Niente smartphone prima della partita: il "metodo Guidolin" che fa vincere le squadre del Nordest

Dal record del Cittadella in C al decalogo dell'Udinese con Runjaic: così il divieto dei cellulari a tavola e negli spogliatoi ricostruisce l'empatia nel calcio

Diego Zilio

Tra i pionieri ci fu Francesco Guidolin, che già nel 2010, al suo ritorno sulla panchina dell’Udinese, introdusse un rigido regolamento interno per lo spogliatoio e i ritiri, includendo il divieto dell’uso dei telefoni cellulari. Un tema tornato di stretta attualità in questa stagione grazie al clamoroso avvio del Cittadella, che sta tenendo un’andatura record in Serie C, unica squadra capace di vincere sempre nelle prime sette giornate, con un ritmo senza eguali nel calcio professionistico italiano.

Non è un amuleto magico, né tantomeno la formula matematica che garantisce scudetti o promozioni. Ma riporre i cellulari prima di varcare la soglia dello spogliatoio si sta confermando una prassi quanto mai utile per fare gruppo, ritrovare l’empatia tra compagni e tenere alta la concentrazione. In un’epoca in cui la quotidianità è ipnotizzata dagli schermi, il mondo dello sport prova a riappropriarsi del valore del contatto visivo e della conversazione.

«Voglio che i miei giocatori si parlino, che si guardino in faccia. A tavola o in camera i telefonini devono restare spenti: il pranzo e la cena sono momenti sacri di aggregazione, non si può stare con la testa chinata su uno schermo. Dobbiamo riscoprire il piacere di stare insieme e di comunicare all’interno dello spogliatoio», ebbe modo di raccontare Guidolin al Messaggero Veneto. Per inciso, questo approccio rigoroso diede ottimi frutti: quell’Udinese – trascinata in campo dai gol di Di Natale e Sanchez – conquistò uno storico quarto posto in Serie A con tanto di qualificazione ai preliminari di Champions League. Un divieto che permane tuttora a Udine, evoluto in un decalogo con sanzioni devolute in beneficenza e in un accordo di formazione con la Polizia Postale per educare i tesserati all’uso dei social. Niente smartphone in spogliatoio, sala video, sala fisio e (nelle48 ore che precedono la partita) neppure al ristorante del Friuli - Bluenergy Stadium, dove la squadra di mister Kosta Runjaic pranza.

A guidare la svolta relazionale del Cittadella è invece l’allenatore Roberto Musso, persona alla mano come poche, ma dalle regole chiare: «Quando i giocatori arrivano depositano il cellulare in una sacca (ognuno ha la sua, numerata) e lo riprendono quando escono. Negli anni passati tutti entravano a testa bassa e guardavano il telefono, adesso possono socializzare, fare due chiacchiere e conoscersi meglio. Tutto qui», spiega.

La “linea dura” della sacca trova riscontro in altri tecnici vincenti. La segue Edoardo Gorini al Treviso, che ha condotto dalla D alla C. Ed è adottata da più tempo ancora da Fabio Gallo, che sia all’Entella che al Vicenza ha vietato il telefono negli spogliatoi ottenendo in entrambi i casi la promozione dalla C alla B. «I cellulari e i social fanno parte del nostro quotidiano», ha avuto modo di raccontare in più occasioni. «Facciamo un lavoro straordinario perché ti impegna poco tempo rispetto al resto della giornata, quindi penso che se un giocatore per tre o quattro ore si dedica al suo lavoro e al proprio compagno di squadra per conoscerlo meglio, possa essere un vantaggio. Da lì nasce l’idea, ma la parola “vietare” non mi piace». E Gallo è a sua volta un discepolo di Marco Giampaolo, che ha fatto della cesta all’ingresso – valida per calciatori e staff, allenatore compreso – un marchio di fabbrica prima degli allenamenti.

Salendo di categoria e allargando lo sguardo, l’impostazione non cambia. Al Napoli, sotto la guida di Antonio Conte, la gestione dello spogliatoio prevedeva norme severe, con l’uso dei telefoni fortemente limitato o vietato nei momenti chiave come i pasti di gruppo e le sessioni di analisi tecnica. In nazionale Under 21 e nei contesti giovanili azzurri guidati da Silvio Baldini, sono state ripristinate regole ferree a tavola, in palestra e in spogliatoio per ricostruire una cultura del confronto umano e della concentrazione. All’estero, figure come Klopp ne hanno fatto un dogma, mentre top club come Real Madrid e Chelsea sono ricorsi negli anni a sanzioni pecuniarie salate.

Tenendo il focus a NordEst, c’è anche dove si è più morbidi, come in casa Padova: qui l’invito è quello di non abusare del telefono ma non ci sono divieti espliciti. O si sceglie il compromesso: al Venezia il divieto scatta prevalentemente a tavola. In fondo, per vincere insieme, prima di correre bisogna tornare a parlarsi. Di persona.

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