con l’organizzazione di MondoMostre, e si avvale del patrocinio del Consolato Generale di Svizzera a Milano, a conferma del valore culturale e istituzionale dell’iniziativa. Per informazioni generali sul percorso espositivo, sugli orari e sui servizi al pubblico è attivo l’indirizzo info.mostra@promoturismo.fvg.it, mentre per le prenotazioni dei gruppi organizzati è disponibile l’email dedicata gruppi.impressionismo@vivaticket.com. Aggiornamenti, approfondimenti e materiali informativi sono consultabili sui siti civicimuseiudine.it e turismofvg.it, oltre che sui canali social ufficiali @udinemusei e @fvglive. Il catalogo della mostra è pubblicato da Moebius Editore. L’ufficio stampa è curato da Goigest.
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