Due donne uccise e sette avvelenamenti: badante vicentina a processo, rischia l’ergastolo

Inizia il processo alla vicentina Paola Pettinà: è accusata di aver ammazzato e intossicato gli assistiti e il suo ex padovano

Sabrina Tomè

Due omicidi, tra cui quello della mamma del fidanzato dell’epoca. Tre tentati omicidi, compreso quello del suo ex. E poi svariati casi di lesioni e di riduzione in stato di incapacità. In tutto nove persone che, secondo le accuse, sarebbero morte o avrebbero riportato gravi problemi di salute, per mano di un’unica persona, la loro badante. Che in due anni di attività, tra il 2022 e il 2024, avrebbe usato dosi massicce, e in alcuni casi letali, di psicofarmaci nei confronti dei pensionati assistiti.

Lei, Paola Pettinà di Bolzano Vicentino, 47 anni di cui l’ultimo trascorso in carcere a Montorio, rischia ora l’ergastolo. Venerdì 9 gennaio davanti alla Corte d’Assise di Vicenza si aprirà il processo a suo carico, dopo che la difesa ha inutilmente tentato di accedere al rito abbreviato. Lungo il capo di imputazione, con accuse pesantissime che, se confermate, ne farebbero una figure di rilievo nella storia criminale del Veneto.

Le donne uccise e i tentati omicidi

Il processo si aprirà con una nutrita schiera di parti offese: tutti i parenti degli anziani - per lo più del Vicentino tra Sandrigo, Breganze, Vicenza, Bolzano Vicentino e Dueville - che la donna avrebbe ucciso, ridotto in fin di vita o stordito con l’uso delle benzodiazepine. Ci sarà, tra i sopravvissuti, il suo ex, Giovanni Domenico Moletta di San Pietro in Gu, salvato in extremis dai medici dell’ospedale di Cittadella che scoprirono tempestivamente l’abuso di benzodiazepine e gli somministrarono l’antidoto. E lui, insieme alla sorella, sarà in aula anche per la morte della mamma, Alessandra Balestra di Vicenza, uccisa da farmaci ad azione neurodepressoria.

L’altra vittima della badante, sempre secondo le ricostruzioni della Procura, è Amalia Gastelli di Sandrigo, deceduta a 89 anni nel giugno di due anni fa; anche lei avvelenata da farmaci che hanno inciso su un fisico già molto provato. E poi ci saranno in tribunale i familiari di altri anziani morti, ma per i quali gli inquirenti non hanno contestato l’omicidio non essendo stato provato il rapporto diretto, il cosiddetto nesso di causalità, tra la somministrazione di benziodazepine e il decesso.

I testimoni chiave

Uno degli elementi fondamentali su cui il processo verterà è appunto quello della somministrazione da parte di Paola Pettinà di farmaci inappropriati, in dosi eccessive, tali da aver causato la morte o l’intossicazione degli anziani.

Decisive a tal proposito, per sostenere le accuse di omicidio, saranno le testimonianze dei periti nominati dal giudice per fare chiarezza: il medico legale Antonello Cirnelli, la tossicologa forense Donata Favretto e il clinico Carlo Sorbara.

Nei mesi scorsi è stata fatta l’esumazione di una salma (per altre è risultato impossibile procedere vista la cremazione) e sono state esaminate le cartelle cliniche in moda da ricostruire la sussistenza del nesso di causalità. Gli accertamenti clinici e tossicologici hanno portato a ridurre il numero di omicidi, da quattro a due.

Chi è la badante

“Paolina”, come la chiamavano alcuni dei pensionati che seguiva, si presentava come una amorevole professionista nel settore dell’assistenza; in realtà non aveva conseguito alcun diploma o abilitazione in tale ambito.

In precedenza era stata operaia, commessa e aveva gestito anche una profumeria, ma l’esperienza era finita con un’accusa di truffa. Si era dunque reinventata badante per anziani particolarmente fragili. E a loro somministrava i farmaci di cui lei stessa faceva uso, Xanax ma non solo.

La quantità di medicinali che era riuscita a procurarsi (oltre 270 confezioni in pochi anni) è molto superiore rispetto a quanto consentito per uso terapeutico personale. E infatti è accusata di spaccio; nei guai sono finiti anche i farmacisti che glieli fornivano.

Il movente

La motivazione dei presunti avvelenamenti resta al momento un mistero. Solo in un caso la somministrazione dei farmaci si è accompagnata al furto dei gioielli della persona assistita. È il caso di un’anziana di 79 anni di Dueville, stordita con xanax e trittico. Alla donna sono stati sottratti due anelli, una fedina, una medaglietta e pezzi di collana rotta; il tutto è stato poi rivenduto ad alcuni negozi di compravendita di oro. A Pettinà è stata contestata in questo caso la rapina.

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