Dalle volée ai tre gol all’Inter: il destino gioca con Tresoldi
L’attaccante del Club Brugge e dell’Under 21 tedesca fino ai 12 anni si allenava con la racchetta: nel 2016 a Padova ha raggiunto la semifinale del circuito internazionale Tennis Europe Junior. Poi ha scelto il calcio

L’invisibile linea del destino si svela per dettagli: una vittoria, una sconfitta, un trasloco, la spinta del cuore. Nicolò Tresoldi, il castigatore dell’Inter in Champions League, il talento che milita nel Club Brugge e che gli italiani sperano di vedere presto in azzurro (quattro anni fa ha ottenuto la nazionalità tedesca e gioca con l’Under 21 teutonica) avrebbe potuto essere benissimo un emulo di Cobolli, un talento della pedata convertito alle volée. Invece lui, Nicolò, ha scelto il calcio.
«Credo che, in realtà, sia stato il calcio a scegliere lui» spiega Luca Sbrascini, coordinatore nazionale del settore tecnico maschile Under 16 della Federtennis, il tecnico che ha fatto crescere campioni del calibro di Berrettini, Sonego, Sinner e Musetti. «È sempre stato un milanista sfegatato e, poi, immagino che nella scelta abbia pesato il fatto che suo papà sia stato un calciatore di serie A (ex Atalanta, Spal e Cesena, ndr)».
Il Circuito Europe a Padova
Eppure le premesse perché Nicolò Tresoldi diventasse un campione della racchetta c’erano tutte. Dieci anni fa, Nicolò si arrampicò fino alla semifinale del Tennis Europe Junior Tour Under 12 “Torneo internazionale Città di Padova” che si disputò sui campi del Tc Plebiscito, battendo ai sedicesimi l’atleta di casa Tommaso Parpajola e fermandosi in semifinale superato da Jacopo Bilardo. Torneo vinto da Giammarco Gandolfi.
Un appuntamento, il Tennis Europe, che rappresenta da sempre un trampolino di lancio per il passaggio dal tennis nazionale a quello professionistico internazionale. Da quel circuito, tanto per fare qualche nome, sono passati molti futuri campioni del circus maggiore del calibro di Carlos Alcaraz, Stefanos Tsitsipas e Matteo Berrettini.
«Il bilancio finale del torneo per quanto riguarda i ragazzi del Team Italia è decisamente positivo» aveva detto all’epoca Luca Sbrascini intervistato da Spaziotennis.com, «perché abbiamo vinto entrambi i tabelloni con i nostri migliori giocatori. Forse il tabellone maschile era un pochino più competitivo di quello femminile, ma non sono mancate le conferme: Gandolfi e Tresoldi».
«Nicolò tennisticamente parlando era una ragazzino con grandissime qualità», continua ora Sbrascini, «era tra i migliori talenti negli under 11 e poi tra gli under 12. Ma la sua bravura non era solo tecnica. Avete presente quel sorriso bello e sincero che tutta Italia ha potuto ammirare dopo la vittoria contro l’Inter? A 12 anni era già così. Stesso sorriso, amico di tutti, ragazzo splendido».
Gli inizi a Gubbio

«Ricordo che in quel periodo Nicolò aveva rappresentato la nazionale sia nella Winter Cup (che si gioca sul veloce) che nella Summer Cup (sulla terra rossa)», continua Sbrascini facendo uno sforzo di memoria. «Ed era venuto come me anche a Umago e a Barcellona, facendo vedere cose interessanti».
Nicolò aveva iniziato a prendere in mano la racchetta a Gubbio, dove viveva la sua famiglia che si era trasferita dalla Sardegna. In Umbria era stato preso per mano dal maestro e fiduciario regionale per le Fitp Umbria Osman Menichetti e notato anche da Sebastian Vasquez, italoargentino, all’epoca fiduciario federale delle Marche «Nicolò aveva una visione del gioco fuori dal comune», racconta Vasquez che ora lavora come supervisore del settore agonistico del Tc Vicenza.
«In quel periodo due erano gli atleti che si erano messi in luce: lui e Luca Nardi. Luca, probabilmente, era più forte da un punto di vista tecnico, ma tatticamente Nicolò era uno che si faceva notare. Poi quando ha avuto 14 anni l’amore per il calcio probabilmente ha avuto il sopravvento. Il contrario di quello che accadde a Juan Martin Del Potro: anche lui fino a 14 anni era diviso fra calcio e tennis. Poi ha deciso per quest’ultima disciplina».
Le porte girevoli

Del Potro, Cobolli, Tresoldi: il destino di questi tre sportivi deciso da un dettaglio, un amore, una circostanza. Sliding doors (porte girevoli) che caratterizzano i campioni dello sport, persone atleticamente eccezionali, coloro che avrebbero potuto eccellere in più discipline. Ma ragione o sentimento li hanno costretti a scegliere da che parte andare.
Nel caso di Tresoldi la differenza l’ha fatta un trasloco. Nel 2017, un anno dopo essersi messo in mostra come uno dei migliori talenti della racchetta azzurra, Nicolò si trasferisce in Germania. Sua mamma, Barbara Caffi, italoargentina di Buenos Aires, trova lavoro come responsabile del gruppo hostess di una piccola compagnia aerea che fa base ad Hannover. Così la famiglia Tresoldi si trasferisce armi e bagagli in Germania. «Fosse rimasto qui, chissà», sospira Sbrascini, «in Germania probabilmente ha avuto meno possibilità di allenare le sue qualità con la racchetta. Più facile che abbia deciso di proseguire solo con il pallone e provare a sfondare come calciatore professionista».
Il pallone nel cuore
La scalata ai vertici del calcio europeo è rapida. Dall’Hannover Sport Verein 1896, squadra che milita nella serie B tedesca, al Bruges passano pochi anni e tanti gol. Con la formazione belga nella scorsa stagione segna 23 reti, già nove quest’anno comprese le tre contro l’Inter.
E stasera – 21 ottobre – Tresoldi sarà in campo tra le mura amiche per affrontare il Lens (ore 21), squadra di Ligue 1 francese. Ed è probabile che allo stadio ci siano non solo gli osservatori delle due nazionali, ma anche quelli dei club, Milan in testa, dato che la società rossonera ha deciso di approfondire già ora il dossier Tresoldi in modo da “bruciare” la concorrenza, ce ne fosse bisogno.
Germania o Italia
Archiviato il capitolo tennis ora l’Italia del pallone aspetta di capire qualche maglia Tresoldi sceglierà. Quella azzurro Savoia dell’Italia o quella della Nazionale Tedesca. Lui avrebbe già parlato sia con Jurgen Klopp (ct dei tedeschi) che con Roberto Mancini. L’ipotesi è che Nicolò decida solo al termine del ciclo con l’Under 21 tedesca con cui milita attualmente.
«Non sta a me dire con chi deve giocare» ha sottolineato nei giorni scorsi papà Emanuele ai microfoni di Sky Sport. «Deciderà lui in base alle emozioni, alle motivazioni e alle possibilità di crescere». «Io credo che la sua posizione sia quella di chiudere il ciclo con l’Under 21 tedesca», ha continuato l’ex difensore dell’Atalanta. «Poi sceglierà sicuramente. La passione per lo sport è una questione di famiglia. Io ho giocato a calcio, lui a calcio e a tennis, Suo nonno tra l’altro è un maestro di golf». Per Nicolò Tresoldi non è altro che l’ennesima porta girevole.
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